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Pubblicato il giugno 10th, 2010 | da cicciorigoli

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La ComiCronaca del concerto dei Muse a San Siro

Innanzitutto chiedo scusa ai Calibro 35 e ai Friendly Fires che si sono esibiti prima. Sono arrivato in tempo per i Kasabian, dei quali conoscevo solo una canzone che però non hanno fatto e ancora mi chiedo il perché. Forse era una rappresaglia nei miei confronti, che avrei dovuto studiare meglio.

San Siro mostruosamente pieno fino al Terzo anello, e c’è da chiedersi che cosa vedessero gli spettatori là sopra. Ragazzi, anche se avete visto praticamente un video di YouTube, dato che eravate a 2.000 metri di altezza, sappiate che il concerto è stato meraviglioso. Alla fine là dentro c’erano quasi 62.000 persone, sufficienti per definire questo concerto come uno dei massimi eventi musicali italiani di quest’anno.

Alle 21 comincia a montare l’attesa. Si serrano le fila, si scalda la voce, qualche cretino urla “Vasco, Vasco“.
Puntuali per non sforare e andando incontro alle esigenze dei simpaticissimi vicini di casa di San Siro che se superi di un decibel ti bussano come neanche i vecchietti che abitano sotto casa e picchiano sul soffitto con il manico della scopa, alle 21:15 entrano dei ragazzi con le bandiere. Panico tra il pubblico: vista l’ambientazione, la vicinanza dei Mondiali di calcio e il tripudio di vessilli, avevamo paura attaccassero con Notti magiche dei mai dimenticati Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Invece, sotto il cielo di un’estate italiana parte “Uprising” e si capisce subito che stasera ci sarà poco da scherzare. Da un palco gigantesco e sovrastato da maxischermi i tre della band più l’invisibile tastierista attaccano a martellare come dei fabbri facendo saltare tutti, o almeno quelli che erano sul prato. Uno dopo l’altro vanno via i successi, senza fronzoli, senza intermezzi parlati per almeno un’ora. I Muse dimostrano una grande presenza scenica e una capacità incredibile di tenere il palco concedendosi senza sosta, esibendosi senza risparmiarsi per oltre due ore fino alla conclusiva e morriconiana “Knights of Cydonia“.

A metà concerto partono anche gli effetti speciali. Un palchetto esagonale si stacca dal palco maggiore e parte verso il cielo come fosse una giostra del luna park, portando i musicisti verso l’alto e tenendo tutti con gli occhi in su. Se posso permettermi un commento, sembrava che stessero suonando sul Tagadà, per chi se lo ricorda. Verso la fine appariranno anche una navicella spaziale sulla quale volerà un acrobata e dei palloni giganti che si staccheranno dagli spalti e volteggeranno sul pubblico. C’è spazio per un ospite, ovvero Nic Cester dei Jet che dà il meglio di sè con una cover di “Back in black” degli AC/DC davvero fenomenale. A onor del vero ho saputo solo oggi che quello era il cantante dei Jet, per un attimo ho pensato addirittura che fosse Marco Mengoni. Ne converrete, sarebbe stato un duetto alquanto improbabile.
Un concerto da ricordare che proietta Bellamy e soci tra le grandi star contemporanee, capaci di sostenere senza paura un palco come quello di San Siro. Se non c’eravate, peccato, vi siete persi una bella occasione.

PS: lo confesso. Il cretino che urlava “Vasco, Vasco” ero io. Ho apprezzato però molto l’ironia del resto del pubblico, che si è unito al coro fuori luogo.

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7 Responses to La ComiCronaca del concerto dei Muse a San Siro

  1. marco says:

    Il coro VAsco VAsco io l’ho intonato già alle 20

  2. cicciorigoli says:

    Cedo allora a Marco il copyright di Vasco Vasco. Peccato, pensavo di essere l’unico:)

  3. Lobotomia says:

    @cicciorigoli: consolati almeno avrai il ricordo del tagadà e di automan vivo per almeno altri 3 anni!

  4. mauro says:

    tra l’altro il Marco che rivendica il copyright di Vasco Vasco è proprio Mengoni.

  5. Alex says:

    Vasco Vasco..!! Come provocazione e scherzo è anche un coro simpatico…. ma….. Mi inorridisco quando penso che in Italia uno come Vasco o come Ligabue possano fare 2, 3 o anche più date consecutive a S.Siro sold-out…. scusatemi, ma che schifo.
    I Muse sono stati fenomenali come sempre, propongo di cambiare il nome dello stadio in San Bellamy.
    Ho saputo che era presente anche Ligabue… chissà se ha imparato qualcosa da chi davvero suona il ROCK. NON CREDO.

  6. Chobia says:

    da dove ero io (2 anello rosso settore 224) il coro “vasco vasco” non si è sentito..o nn ci avrò fatto caso, tnt era la voglia di sentirli suonare 🙂 mi è dispiaciuto che invece non sia partito il coro per augurare buon compleanno a matt nonostante lo striscione sia stato inquadrato 2 o 3 volte..
    concerto fantastico, mi sono sentita ptoiettata in un’altra dimensione in quelle 2 ore

  7. Simo says:

    in verità alla fine del concerto è partito dagli anelli blu il coro di happy birthday… solo che il resto dello stadio era già pronto ad uscire e non si è unito… che peccato…

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