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Recensioni La Maschera - 'O vicolo 'e l'alleria

Pubblicato il dicembre 5th, 2014 | da Angelo Moraca

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La Maschera, “‘O vicolo ‘e l’alleria”. La recensione

“‘O vicolo ‘e l’alleria” è il primo lavoro discografico del gruppo La Maschera, realtà in erba dell’undergorund partenopeo capaci con una sola canzone di farsi notare…e ricordare. “Pullecenella chiagne / Pullecenella rire” questi i primi due versi della canzone che apre il loro disco d’esordio, poetica e musica creano un’alchimia per un risultato che non delude le aspettative. Il tono scherzoso – a tratti malinconico – e il grido di rivoluzione, quel “fuoco” che arde e freme peculiarità dei giovani vogliosi di cambiamento…in corsa per la rivoluzione. Quella personale.

“La musica è il collante, il vicolo è un non luogo – un paradiso immaginario” ci dice Roberto Colella cantore dei valori della cultura napoletana 3.0 che nasce nei vicoli  costantemente sospesa tra il dualismo di una realtà così dura quel è quella partenoepea – o di qualunque grande metropoli del mondo. Il nome, La Maschera, è un omaggio alle opere pirandelliane e a Eduardo De Filippo, un baluardo in difesa di una memoria troppo spesso frustrata…e stuprata. Più storie in una storia sola, quella de “‘O vicolo ‘e l’alleria”.

 

La Maschera - 'O vicolo 'e l'alleria

La Maschera – ‘O vicolo ‘e l’alleria

La Maschera

5 ragazzi giovanissimi, conservatori reazionari, una mano tesa alla tradizione l’occhio – e l’orecchio –  verso l’innovazione. Una sfida quella di pubblicare il primo lavoro discografico abbandonando tutte le logiche di mercato, affidandosi ad una etichetta discografica indipendente la Full Heads e gettarsi di petto nel mondo della musica indie e in quella di stampo cantautorale. Le venature folk/rock di cui è intriso tutto l’album, completamente composto con mani voce e cuore da tutti i componenti, richiama le sonorità tipiche del secolo scorso. Come l’utilizzo mai sconsiderato della tromba e del chalumeau ne sono un esempio. Loro sono Eliano del Peschio (basso), Marco Salvatore (batteria), Alessandro Morlando (chitarra solista), Roberto Colella (voce, chitarra, tastiere, flauti e chalumeau) e Vincenzo Capasso (tromba). L’incontro casuale – ma causale – tra questi ultmi due sancisce la nascita de La Maschera, figli della periferia a nord-est del napoletano, troppo spesso dimenticata ma viva.

‘O vicolo e l’alleria – La recensione

Un viaggio allegorico, poetico, tra storie di vita vissute e interpretazioni futuristiche. La trasposizione dell’idea in musica, il gusto amaro della realtà, il prezzo di un sogno da realizzare. Il disco pubblicato tramite l’etichetta discografica Full Heads è stato masterizzato da Daniele Sinigallia, il lavoro in studio è a 10 mani con gli arrangiamenti prodotti in sala da tutti i componenti. “La confessione”, secondo singolo estratto da “‘O vicolo e l’alleria” un viaggio immaginario tra i meandri della realtà: storie di prostitute e e pentiti, assassini e ladri e fantasmi. Chitarra e voce e la partecipazione di Massimo Andrei per il videoclip. Un esempio lampante.

E via così con “N’ata Musica” e “O’ Marenaro” due ballad una volutamente lenta, l’altra più “punkeggiante” che richiama i cantautori che furono quali Eugenio Bennato e Pino Daniele senza tralasciare la forza del rock dei 24 Grana. Ottimo esperiemento r’n’blues di “So’ semp’ stato ccà” con Dario Sansone dei Foja che assomiglia ad una jam session dato il carattere di improvvisazione con armonica, trombe, chitarre e percussioni.

L’ilarità che traspare da “Smile on Your Face” serve per alleggerire un po’ i contenuti a tratti inquieti con una partitura reggae e tanta, tanta ironia. La recita di “Gente ‘e nisciuno” con Raffaele Bruno con sonorità che richiama la world music contemporanea e l’esperimento dub-funk di “Fujetenne” che non perde lo spirito rock. La tracklist si chiude con “Amarcord”, un arrivederci.

A tratti il disco perde un po’ di poetica data l’eterogeneità dei contenuti e la promiscuità di suoni che tuttavia mantengono una coerenza di fondo: quella di raccontare in musica storie di vita vissuta, da un lato, dall’altro l’utilizzo degli strumenti suonati con le mani, l’orecchio e il cuore. Da premiare il coraggio di pubblicare un disco interamente suonato con poche campionature. Arrivederci al prossimo capitolo.

 

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