Reportage Hugh Masekela in concerto a Napoli - © Angelo Moraca

Pubblicato il novembre 3rd, 2014 | da Angelo Moraca

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Hugh Masekela a Napoli, il futuro della musica è targato Africa

Il futuro della musica è targato Africa e un buon contributo lo dobbiamo a Hugh Masekela. Il jazzista sudafricano in concerto a Napoli ieri sera, per un’ora e mezza, ha letteralmente rapito l’attenzione dei presenti al Teatro Mediterraneo di Fuorigrotta, tra momenti di stasi e balli finali. Del resto lo aveva promesso che il suo jazz avrebbe fatto ballare e tutti. E così fu. Encomi a parte, i giovanissimi e i veterani – in rispettoso silenzio – hanno goduto dei suoni e dei balli tipici sud-africani, mescolati con sonorità fusion perché la musica di qualità non ha bisogno di presentazioni.

Hugh Masekela in concerto a Napoli - © Angelo Moraca

Hugh Masekela in concerto a Napoli – © Angelo Moraca

Non sono le grandi collaborazioni ad aver scandito la sua carriera (Louis Armstrong, Miles David, Ella Fitzgerald, Nina Simone, Bob Marley, U2, ecc.), non la profonda amicizia che lo ha legato a Nelson Mandela e la lotta al regime dell’apartheid, né i diritti civili tanto voluti e tanto (de)cantati: Hugh Masekela porta il ritmo – e la musica – nel sangue. Balli dionisiaci, alternanza di tromba e voce magnetica, riprende anche i presenti chiedendo un “no flash, please” perché non gradiva distrazioni. Una messa la sua, e c’è bisognao della massima concentrazione. La rassegna musicale “In Diverso Canto” e il Forum Universale delle Culture di Napoli e Campania portano sul palco Hugh Masekela e il suo gruppo, per una notte all’insegna del jazz.

L’unica tappa italiana con band al seguito, tutta africana: Abednigo Sibongiseni Zulu al basso, Francis Fuster alle percussioni, Cameron John Wardalla chitarra, Randal Skippers alle tastiere e Lee-Roy Sauls alla batteria. Il prossimo 4 Novembre sarà la volta di Milano, questa volta in duo con il pianista Larry Willis. Il repertorio spazia da Miles Davis revisited, passando per il suo repertorio con al canzone “Stimela”, e uno sguardo a Paul Simon e i tempi che furono con “Graceland”.

Se per tanto tempo abbiamo sottratto risorse al continente africano, sarà la musica la leva del riscatto. Così detto, senza tanti giri di parole. Grazie, Hugh!

 

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