Reportage Caparezza - Neapolis Festival | Ph. A. Moraca

Pubblicato il luglio 18th, 2012 | da Angelo Moraca

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Caparezza con Capone & BungtBangt al Neapolis Festival

Una settimana intera di concerti ed eventi, una settimana di nuove conoscenze, una settimana di passioni condivise, una settimana in compagnia della musica. Questi sono i punti cardine del Neapolis Festival che quest’anno giunge alla 17° edizione con una particolarità: la joint venture con il Giffoni Film Festival, uno dei più importanti (se non il più importante) festival di rassegna cinematografica per ragazzi al mondo. E non a caso si possono incontrare in giro ragazzi facente parte della Giuria del Giffoni Film Festival che a piedi si recano al Campo Sportivo G. Troisi per assistere ai concerti in programma per conto del Neapolis Festival, e non a caso il pubblico che presenzia i concerti si reca curioso alla cittadella del cinema anche solo per respirare l’aria che tira. Infondo non interessa il luogo quanto l’aria che tira intorno.

Capone & BungtBangt & Caparezza - Neapolis Festival @Giffoni Film Festival - Ph. A. Moraca

In programmazione per la quarta giornata di concerti c’erano da un lato i Capone &  BungtBangt, gruppo dell’interland napoletano che sta riscuotendo successo per una peculiarità oltre che alla particolarità della musica che propongono: sono i primi ad utilizzare degli strumenti musicali costruiti con le proprie mani e ricavati dal materiale riciclato; Caparezza e il suo Eretico Tour, dall’altro, atteso come headliner non per il successo che sta sta riscuotendo – la musica di qualità fa sempre un certo effetto – ma per i contenuti mai scontati dei propri testi e la capacità di trasformare un concerto in una vera e propria fiction. Ed è stato davvero un bel gioco di contrapposizioni, controsensi, paradossi: da un lato i Capone & BungtBangt fanno ballare il pubblico, lo incitano, lo provocano e fanno vedere che la musica non per forza si suona con gli strumenti costosi e raffinati ma è possibile tirarla fuori anche da materiale di riciclo; dall’altro Caparezza porta in scena il suo “Eretico Tour”, e non il contrario: si perchè al seguito conta più menti giovani che regresse, dove per giovani si intende qualsivoglia persona che non basa l’età in merito alla carta d’identità, e le sue fiction esemplificano (o meglio…amplificano) il messaggio a tratti latente.

E così si aprono i cancelli alle ore 20:00. Nel frattempo è un continuo via vai di persone che salgono e scendono su e giù il viale che collega la piazza di Giffoni al Campo Sportivo. La maggior parte erano giovani, ma anche famiglie con bambini a seguito (una signora con il marito ed il figlio di appena 3 anni scherzosamente affermano che il desiderio di assistere a questo cocnerto lo ha manifestato il figlio) ed anche una coppia di nonni che volentieri accompagnano i nipotini. Tutti quelli in prima fila attaccati alle transenne erano lì per vedere Caparezza, ma i Capone & BungtBangt non hanno certo subito questo gap. Anzi, si presentano sul palco alle 21 e 30 dopo il saluto da parte del Presidente storico del Giffoni Film FestivalClaudio Gubitosi che si lascia andare dicendo due sole parole che hanno dato un tono diverso alla serata: “Grazie, ragazzi!”; i Capone & Bungt Bangt prendono posizione dietro i loro strumenti artigianali di cui una chitarra costruita con una mazza di scopa e collegata tramite jack all’amplificatore con tanto di 6 corde, una batteria formata da una cassa ricavata con una botte di ferro e riempita all’interno con dei pannelli fono isolanti, un tom ed un timpano ricavati con delle latte di alluminio, un rullante, un charleston ed un crash, un basso, e altre mille cianfrusaglie che fatte suonare nel giusto modo emettevano delle vere e proprie note.

Capone & BungtBangt - Neapolis Festival @Giffoni Film Festival - Ph. A. Moraca

Hanno già partecipato i Capone & BungtBangt alla precedente edizione del Neapolis Festival riconfermati anche quest’anno, e non certo è stata una scelta sbagliata: un’ora sola di concerto ma intensa e alternativa. Vedere quei ragazzi divertirsi sul palco, far ballare la gente, estrarre suoni da qualsiasi oggetto e ricavarne delle canzoni apre la mente a nuove prospettive e nuove idee, ognuno con le proprie. Oggettivamente però hanno offerto uno spettacolo unico nel suo genere. Non a caso amano definirsi “la tribù che ricicla” ma di certo non riciclano la buona musica: la compongono.

Caparezza - Eretico Tour - Neapolis Festival @Giffoni Film Festival - Ph. A. Moraca

E’ arrivato così il momento atteso dai fan di Caparezza: alle 22 e 40 entra in scena l”‘Eretico Tour” dopo che i tecnici hanno letteralmente svuotato il palco. La scena, i personaggi, la fiction. Si perchè utilizzare il termine teatrale è riduttivo per l’entità dello spettacolo. Si comincia con “Sono il tuo sogno eretico” (Il Sogno Eretico – 2011), “Non mettere le mani in tasca” (Le dimensioni del mio caos – 2008), “Cose che non capisco” (Il Sogno Eretico – 2011), “Il Dito medio di Galileo” (Il Sogno Eretico – 2011). Su questa canzone Caparezza mette in scena la storia di Galileo Galilei e giocando tra paradossi ed ironia pungente – memore del fatto che il Museo della Scienza di Firenze conserva in esposizione una falange della mano di Galileo – pone al centro del palco un “dito medio” ad altezza uomo e le dipinge di tutti i colori. In linea con lo spirito ed il titolo del suo ultimo lavoro. Ancora,“La Grande Opera” (Le dimensioni del mio caos – 2008), “Dualismi” (Verità Supposte – 2003), un pezzo poco conosciuto come “La fitta sassaiola dell’ingiuria” ( “!?” – 2000), “Ti sorrido (mentre affogo)” (Il Sogno Eretico – 2011), “Messa in Moto” (Il Sogno Eretico – 2011), “La rivoluzione del sessintutto” (Le dimensioni del mio caos – 2008).

Le trasformazioni si susseguono repentine ed efficaci ed il pubblico balla alzando un polverone da terra (l’unica nota stonata di ieri sera visto l’assenza di pavimentazione sul campo); sull’ultima delle prime dieci canzoni Caparezza sfoggia un abbigliamento hippie ed imbraccia una chitarra parodizzando la figura di Jimi Hendrix che non è fine a sé. Anzi è un invito al pubblico a pensare a quale possa essere il messaggio, il tutto avvalorato dal trasformismo dell’autore dei testi. Un invito a riflettere, insomma. Non solo, parodizza anche sulla figura dei Beatles (vista la chitarra con la cassa raffigurante la bandiera inglese) e sul fenomeno creato. Una generazione sospesa tra un’illusione e una dimenticanza. Ed il gioco riesce davvero bene.

Caparezza - Eretico Tour - Neapolis Festival @Giffoni Film Festival - Ph. A. Moraca

E continua con “Legalize the Premier” (Il Sogno Eretico – 2011), “La fine di Gaia” (Il Sogno Eretico – 2011), l’epica canzone “Eroe” (Le dimensioni del mio caos – 2008), “Kevin Spacey” (Il Sogno Eretico – 2011) in cui improvvisa un dialogo con Kevin Spacey in persona, “Goodbye Malinconia”(Il Sogno Eretico – 2011), “Ulisse (You Listen” (Le dimensioni del mio caos – 2008) e “Vieni a ballare in Puglia” (Le dimensioni del mio caos – 2008). Circa 10 minuti di pausa, il tempo cioè di riorganizzare le idee e far respirare un pò il pubblico e via con il tris finale: “Vengo dalla Luna” (Verità Supposte – 2003), “Fuori dal Tunnel” (Verità Supposte – 2003), “Abiura di me” (Le dimensioni del mio caos – 2008). Il tutto finisce alle 00 e 40 dopo due ore di concerto, e tre ore totali di spettacolo. 20 canzoni tra gli ultimi successi e i singoli dei precedenti album con qualche chicca per i fan (come la canzone “La fitta sassaiola dell’ingiuria”).

La gente felice torna a casa, i ragazzi manifestano un senso di meraviglia ma eventi del genere ti lasciano con un solo dubbio: chissà se entrambi i gruppi che si sono esibiti questa sera siano riusciti a trasmettere quello che avevano in mente, e se il pubblico e fan oltre a divertirsi abbiano cercato di prestare attenzione e di spalancare occhi, cervello e quel pizzico di buon senso che non dovrebbe mancare per far si che la musica conservi la sua egemonia come mezzo di comunicazione…e non solo come motivo di sballo.

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2 Responses to Caparezza con Capone & BungtBangt al Neapolis Festival

  1. Duke says:

    ma quanti paganti c’erano?

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