Reportage

Pubblicato il settembre 23rd, 2011 | da danniapavan

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L’anima elegante di Mario Biondi

La pioggia non riesce a rovinare una serata unica ed elegante che porta in Arena il mondo della Motown con la voce di Mario Biondi che arriva in Arena con 130 artisti tra orchestra, band e coro gospel e a questi si aggiungono 3 ospiti internazionali che presenta via via introducendo i duetti. Lo spettacolo concepito appositamente per l’anfiteatro veronese potrebbe diventare un dvd ma molto dipenderà dalla qualità delle registrazioni attraverso i numerosi microfoni che hanno resistito al tempo avverso. Il promoter locale Eventi fa centro ancora una volta con una serata di grande classe. La musica di Biondi e la sua presenza evocano subito un’atmosfera easy and chic, con una voce calda che avvolge fino alle note più basse che provocano un brivido. Con indiscussa e innata classe il catanese che ha riportato il soul in cima alle classifiche nazionali, offre al pubblico delle rivisitazioni meravigliose: “Close to you” di Burt Bacharach e “Something that was beautiful“, scritta apposta per il soul man italiano; scivola con eleganza da un registro all’altro con “Can’t keep from crying”, “I love you more”,” Never die”, “Rio de Janeiro blues”, “Ecstasy”, “No more trouble”… ovviamente non manca “Just the way you are” e il classico del soul  anni ’60, “My girl”, che regala un’esplosione di gioia.

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Mario Biondi

Sempre senza sforzo né sbavature di sorta,  e  soprattutto con un calore che il grande cuore di Verona ha saputo apprezzare sopportando fino alla fine la pioggia. Non sono mancati  gli omaggi tra soul e funk della black music anni ’60-’70. Questa in particolare viene riproposta in chiave europea nei duetti con gli amici ed artisti Alain Clark col quale propone “All you have to do, Hanne Boel” dei Blast  che già abbiamo apprezzato al fianco del siciliano nel classico “Funny how time slips away” e Jeff Cascaroche si amalgama in maniera incredibile con Biondi per un perfetto accostamento di timbri. Molti dei musicisti vengono dal mondo del jazz, ma seppur talvolta indugiano in qualche assolo contenuto, l’insieme della scaletta è molto equilibrato e elegante. La massiccia presenza della Big Orchestra è resa lieve dagli arrangiamenti di una trama resistente ma delicata curati dal maestro Giacomo Loprieno che la dirige: gli archi sorreggono, i fiati amplificano e percussioni, basso e piano sono ancorati alla base ritmica che dà spessore. Questi ingredienti sono profondamente curati per esaltare al meglio una voce splendida che racchiude in sé un’ampiezza di sfumature che incanta. Probabilmente anche un alterco assumerebbe una nota magica ed piacevolmente evocativa se uscisse dalla sua bocca. Forse non è stato del tutto valorizzato il coro gospel, probabilmente anche a causa del cattivo tempo e della pioggia che i coristi hanno dovuto sopportare durante l’esibizione. Di certo hanno aggiunto un tocco in più  in “No more trouble” eseguita con band e Big Orchestra che è stato uno dei momenti più belli della serata.  

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