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Pubblicato il marzo 8th, 2011 | da edipicamentelettra

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Balmorhea, tra classico, Jazz e folk…

I Balmorhea sono un gruppo texano formatosi negli anni 2000, alla formazione originaria costituita dal pianista  Rob Lowe, e dal  chitarrista Michael Muller,entrambi texani lui pianista l’altro chitarrista  nati nella capitale Austin. Sembrano essere su due strade diverse Muller studente di musica classica e Lowe un appassionato di chitarra. Al di là dei generi suonati da entrambi i giovani sono legati oltre che dalla musica anche dalla loro terra, Balmorhea infatti è un bacino idrico artificiale situato nei pressi della contea di Reeves terra  di scontri tra texsani e Messicani.

I Balmorhea sono un  gruppo estremamente variegato, difficile da catalogare in un genere musicale ben preciso, il loro esordio nel 2007 con l’omonimo album Balmorhea è caratterizzato da suoni armonici, classici che qualcuno ha definito anche minimalisti, e cameristici. Il gruppo però negli anni seguenti  conosce un ampliamento e oltre ai due fondatori Michael Muller e Rob Lowe, vede l’ingresso anche di Kendall Clark (alla batteria),Travis Chapman ( al basso), Aisha Burns (violino), Dylan Rieck (violoncello).

Nel corso della loro giovane carriera i Balmorhea, proseguono la loro attività musicale con altri tre capolavori:

Nel 2008 pubblicano il loro II album Rivers Arms, che oltre alla normale formazione vede anche la partecipazione di  Jacob Gleen-Levin 14 tracce dove ancora una volta sulla base del pianoforte suonato da Muller, che contribuisce a dare una sensazione di sano romanticismo, presente sin dai primi minuti, si innestano subito violino e violoncello che senza voler sopraffare sulla malinconia delicata del pianoforte si insinuano con esso tessendo una tela di emozioni che vanno dal dolore, al raccoglimento.

All is Wild, all Is Silent (Tutto è selvaggio, tutto tace) è il lavoro che il gruppo sempre composto dai fondatori (Muller e Lowe) con la collaborazione di altri musicisti, ma se in Rivers Arms a prevalere è l’armonia strumentale e classica in questo lavoro i Balmorhea  espolorano e giocano con i generi del post-rok e della musica Indie, per cui il piano di Muller passa quasi in secondo piano, pur rimandendo il filo conduttore dell’album, ma lascia più spazio agli strumenti a corde, in particolare chitarra classica, ma sopratutto al violino e al  Banjo suonato da Rob Lowe.

Un lavoro interessante, forse il più noto in Italia che ancora deve conoscere la sottile bellezza di questo gruppo musicale, che tra i tanti nomi di artisti stranieri dei generi musicali più disparati, è sicuramente influenzato dalla musica del famoso pianista Ludovico Einaudi.

Il loro ultimo lavoro Costellazioni, è sicuramente il segno di una maturità musicale che però ancora una volta non impedisce al gruppo di sperimentare sonorità diverse, in questo lavoro, però per chi non conoscesse bene i Balmorhea potrebbe sembrare che la ricerca di diverse sonorità sia assente o addirittura giunta al termine vedendo in questo ultimo lavoro  un semplice ritono al genere iniziale della camerata, da cui erano partiti i due cofondatori del gruppo Lowe e Muller.

Se nella musica Italiana classica o altro genere la ricerca musicale, giunge a termine in questo o quel genere, la band australiana si mostra immune a questa tendenza e l’album Costellazioni, ne è la prova tangibile, il gruppo che nel corso della produzione artistica era spesso oscillato tra i 3 o 6 componenti, ora sembra essere stabile con i due membri più un terzetto d’archi che accompagnano la band nei loro concerti. Il piano di Muller pur restando il filo su cui poi si intrecciano archi e violini, si combina perfettamente con il suono del Banjo suonato da Lowe.

Balmorhea – Herons

La peculiarità di quest’album sono oltre alla tracklist costituita da 9 brani, è  la durata di circa 38 minuti, decisamente meno rispetto ad altri generi, in cui però i musicisti ritrovano la bellezza della musica classica, con il piano, violini e violoncelli a cui si accoppiano perfettamente il suono folk del Banjo, che unendosi alle due chitarre contribuisce a creare in chi li ascolta la visione di un mondo fuori dal tempo, dove a prevalere è una fusione di suoni che proiettano chi li ascolta in una dimensione bucolica.

 

 

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