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Pubblicato il aprile 7th, 2010 | da Paola Donato

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Francia: la legge antipirateria fa aumentare il numero di pirati

La discussa legge antipirateria francese, la cosiddetta Hadopi, sembra essere stata un vero fallimento.
Come si ricorderà, a fine 2009 in Francia è entrata in vigore la legge che prevede la disconnessione da internet degli utenti che vengono colti per più di tre volte a scaricare dai servizi peer-to-peer materiale vincolato dal diritto d’autore. La Hadopi aveva suscitato sia polemiche che acclamazioni: la critica più forte era venuta dall’Unione Europea, secondo cui l’accesso a internet deve essere equiparato all’accesso all’istruzione, e pertanto non dovrebbe mai essere bloccato dai governi o dalle compagnie private. Le acclamazioni, neanche a dirlo, erano venute dal governo italiano, tanto che il Ministro della Cultura Sandro Bondi aveva firmato un accordo con la Francia per una cooperazione nella lotta contro la pirateria online, accordo che attestava l’intenzione di seguire la stessa linea intrapresa dalla legislazione francese.
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Ebbene in questi giorni sono usciti i risultati di uno studio condotto dall’Università di Rennes, che sembrano confermare quello che qualunque persona di buon senso avrebbe già potuto prevedere: la legge antipirateria non solo incrementa la pirateria, ma rischia anche di danneggiare il mercato discografico. La Hadopi infatti ha scoraggiato il download dai circuiti peer-to-peer, diminuito del 15% da quando la legge è entrata in vigore. Parallelamente però c’è stato un aumento del 27% del traffico sui siti di streaming, di download, sui VPN (reti private virtuali) e sui forum chiusi, tutti non coperti dalla legge Hadopi. In totale un aumento del 3% del traffico pirata.

Non basta: com’è facile immaginare, molti dei cosiddetti pirati sono anche clienti abituali dei negozi di dischi o delle piattaforme legali. Lo stesso studio ha dimostrato che ben il 27% della musica venduta legalmente viene acquistata da persone che occasionalmente scaricano anche musica illegalmente. Se la legge dovesse mai funzionare (e non sembra che sarà mai così) c’è il rischio quindi di andare a eliminare una fetta considerevole del mercato musicale.
Non appena i risultati dello studio sono stati resi pubblici la FIMI si è affrettata a chiarire che essi non devono essere considerati validi perché in realtà la legge non è mai stata applicata, e finora non ci sono state né disconnessioni né diffide. Rimane però il fatto che la legge è percepita come se fosse applicata, com’è anche testimoniato dalla diminuzione di traffico sui siti P2P.

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