Interviste Blastema | © Marco Nofri

Pubblicato il dicembre 12th, 2012 | da Stefano Pellone

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Intervista ai Blastema: “Noi, liberi dai vincoli musicali”

Un hard rock duro e forte che non lascia nulla all’approssimazione e che ti inchioda alla sedia con le sue parole e con la sua rabbia, mostrandoti tutto il vigore della loro terra, la Romagna, la patria del rock indipendente italiano. Ecco cosa propongono al pubblico i Blastema (composti da Matteo Casadei alla voce, Alberto Nanni alle chitarre, Michele Gavelli alle tastiere, Luca Marchi al basso e Daniele Gambi alla batteria) gruppo ormai al suo secondo disco, “Lo stato in cui sono stato“, e che è forte ora del videoclip del singolo “Tira fuori le spine” che sta riscuotendo un grande successo.

Vi proponiamo ora l’intervista ai Blastema che abbiamo realizzato per voi:

1. E’ appena uscito “Lo stato in cui sono stato”, il vostro secondo album da cui sono stati tratti i due singoli “Synthami” e “Tira fuori le spine”. Come è stata l’esperienza di questo secondo lavoro? Cosa secondo voi lo caratterizza rispetto al primo disco “Pensieri Illuminati”?

“Pensieri illuminati” è una sorta di catalogo che compendia quasi dieci anni di creazioni dei Blastema: alcuni sono brani proveniente dai vari EP precedenti; altri sono brani inediti ma registrati in studi diversi a seconda della situazione che li aveva visti nascere; altri ancora sono pezzi appositamente scritti e registrati per quell’album ma realizzati in condizioni economiche e tecniche che definirei approssimative.
Il risultato è un album molto vario, con dei bellissimi pezzi, ma che ha poco l’appeal del disco inteso come concetto.
Per “Lo stato in cui sono stato” abbiamo operato esattamente all’opposto. Il disco è stato scritto in poco più di tre mesi e registrato nell’arco di un anno, in uno studio che oramai era diventato la nostra seconda casa e nel quale abbiamo potuto cercare e sperimentare fino a che non ci siamo sentiti soddisfatti.
Lo stato in cui sono stato è un disco rapido, di movimento, breve e circolare, che lascia spazio alla riflessione, ma lo fa con uno sguardo rivolto alla propria capacità di riproporsi senza farsi accorgere, senza urtare.

2. Attualmente siete sotto contratto con la Nuvole Productions, l’etichetta discografica voluta da De Andrè in persona, grazie a Dori Ghezzi e Luvi De Andrè. Come è stato l’incontro con loro e come è stato lavorare con loro?

L’incontro con Nuvole è avvenuto negli ultimi mesi del 2011 ed è nato da un interessamento di Luvi nei confronti della nostra musica dopo aver ascoltato alcuni brani su youtube.
Dopo essersi complimentata per il nostro lavoro in capo ad una settimana ci ha convocati nella sede della fondazione De André dove abbiamo conosciuto Dori e lo staff di Nuvole e dove abbiamo parlato un po’ dei nostri progetti. Dopo pochissimo ci hanno proposto di entrare nella a far parte dell’etichetta e noi siamo stati ben lieti di accettare, anche perché come persone ci siamo piaciuti e capiti subito e questo deve aver convinto tutti che c’erano i presupposti per una bella e proficua collaborazione.
Lavorare con loro è molto stimolante, perché sono persone aperte al dialogo e a tutto quello che gravita intorno alla musica intesa come accezione globale.
La cosa entusiasmante è che non esistono regole predefinite per gestire il progetto, ma ogni decisione viene valutata e ponderata a seconda delle esigenze e delle situazioni. Insomma un abito cucito su misura in tempi in cui dominano i capi standard.

3. La vostra storia parte dal lontano 1997 e dai banchi di scuola, dove alcuni amici si incontrano e decidono di suonare insieme. Nonostante i cambi di formazione anche recenti, cosa resta dello spirito originario dei Blastema?

I cambiamenti sono fisiologici in qualsiasi progetto di una certa durata, per cui anche nel nostro; in realtà guardando indietro e cercando di analizzare lucidamente i passaggi, non ho mai riscontrato niente di traumatico, anzi tutto si è svolto in maniera naturale, come se fosse l’organismo Blastema autonomamente a decidere quale direzione prendere e a preservarsi indipendentemente dalle parti che lo componevano.
Per questo motivo lo spirito del progetto non è mai cambiato è solamente cresciuto, si è sviluppato fino ad assumere l’attuale forma, evidentemente l’unica possibile affinché le cose arrivassero fin qua.

Blastema | © Marco Nofri

4. Parliamo del nuovo disco e più precisamente del video di “Tira fuori le spine”, un video che colpisce per il suo essere fuori dagli schemi e così particolare. Come è nata l’idea?

L’idea è venuta al regista, Cosimo Alemà, mentre stavamo valutando suggestioni e trattamenti che fossero idonei a questo pezzo intenso e difficile da filmare.
É nato come un germe, senza una vera e propria identità formale, ma più ragionavamo sull’opportunità di poter realizzare il video con la collaborazione di attori, diciamo, non convenzionali, più si radicava in noi l’idea che la strada era quella giusta.
Tira fuori le spine non tratta di argomenti sociali e non vuole indagare sul personale, è un inno alla vita intesa come pervicace attaccamento alla continuazione, allo spirito oltranzista che è di tutte le cose vive e che viene a meno in quelle cristallizzate dalla morte o dalla proiezione della morte.
Così pur sapendo che taluni avrebbero potuto storcere il naso e tacciarci di sfruttamento, di facile retorica e quant’altro, abbiamo volutamente e coscientemente realizzato questo video così come crediamo sia giusto, affinché il senso che muove il pezzo affiori senza fraintendimenti.

5. Parlando del titolo che avete scelto per il nuovo disco, voi stessi vi interrogate sul concetto di stato e su quale sia questo stato, se quello interiore o quello sociale. Questo vostro ragionamento, alla luce dei fatti recenti che avvengono in Italia, lo ritenete ancora valido?

Lo riteniamo assolutamente in valsa, oggi più che mai. Siamo di fronte ad un disorientamento politico e sociale agghiacciante, dove sempre più persone stanno rimpolpando la schiera degli indigenti, dei disoccupati, degli sfruttati.
E lo scenario continua a profilarsi agghiacciante: con le fabbriche che chiudono a causa dell’impossibilità delle aziende di saldare i propri debiti con i fornitori, in un effetto domino che sta portando tutti all’esasperazione; e la mancanza di uno stato sociale saldo provoca nell’individuo un senso di solitudine, di abbandono che inevitabilmente sfocia nell’indignazione. Da qui alla violenza il passo è breve.

6. Voi Blastema nascete in una terra, l’Emilia Romagna, che è un po’ considerata la culla del rock indipendente italiano, partendo dai CCCP – Fedeli alla Linea e dai Disciplinatha per arrivare ai Massimo Volume, agli Offlaga Disco Pax e alle Luci della Centrale Elettrica. Sentite il peso di questa “eredità”? Come vivete il rapporto con la vostra terra?

No nessun peso, anzi siamo onorati se qualcuno ci accosta a queste realtà che hanno avuto il merito di aggiungere sedimenti preziosi per agevolare la nascita e la legittimazione di un certo tipo di musica indipendente.
In realtà penso che i Blastema, non si siano mai posti nei confronti del rock indipendente né con il piglio del caposcuola né con la aquiescenza dell’epigono, semplicemente fanno e hanno fatto quello che piaceva loro, senza mai interrogarsi troppo su chi o come poteva loro essere affine, ma rimanendo di diritto nella scena della musica indipendente, proprio perché il nostro modo di operare e di confrontarci con l’esterno appartiene di diritto al presupposto della definizione stessa di “indipendenza”, ovvero “libertà dai vincoli”.
Del resto, per continuare il ragionamento, difficilmente la musica “indipendente” nasce nei centri d’attrazione; è assai più facile che si riscontri la nascita di certi movimenti in territori, anche culturalmente decentrati e quindi meno assoggettati alle sollecitazioni delle mode, e delle novità di passaggio.
È anche vero che in questo, l’Emilia Romagna, è una regione strategicamente posizionata in maniera vantaggiosa, una sorta di centro ideale, dove sia dal sud che dal nord intervengono forti aneliti culturali, che continuamente arricchiscono e corroborano la tradizionale propensione artistica di questo territorio.

7. Dopo la presentazione del disco al MEI Supersound e la notorietà raggiunta grazie ai video di “Synthami” e “Tira fuori le spine”, come vedete il futuro prossimo dei Blastema?

Sui palchi di tutta la penisola per portare la nostra musica a chi vorrà ascoltarla.

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One Response to Intervista ai Blastema: “Noi, liberi dai vincoli musicali”

  1. Nicola says:

    I Blastema sono Romagnoli, non Emiliani.

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