Fatte e Rifatte The_Who_Behind_Blue_Eyes

Pubblicato il luglio 9th, 2011 | da Stefano Pellone

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Fatte e rifatte: Behind Blue Eyes

Eccoci ad un nuovo appuntamento con la nostra rubrica “Fatte e rifatte” dedicata alle mille possibili cover di brani famosissimi.
Questa volta tocca a “Behind Blue Eyes“, famosissima canzone degli Who, composta dal chitarrista Pete Townshend e contenuta nell’album Who’s Next del 1971.

But my dreams
They aren’t as empty
As my conscience seems to be
I have hours, only lonely
My love is vengeance
That’s never free

Behind Blue Eyes“, così come appare nel vinile originale del 1971, è la seconda versione incisa dalla band: la prima fu pubblicata come bonus track nell’edizione rimasterizzata, con Al Kooper all’organo hammond. Pete Townshend ne registrò anche due versioni soliste, mentre una versione con orchestra si trova nel cofanetto “The Lifehouse Chronicles“.

Questo brano dei Who ha avuto nel corso del tempo l’onore di essere reinterpretato da una serie di artisti di tutto spessore. La cover più famosa appartiene probabilmente ai Limp Bizkit di Fred Durst, che la pubblicarono nel 2003 come singolo dell’album “Eat you alive“, una cover abbastanza fedele alla versione originale, rispetto al genere rap/metal del gruppo.

Ne esiste anche una cover eseguita dal rocker canadese Bryan Adams, eseguita durante i suoi concerti ed eseguita per la prima volta insieme agli Who durante un concerto di beneficenza alla Royal Albert Hall di Londra.

La canzone è stata interpretata anche da molte cantanti: la capofila di queste coraggiose può essere eletta Sheryl Crow, che ha interpretato Behind Blue Eyes in maniera del tutto personale e dandole una punta di pop.

La seconda cantante che si è cimentata con questo mostro sacro del rock è la cantante brasiliana Paula Fernandes, che dona alla canzone una nota intimista che le mancava, rendendo la cover davvero degna di nota.

Il trittico femminile si conclude con la bravissima Suzanne Vega, che rende la canzone quasi un sussurro, donandole nel contempo una nota folk che la accosta quasi allo stile di Bob Dylan e dei Fleetwood Mac.

La nostra piccola carrellata su questa canzone si chiude con la versione del gruppo punk Skrewdriver, che danno alla canzone una dose di cattiveria e velocità che manca all’originale.

Ora diteci voi quale versione preferite.

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