Recensioni John Mayer - "Paradise Valley" - Artwork

Pubblicato il settembre 2nd, 2013 | da Stefano Pellone

3

John Mayer: “Paradise Valley”. La recensione

John Mayer: “Paradise Valley”. La recensione Stefano Pellone
Voto MelodicaMente

Summary: Il disco dimostra la capacità compositiva ed il talento chitarristico straordinario di John Mayer

3.5

Country d'autore


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John Mayer, cantante, chitarrista e songwriter famoso per brani come “Neon” e “Back to you”, è tornato con un nuovo disco, “Paradise Valley” per l’etichetta Columbia.

John Mayer è un chitarrista e compositore famoso per molti brani (“Back to you”, “Neon” e “My stupid mouth”) usati come colonne sonore di telefilm e che gli hanno concesso di vincere anche dei Grammy Awards ed ora prova a bissare il successo con il suo nuovo attesissimo “Paradise Valley”, descritto con toni entusiastici oltremanica.

Il disco, annunciato dal singolo “Paper doll” (descritto da Billboard come “una canzone pop perfettamente composta, di una bellezza agrodolce”), è composto da 11 brani per 40 minuti e si apre con il brano “Wildfire“: già dalla copertina che ritrae Mayer nella campagna americana con tanto di cappello da cowboy, segugio e poncho si poteva ipotizzare che questo disco avrebbe avuto delle atmosfere più raunchy e country ma il primo pezzo toglie ogni dubbio.

Dear Marie” e “Waitin’ On The Day” contribuiscono a dare una profonda atmosfera americana al disco, con tutti i tratti caratteristici del country, mentre il singolo “Paper Doll” si stacca del resto e ci permette di apprezzare nuovamente Mayer in una delle cose che gli riesce meglio, ovvero suonare la chitarra acustica. Ma è solo la parentesi di un momento, dato che il pezzo successivo, “Call Me The Breeze“, grazie alla sua chitarra slide ed al ritmo country, ci fa tornare sulle strade polverose e deserte del Far West e della frontiera.

John Mayer - "Paradise Valley" - Artwork

John Mayer – “Paradise Valley” – Artwork

John ha al suo attivo in questo disco anche due collaborazioni: la prima è con Katy Perry che duetta con lui in “Who You Love” perfettamente a suo agio in una chiave country melodica e tendenzialmente sdolcinata e la seconda è con Frank Ocean per una breve rilettura del brano “Wildfire” dove la voce di Ocean danza sulle note del pianoforte suonato da Mayer.

Con “I Will Be Found (Lost At Sea)” il disco tocca uno dei suoi punti più alti, con una canzone bellissima, molto dolce a dimostrazione che Mayer, nonostante il pop suonato in tutti questi anni, non ha assolutamente dimenticato le sue radici culturali, radici che troviamo anche nei brani “You’re No One Til Somebody Let’s You Down“, “Badge And Gun” (menzione speciale per questa canzone) e “On The Way Home“.

Il disco di John Mayer dimostra come la sua capacità compositiva ed il suo talento chitarristico straordinario possano anche prendersi una “vacanza” dal pop raffinato ed elaborato a cui ci ha abituato per tornare a casa, “on the way home” come recita nell’ultima canzone. E questo ritorno alle tradizioni coincide con la stesura di un disco che prende spunto a piene mani dalla storia americana, dal country, dalle campagne alla conquista del Far West, quando si aveva come compagno solo un fucile e la sera si bivaccava guardando la luna affianco ad un fuoco spento al suono di un banjo e di un’armonica. I fan del Mayer pop rimarranno forse delusi. I fan del Mayer musicista no.

 

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3 Responses to John Mayer: “Paradise Valley”. La recensione

  1. GIACOMO D'ANGELO says:

    Un musicista fantastico, lo ascolterei all’infinito, anche perche’ anchio ho delle mie composizioni stile country ma John e’ un mito.

  2. Marco says:

    my big mouth????

  3. Stefano Pellone says:

    Gentilissimo Marco, la ringraziamo per averci fatto notare la disattenzione.
    La canzone da citare ovviamente era “My stupid mouth” e non “My big mouth”.
    Provvediamo suvito a correggere l’errore e la invitiamo a continuare a seguirci. 🙂

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