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Recensioni granducato_metarock

Pubblicato il novembre 4th, 2014 | da Stefano Pellone

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AA.VV. “Granducato Metarock”: la recensione

AA.VV. “Granducato Metarock”: la recensione Stefano Pellone
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Summary: La compilation "Granducato Metarock" mostra uno spaccato di musica italiana troppe volte lontano dai riflettori e che invece meriterebbe più successo e più popolarità.

3,5

Disco da ascoltare


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E’ uscito “Granducato Metarock“, una raccolta di brani di tutti i gruppi più o meno famosi che animano la scena rock ed alternativa pisana. Il disco, fortemente voluto dall’associazione Metarock, è stato realizzato presso gli studi West Link da Alessandro Sportelli e vede la produzione artistica ed esecutiva di Nicola Zaccardi per Arroyo/Metarock..

La compilation formata da 14 brani inediti, è stata distribuita sui principali portali digitali su etichetta Arroyo/Metarock, mentre la distribuzione fisica nei negozi è affidata a Master Music. Nella compilation sono presenti artisti sia pisani, sia provenienti da altre regioni d’Italia ma operanti sul territorio: Dome La Muerte, Marina Mulopulos, Appino degli Zen Circus, il celebre duo formato da Petra Magoni e Ferruccio Spinetti.

Il disco si apre con “Senza notte“, brano trascinante e coinvolgente che vede la collaborazione tra i Dome la Muerte e Marina Mulopulos e che permette di scoprire questo connubio davvero da segnare in agenda. Il disco prosegue con “Piovra” di Maurizio Curadi, un rock classico che strizza l’occhio alla scena alternativa toscana, un’eredità che ha dato origine al rock italiano.

Il Maniscalco Maldestro partecipa a questo disco con “Non ti fermi mai“, brano che rientra pienamente nel loro stile così particolare e funambolico che fonde diversi strumenti e diversi stili il tutto legato dalla voce di Antonio Bartalozzi: subito dopo troviamo un brano molto interessante come “Baghdad” del gruppo La Fortuna di Nashira, dai richiami quasi alla Stooges con la sua chitarra così cattiva e ritmica e dal testo così attuale.

Nel disco troviamo anche Appino, l’ex chitarrista degli Zen Circus, con una ballad molto innovativa e molto personale come “Il lavoro mobilita l’uomo“, seguito dal rap elettronico e molto particolare di Massimo Pasca che con “Ci vediamo a Maggio” denuncia la situazione attuale dei giovani e della società che ci vuole in un determinato modo, ricordando molto un altro rapper come Zona MC.

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AA.VV. – “Granducato Metarock” – Artwork

Marina Mulopulos ritorna nel disco con “Cogli la mia rosa d’amore“, brano così diverso dal primo per la sua base elettropop e per la sua voce così roca e particolare. Il secondo “big” del disco è il duo Petra Magoni/Ferruccio Spinetti, anche noto come Musica Nuda, con “La mia carica erotica“, brano pienamente nello stile del duo voce-contrabbasso.

Il reggae entra nel disco con i Working Vibes e la loro “Lo gestiscono“, brano solare e coinvolgente che dipinge a tinte fosche la società moderna e la voglia dei poteri forti di controllare i giovani e le loro idee: dopo il reggae è il momento del blues con i Betta Blues Society e la loro “Dire di No“, pezzo blues e folk che fa respirare le atmosfere del Mississipi ed i baton rouge al sapore di rum e banjo.

I Miriam Mellerin ci riportano al rock alternativo con la sua “Incolore“, brano dai tempi sghembi che ricorda tanti altri capostipiti del genere come Marlene Kuntz e Ginevra di Marco, mentre i Gatti Mèzzi ci stupiscono con la loro visione della musica così cinematografica e parlata della loro “Tragedia dell’Estate“, quasi si riuscisse a visualizzare la scena che descrivono.

La compilation si avvia verso la fine con gli ultimi due brani: prima troviamo i controtempi di batteria e pianoforte presente in “Niente” di Sara dei Vetri, brano complesso e biografico, dopo troviamo la Filarmonica Municipale la Crisi che chiude il disco con “Ho sputato nel mio piatto“, brano di rock orchestrale d’autore che conclude degnamente questa raccolta con il suo testo pieno di spunti e di ironia.

La compilation “Granducato Metarock” mostra uno spaccato di musica italiana troppe volte lontano dai riflettori e che invece meriterebbe più successo e più popolarità: si spazia dal rock d’autore all’alternative, sconfinando anche nel reggae e nel blues, ma sempre con dovizia di particolari e sapienza di mezzi. I big del disco non sono Appino o Magoni o il Maniscalco Maldestro, ma le canzoni, che abbracciano una ampia gamma di suoni senza mai annoiare l’ascoltatore. Davvero un bel disco da avere e da ascoltare.

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