Recensioni Cesare Cremonini | © Gareth Cattermole/Getty Images

Pubblicato il giugno 5th, 2012 | da Chiara B

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Cesare Cremonini: “La Teoria dei Colori”. La recensione

E’ uscito lo scorso 22 Maggio il nuovo disco di inediti di Cesare Cremoni “La Teoria dei Colori”. Undici tracce, undici racconti che compongono questa raccolta di piccole ma intense esperienze d’amore. L’amore, proprio lui, è protagonista assoluto dell’album, ma il giovane cantautore bolognese ha saputo reinventare questo tema e raccontarlo con parole e mezzi assolutamente non banali e fuori dai cliché. Si riscontrano forte attenzione al dettaglio nella scrittura e la ricerca di un costante equilibrio tra la felicità e l’amarezza, tra l’esplosione di un sentimento ed il suo spegnersi, tra quel sali e scendi di emozioni che la vita e l’amore danno.

Abbiamo parlato di undici storie diverse, eppure elemento che le accomuna tutte è il linguaggio che Cesare Cremonini ha sfruttato in esse: in questo lavoro così come nei precedenti, ha mantenuto quella scrittura che pesca e propone immagini del quotidiano che è diventata un po’ il suo marchio di fabbrica, stavolta però accentuandone l’effetto.

In molti brani, come ad esempio “Stupido a chi?” il messaggio viene rappresentato quasi esclusivamente da flash di situazioni o immagini che ci circondano ogni giorno e che qui si rincorrono sulla musica. Ciò va a confermare l’intenzione, il concept su cui si basa il disco, già dichiarata dallo stesso Cesare: questo album vuole raccogliere quelle mille sfaccettature, anzi, quelle mille sfumature di cui l’amore si compone con tutti i suoi colori.

Cesare Cremonini | © Gareth Cattermole/Getty Images

Altro elemento che funge da fil rouge tra le tracce di questo nuovo lavoro di Cesare Cremonini lo abbiamo dal punto di vista musicale: è costante, infatti, la presenza della chitarra acustica. Il più delle volte rimane nascosta in secondo piano, lasciando che ad emergere e cogliere l’attenzione sia una forza data da altri strumenti, dalla batteria alla sorella elettrica piuttosto che il pianoforte. Ma quel tocco di acustico, che fa tanto musica di un cantautorato che non c’è più quanto sapor indie rock britannico, si sente ed arricchisce di tono i brani.

Abbiamo parlato delle tracce di “La Teoria dei Colori” come di 11 piccoli racconti in musica. Il massimo esempio di ciò è “La nuova stella di Broadway”, che racconta le vicissitudini nella frenetica New York tra un uomo d’affari ed una ballerina di jazz dal talento esplosivo. Cremonini è bravo, talmente bravo che ascoltando la canzone quasi ti fa credere di essere lì a percorrere la 5th Avenue verso le prove del prossimo spettacolo. Suggestivo.

Nel quadro generale di questo nuovo album di Cesare Cremonini, menzione speciale la merita un pezzo come “Amor mio”, delicata canzone d’amore che coniuga poesia del testo con note struggenti. Un piccolo gioiello e forse il pezzo migliore dell’album.

Medesime parole possono essere spese per “Tante belle cose”, che con quei tocchi come di cristalli mossi dal vento culla piacevolmente l’ascoltatore nel mondo più dolce dell’amore. Sulla stessa scia scorrono “Il comico (sai che risate)”, scelto come singolo di anticipazione dell’intero disco, e “L’uomo che viaggia fra le stelle”: entrambe sono esempio di come Cremonini abbia prestato massima cura al dettaglio nella scrittura dei brani sia dal punto di vista musicale che testuale.

Alle grandi ballad, poi, si contrappongono pezzi decisamente pià scanzonati, di quelli che ti fanno spuntare un solare sorriso in volto: “I love you” o “Ecco l’amore che cos’è” sono esempi di un ritmo fresco e giocoso, ma tale ritmo porta con sé parole profonde e di riflessione.

Cesare Cremonini - La Teoria dei Colori - Artwork

Sempre su questo versante troviamo la marcetta romantica “Una come te” e “Non ti amo più”, che rappresentano il risultato di una calibrazione col bilancino tra gioia, malinconia, volontà di andare avanti. Un mix difficile da ottenere quanto difficile da illustrare.

Chiude l’album un pezzo come “Il sole”, che poco sembra avere in comune con gli altri colleghi della tracklist. Un sound retrò, che riporta un po’ ai tempi di quel rock psichedelico italiano di fine anni ’70. Anzi, una cosa in comune con gli altri la ha: un’atmosfera unica, che nasce cresce si sviluppa nei 4 minuti di durata, ma che riesce a rimanere sospesa ben oltre l’ultima nota suonata.

Giudizio complessivo: Questo album di Cesare Cremonini “La Teoria dei Colori” è frutto di un lavoro minuto di scrittura, leggerezza musicale e profondità di testi sono stati dosati con dovizia in modo da creare un perfetto equilibrio delle parti.
Che Cremonini sia dotato di una particolare sensibilità è cosa ormai nota. E’ difficile, però, trovare sempre la giusta chiave per rimanere originali e non diventar copia di se stessi. Certo, il suono e la voce potrebbero “appiattire” un po’ tutti i pezzi, ti fanno capire subito chi ha scritto chi si sta ascoltando, ma la riconoscibilità è una qualità innata di cui non tutti possono farsi vanto.

Voto

7.5/10

Cesare Cremonini: "La Teoria dei Colori". La recensione, reviewed by Chiara B on 2012-06-05T10:30:16+00:00 rating 7.5 out of 10

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One Response to Cesare Cremonini: “La Teoria dei Colori”. La recensione

  1. Steve says:

    Davvero un bell’album.
    Sarò costretto a rivedermi qualcosa del passato che evidentemente mi è sfuggito.
    Ma la casta musicale italiana (Vasco, Liga ecc.) perché non riesce a fare cose che siano credibili invece che ripetere lo stesso rito da trent’anni?

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