Varie Sanremo 2010 - Manifesto

Pubblicato il febbraio 21st, 2010 | da cicciorigoli

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Festival di Sanremo 2010: la ComiCronaca della serata finale [seconda parte]

Sanremo 2010 - ManifestoDopo la prima parte nella quale abbiamo visto cantanti e cantantini, balletti e cuccarini, vediamo cosa è successo nella seconda parte del Festivàl più amato dagli italiani.

Avete presente la Rivoluzione d’Ottobre? La Lunga Marcia di Mao? La presa della Bastiglia? Non ci siete nemmeno vicini. I veri rivoluzionari dei nostri tempi sono gli orchestrali dell’Orchestra della Rai. Il movimento sovversivo “Falce e Archetto” attacca l’autorità costituita e il Potere con la P maiuscola nel momento più solenne, ovvero durante la proclamazione dei tre finalisti. E’ fuori Irene Grandi. L’orchestra rumoreggia. E’ fuori Malika Ayane. L’orchestra agisce. Partono fischi, urla, spartiti sul palco. Si teme che la Clerici venga sequestrata e costretta a cantare “Le tagliatelle di Nonna Pina” sull’aria di “Bandiera Rossa“. Si teme che il maestro Sabiu venga costretto a ingoiare una bacchetta, mentre un’altra verrebbe inserita… Mi fermo qui per non scadere nella volgarità ma soprattutto per non farvi assistere a scene di inumana crudeltà. Antonellina si sbraccia urlando che il televoto è espressione della volontà popolare, mentre al crescere dei fischi si prospetta un’azione immediata di Bertolaso per riportare la calma e un disegno di legge urgente per dichiarare la contestazione del televoto un atto di terrorismo e un vilipendio alla Patria e alle sue istituzioni. Com’è come non è, in finale vanno Valerio Scanu, Marco Mengoni, PupoEmanueleFilibertoEIlTenoreCacalicani. Indovinate qual è l’intruso, la soluzione è a pagina 46.

Vista l’irreperibilità di Bertolaso, per sedare definitivamente la rivolta viene chiamato il Gran Visir di tutte le Televisioni, l’uomo che ha in mano i destini del Paese, l’uomo la cui parola è legge nonostante abbia perso l’uso di numerose consonanti: Maurizio Costanzo. Al grido di “Boni, boni”, lo stesso urlo con il quale ha fermato i carri armati in piazza Tienamen (si, quello davanti al carrarmato era lui), Maurizio nazionale calma gli animi, sgrida i contestatori e si fa portare da tutto il pubblico i diari da restituire domani firmati dai genitori. Dopodiché, con una delle sue mosse da consumato uomo di televisione, affossa completamente la serata portando sul palco 3 operai di Termini Imerese, riducendo il dramma della perdita del lavoro a una noia infinita. Alla fine stavo quasi tifando per Marchionne. Come se non bastasse intervistano Bersani che viene fischiato come se si trovasse in una sede di Forza Nuova, e Scajola che viene applaudito come se si trovasse in una sede di Forza Nuova. Se Dio vuole, finisce il grande ritorno di Maurizio su Rai uno e andiamo avanti con una televendita, che dopo questo momento Costanzo diventa una benedizione dal cielo.

Siamo alle battute finali. Arriva l’ultimo superospite internazionale. La banda dei Carabinieri. Ci si aspetta un “Fratelli d’Italia“, un “Va’ pensiero“, al limite un “ ‘O sole mio“. Niente di tutto questo. Parte il tema di Guerre Stellari, e tutti noi in sala stampa cominciamo a immaginare Emanuele Filiberto vestito da Darth Vader che annuncia la nascita della federazione interstellare e il suo passaggio da “Ballando con le stelle” a “Guerre Stellari”, con Pupo vestito da C-3PO che si gioca a poker l’astronave dei cavalieri Jedi.

Come di consueto, straordinaria intervista finale della nostra Antonellina che si candida ufficialmente a sostituire Lucia Annunziata come intervistatrice di riferimento della Rai o al limite come futura conduttrice di Ballarò al posto di Floris che verrà retrocesso a Linea Verde. La domanda migliore che viene fatta al colonnello dei Carabinieri, un uomo che ne ha viste mille in carriera, ha partecipato a operazioni internazionali e combattuto contro il crimine, è questa: “Colonnello, come la devo salutare?“. L’angoscia si dipinge sul volto del colonnello. L’uomo che ne ha viste mille in carriera, ha partecipato a operazioni internazionali e combattuto contro il crimine vacilla di fronte alla ex conduttrice della “Prova del cuoco”. Sbianca, balbetta, cerca le parole e farfuglia: “Ma, credo, normale…“. Antonella batte le forze dell’ordine 1 a 0.

E adesso finisce davvero. Ricanta Marco Mengoni. Bravo, ma sa già di non avere speranze. Ricanta Valerio Scanu che mentre canta fa dei segnali in codice ai messaggiatori scelti della Regione Sardegna. Rifà la sua comparsa il fantastico Trio, con Pupo che mostra un ghigno beffardo. Quello stesso ghigno che ti viene quando riesci a battere i tuoi amici di Facebook a Biotronic oppure a Word Challenge, e che significa “Sono il più figo dell’iperspazio, manica di stronzi che non siete altro“. Pupo dice di non capire come mai ci siano state delle contestazioni, e d’ufficio gli viene assegnata una pensione sociale per manifesta incapacità di intendere.

Dopo le esibizioni, capisco per quale canzone televotare. Decido di dare il meritato premio alla canzone che meglio di tutte esprime la nostra bella nazione italiana, la canzone che celebra i valori massimi di questa patria, la canzone che può piacere o non piacere ma comunque rappresenta tutti noi. Io ho televotato per “Le tagliatelle di Nonna Pina” nella superba interpretazione di Antonella Clerici. Ecco il vero baluardo contro lo straniero, ecco qual’è il massimo valore condiviso, ecco cosa può salvare questa nazione dallo sfascio. Il ragù. Propongo di utilizzare da domani “Le tagliatelle di Nonna Pina” come inno nazionale. Non si capisce come mai la Clerici non abbia cantato la canzone accompagnata dalla banda dei Carabinieri, sarebbe stato il più alto momento di televisione degli ultimi 20 anni.

Come previsto vince Valerio Scanu, sardo, al televoto. L’anno scorso aveva vinto Marco Carta, sardo, al televoto. Si allungano ombre inquietanti sul Nobel di Grazia Deledda, probabilmente assegnato al televoto anch’esso.

Beh, è finita. Adesso non saprò che cosa fare la sera senza il Festival. Già mi manca.

Vi prometto a breve un Greatest Hits, un Bignami di Festival per tutti quelli che un giorno vorranno dire al proprio bambino: “Nello stesso momento in cui ti concepivo, in televisione stavano facendo questo, mio piccolo Emanuele Filiberto“.

Malika Ayane

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