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Pubblicato il settembre 19th, 2013 | da Stefano Pellone

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Johnny Hates Jazz: “Magnetized”. La recensione

Johnny Hates Jazz: “Magnetized”. La recensione Stefano Pellone
Voto MelodicaMente

Summary: Il disco scorre bene ed è un ottimo prodotto commerciale ma lascia poche tracce di se dentro

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Album del Ritorno


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A volte, dal passato, ritornano: il duo Johnny Hates Jazz, famoso negli anni ’80 per canzoni di successo come “Shattered dreams“, torna dopo ben 22 anni con un nuovo disco, “Magnetized” prodotto dalla Interaction Music. I Johnny Hates Jazz sono un gruppo musicale britannico, formatosi a Londra nel 1985 e che nel 1988 ottenne il suo picco di notorietà con il disco “Turn back the clock” grazie al singolo “Shattered dreams” che balzò in testa alle classifiche di mezzo mondo. Il secondo disco, “Tall stories“, del 1991, ebbe un successo molto inferiore e la cosa portò allo scioglimento del gruppo. Riformatosi nel 2009, il gruppo ha dato alla luce il suo nuovo disco, “Magnetized“.

La formazione inglese (composta da Mike Nocito al basso e Clark Datchler alla voce, tastiera e chitarra) presenta il suo nuovo disco composto da 10 canzoni per un totale di circa 46 minuti con il primo singolo dell’album, la title-track, che ci indica già da subito quale sarà la strada da seguire: siamo in pieno territori synth-pop new wave, di quella figlia direttamente degli anni ’80, come dimostra anche il secondo pezzo, “Man with no name“.

Johnny Hates Jazz - "Magnetized" - Artwork

Johnny Hates Jazz – “Magnetized” – Artwork

Il gruppo inglese ha ancora, nonostante gli anni passati, della magia nelle mani e lo dimostra con “The road not taken” ed “Eternal“, ballads strappalacrime e sentimentale che colpisce nel segno, e con l’altra ballad più movimentata “Release you“. Ma i Johnny Hates Jazz non sono gruppo da lentoni (non lo è mai stato) e lo dimostrano con brani come “You belong to you” e “Lighthouse“, più ritmati e decisamente più pop.

Il disco è corredato da altre canzoni come “Goodbye sweet yesterday” e “Nevermore“, canzoni inseribili in pieno nel solco della tradizione synth-pop britannica che negli anni ’80 ci ha regalato tante soddisfazioni e tanti momenti belli. E questo disco sembra proprio venire da quella epoca, con una comprensibile rinfrescata nel pieno delle nuove tecnologie in campo musicale:  il disco scorre bene ed è un ottimo prodotto commerciale ma lascia poche tracce di se dentro, tranne il brano “The road not taken” che colpisce con la sua intrinseca nostalgia e che fa fare un tuffo nel passato. Un ritorno, quello dei Johnny Hates Jazz, che strappa la sufficienza ma nulla di più.

 

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