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Recensioni Alessandro Mannarino - Al Monte - Artwork

Pubblicato il agosto 28th, 2014 | da Stefano Pellone

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Alessandro Mannarino: “Al monte”. La recensione

Alessandro Mannarino: “Al monte”. La recensione Stefano Pellone
Voto MelodicaMente

Summary: Gli amanti del cantautore ameranno probabilmente questo disco, gli altri lo potrebbero trovare lento e noioso

2.75

lento e riflessivo


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E’ uscito per l’etichetta Leave (Universal) “Al monte” , il nuovo album del cantautore italiano Alessandro Mannarino, anticipato dal singolo “Gli animali“.

Mannarino è salito all’albore delle cronache nel marzo del 2009 grazie al suo primo disco, il “Bar della rabbia“, pubblicato dalla Leave music e distribuito dalla Universal Music grazie al quale ha vinto il  “Premio Giorgio Gaber” ed è stato finalista della Targa Tenco 2009 nella categoria “Album emergenti – Opera prima”, esibendosi anche sul palco del Teatro Ariston di Sanremo, al concerto del Primo Maggio e nella trasmissione televisiva “Parla con me“. Diventato famoso grazie a canzoni come “Me so ‘mbriacato”, ha pubblicato il secondo disco “Supersantos” e poi il terzo,”Al monte“, annunciato su Twitter, prodotto sempre dall’etichetta indipendente Leave Music e dalla Universal Music.

L’album è stato anticipato dal singolo “Gli animali“, diffuso in radio e negli store digitali e di cui c’è anche il videoclip, e dalla presentazione del disco in televisione alla trasmissione “Che tempo che fa” con il brano “Malamor“. “Al Monte” viene descritto da Mannarino come “un viaggio iniziatico su una montagna molto metaforica” e in esso l’autore si fa più “misurato e consapevole” rispetto agli album precedenti, un disco ispirato “non dalla rabbia, ma dalla testa” e dove le canzoni sono “scritte per immagini, immagini che passano però attraverso le parole“.

Alessandro Mannarino - Al Monte - Artwork

Alessandro Mannarino – Al Monte – Artwork

Il disco, prodotto esecutivamente da Alberto Quartana e la cui produzione artistica e musicale è stata affidata allo stesso Mannarino ed a Tony Canto, è composto da 9 canzoni per 29 minuti di musica e si apre con “Malamor“, una sorta di racconto musicale di una vita di periferia povera e dannata, dove “un uomo si fa bestia se non riceve amore”. Subito dopo segue “Deija“, canzone di dei e di uomini, con una struttura che ricorda un mix tra Capossela e Tom Waits.

Arriva il singolo “Gli animali“, dalla costruzione orwelliana e dal ritmo latino, molto estiva e carica di suggestione ma un po’ lenta come il resto del disco, con una velocità così diversa dagli altri album di Mannarino. Lentezza che prosegue con “L’Impero“, brano che non lascia traccia nell’ascoltatore e non aggiunge né toglie niente al disco, a mio avviso.

Con “Scendi giù” tornano in mente vaghi echi alla Faber in una ballata a metà tra una storia di carcere e una serenata mentre con “Gente” sembra quasi tornato il Mannarino dei tempi belli, quello ritmato e capace di coinvolgere. Ma è un segnale momentaneo, visto che con “Signorina” rientriamo nel refrain del disco. “Al monte” più che una canzone è una storia parlata e spiega a modo suo le vicissitudini dell’umanità con una parte finale molto ritmata e piacevole: il disco si conclude con “Le stelle“, un brano che direi essere la summa del nuovo lavoro di Mannarino.

Il terzo disco di Alessandro Mannarino è un disco diverso dai precedenti per molti aspetti. In primis per quello musicale, visto che il ritmo è molto più lento e riflessivo e la musica è molto più intimista e da piccolo club di periferia piuttosto che da palco di città. In seconda battuta per la scrittura dei testi, che in questo disco non riescono a colpire l’ascoltatore con le loro parole ma che ogni tanto risultano pesanti e poco capaci di emozionare. Come terzo capitolo le attese erano alte visti i due precedenti ma questa volta le attese sono parzialmente deluse. Gli amanti del cantautore ameranno probabilmente questo disco, gli altri lo potrebbero trovare lento e noioso. A voi la scelta e l’ascolto.

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