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Pubblicato il dicembre 9th, 2009 | da Giuseppe Guerrasio

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I Muse conquistano Torino con il “The Resistance Tour”. La nostra recensione

Dopo aver assistito il 21 Novembre 2009 presso FuturShow Station di Bologna al concerto dei Muse ed essere rimasti estasiati dallo spettacolo e nonostante il mancato supporto ufficiale da parte dell’organizzatore (NdR Indipendente Concerti), la sera del 4 Dicembre 2009 abbiamo assistito per la seconda volta ad un concerto di questa band, che più di chiunque altro sta riscuotendo successo nei live in campo internazionale. In questo caso il “The Resistance Tour” ha toccato la città di Torino, in un concerto spettacolare al Palaolimpico (PalaIsozaki).

I Muse, ovvero il genio e la voce di Matthew Bellamy insieme  al bassista Chris Wolstenholme ed al batterista Dominic Howard hanno dato ancora una volta prova del fatto che live eguagliano se non addirittura superano ciò che producono in studio.
In tutto il concerto, così come nell’ultimo album, i richiami a “1984” di George Orwell sono netti, la Resistenza al controllo globale è il tema principale di tutto.
Le tre torri, raffiguranti dapprima grattacieli, coperte da un lenzuolo, che all’inizio del concerto riproducono le ombre degli uomini che in fila salgono le scale, che vedremo poi in realtà sulla trasparenza dei cubi più avanti, costretti e controllati, sono solo una delle citazioni al libro sul Grande Fratello, il cui rimando più evidente è sicuramente quello degli occhi che osservano, ma allo stesso tempo richiama anche quegli automi tipici di Blade Runner.

Lo speciale palco, che nel caso di Torino permetterebbe di fruire del concerto a 360°, già dal primo brano, “Uprising” tratta dall’album “The Resistance“, si mostra in tutto il suo splendore sopraelevando su tre cubi i membri del gruppo e mostrando sui monitor pezzi di scenografia con il testo durante il ritornello.
Segue “Resistance“, tratta sempre dall’ultimo album,  guidata dalla frase Love is our reistance, con cui già il pubblico si esalta.

Il ritorno al passato dopo le prime due canzoni è di dovere, si pesca da “Origin of Symmetry” la splendida “New Born” e proprio con questa canzone l’effeto scenico dato dalla struttura mostra il suo lato migliore, le luci diventano dei raggi laser verde che formano a tratti una griglia a tratti delle gabbie circolari.

Quella che è la protesta contro il sistema dei Muse, ormai non più rialzati dal palco, continua con “Map of the Problematique“, brano tratto da “Black Holes and Revelations” in cui Dominic Howard alla batteria da il meglio di se. Tratta dallo stesso album è la successiva “Supermassive Black Hole“, canzone che da sempre unisce amanti di vari generi e stili, che iniziata con l’effetto touchpad di Matthew Bellamy ed incessante continua per tutta la durata con un ottimo riff e i giochini alla chitarra dello stesso.

MK Ultra” ci fa tornare su “The Resistance” mostrando live ciò che sembrava mancare nell’album, confermando quanto già di buono avevamo ascoltato a Bologna.
L'”Interlude” annuncia Chris Wolstenholme, a cui tocca ora dare prova delle sue doti nell’intro del brano “Hysteria“, estratto dall’album “Absolution“. Il bassista non delude il basso di Chris Wolstenholme si fa sentire potente ed il pubblico torna la carica giusta, musica, testi ed uno splendido gioco di luci fanno il resto.

Sempre da “Absolution” i Muse propongono “Butterflies & Hurricanes“, canzone con cui il pubblico si scalda e accompagna la band che non delude, in cui ognuno propone il meglio del proprio estro creativo e dove Matt Bellamy arriva perfino a suonare un pezzo al pianoforte.
Il finale passa a  “Nishe“, chiusura strumentale del singolo “Unintended” tratto dall’album di esordio “Showbiz“, sui display capeggia la scritta gigante MUSE.

Siamo nuovamente nel presente della band con “United States Of Eurasia“, naturali i rimandi ai Queen da parte della voce di Matthew Bellamy, che suona anche il pianoforte, e nuovamente riferimenti a “1984” con i cubi-display che mostrano un mondo generato dall’utopia/distopia.

Ancora “ShowBiz” con “Sunburn“, ancora pianoforte accompagnato da un tranquillo ritmo di basso e batteria.
Per “Guiding Light” (da “The Resistance”) Matt Bellamy e Chris Wolstenholme chiedono l’accompagnamento del pubblico, il brano dal vivo è una ballata quasi perfetta e come già detto diverse volte un pò ricorda gi U2, magari in futuro un duetto alla voce con Bono non è da escludere.

In “Helsinki Jam” i tre musicisti si dedicano all’improvvisazione preparando il pubblico all’ascolto di “Undisclosed Desires“, canzone R&B che ha ricevuto pareri contrastanti ma che dal vivo non delude, il tutto anche grazie all’apertura splendida di Bellamy alla keytar ed allo splendido gioco di effetti e luci scenografiche.

Starlight” (da “Black Holes and Revelations”) apre le danze di ciò che è il finale prima del bis, grande richiamo per il pubblico che accompagna con il battito delle mani e con la voce il gruppo.
Il calore del pubblico continua quando è il momento di tornare a “Origin of Symmetry” ed al suo brano più famoso, “Plug In Baby“, cantata da tutto il pubblico, nessuno escluso. Nel finale dei palloni ripieni di coriandoli arrivano sul pubblico ed è un vero spettacolo concluso dall’assolo di Matt Bellamy.
Il pubblico si supera solo in “Time Is Running Out“, il brano di “Absolution” che indiscutibilmente ha dato alla band luce in tutto il mondo. Matthew Bellamy si avvicina ai fan, ha bisogno del contatto, e tutti contraccambiano cantando a squarciagola.

I Muse lasciano il palco la prima volta chiudendo con un brano di “The Resistance”, tocca infatti ad “Unnatural Selection“, al suo ritmo serrato ed ai suoi cambi di tempo, naturalmente ben coniugati con luci ed effetti, far congedare prima del bis la band.

Il rientro sul palco è con “Exogenesis: Symphony, Part 1: Overture“, sempre da “The Resistance”, in cui le influenze di Matthew Bellamy, dalla musica classica e dalla psichedelia anni settanta, ma anche autori come Rachmaninov, Strauss, Chopin e persino Pink Floyd, sono messe in bella mostra.

La bellezza musicale dei Muse tocca quasi l’apice con “Stockholm Syndrome“, da “Absolution”,  che fa tornare il pubblico a saltare grazie alla voce di Bellamy, ai giochi di luci ed al ritmo della canzone stesso.

Il breve “Man with a harmonica” introduce il classico pezzo di “Black Holes & Revelations”, “Knights of Cydonia”, con cui si chiudono i concerti dei Muse. Le citazioni allo spaghetti western ed il migliore space rock si fondono in un qualcosa che solo dal vivo si può apprezzare nel migliore dei modi. I displayaiutano anche i pochi che non conoscono i ritornelli, si canta, ci si emoziona, si salta. La chiusura perfetta.

Finisce uno show stupendo ed il tour Europeo del 2009 dei Muse, il “The Resistance Tour” conferma ancora una volta la sua unicità, i Muse confermano nuovamente il loro talento.

La voglia di vedere questa band non passa, ora bisognerà aspettare l’8 Giugno 2010, ma sicuramente sarà un evento a cui non si potrà mancare.

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Informazioni sull'Autore

Informatico da sempre, blogger per passione, polemico per professione. Calabrese mezzosangue (per l'alta metà Campano), giro il mondo quando posso. Quando sono fermo ascolto musica. Amo i Pearl Jam, i Nine Inch Nails e gli Smashing Pumpkins. Il resto probabilmente mi piace molto. Ma niente neomelodico e pop scadente.



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