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Pubblicato il agosto 2nd, 2011 | da Stefano Pellone

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La musica fa 80 – The Smiths

Signore e signori, oggi con la musica degli anni ’80 facciamo 13. E vogliamo festeggiare a modo nostro, parlando cioè di un gruppo che ha gettato le basi per il brit-pop e per l’indie-rock. Tanto di cappello per gli Smiths.

Gli Smiths nascono a Manchester nel 1982 grazie all’idea del chitarrista e giornalista musicale Johnny Marr, che propone a Steven Patrick Morrissey di formare con lui un gruppo. La formazione comprende inoltre il bassista Andy Rourke, compagno di scuola di Marr, e il batterista Mike Joyce, unico ad avere avuto precedenti esperienze musicali. La musica degli Smiths, etichettata come indie rock o college rock, non è strettamente catalogabile né come pop né come rock, rientrando al massimo nel genere ibrido del pop rock con forti influenze new wave, ma è fuori discussione l’influenza che questa band ha avuto sui gruppi del successivo britpop (citiamo solo The Stone Roses, Radiohead, Oasis, The Verve, Doves e soprattutto gli irlandesi Into Paradise). Il gruppo si fa subito notare per l’abilità chitarristica di Marr e per la voce caratteristica di Morrissey che canta testi originali ed ironici ed acquisisce una popolarità “di nicchia” sempre più crescente, complice anche l’estetica decadente della formazione, ispirata all’opera letteraria di Oscar Wilde. Nel febbraio del 1984, nonostante lo scarso successo commerciale ottenuto dai primi singoli “Hand in Glove“, “This Charming Man“, e “What Difference Does it Make” ma forte di un nucleo di fan piuttosto cospicuo e fedele, la band è ormai pronta per il lancio dell’attesissimo primo album, intitolato semplicemente “The Smiths“, che raggiunge a sorpresa la seconda posizione nella classifica inglese. Il disco è caratterizzato da atmosfere cupe e tetre, con testi basati sull’immaginario popolare, sui fatti di cronaca di quegli anni (“Suffer Little Children” si riferisce ai cosiddetti Moors Murders, gli omicidi della brughiera che avevano sconvolto la Gran Bretagna nel corso degli anni sessanta) e su forti basi di letteratura: quest’aspetto incoraggiò molti giovani ad appassionarsi alla band. Il brano “Suffer Little Children” provoca un vero e proprio putiferio per le proteste sollevate dai parenti dei bambini coinvolti, anche se il pezzo si schiera in realtà dalla parte delle vittime e fa nascere una profonda amicizia tra Morrissey ed Ann West, la madre di Lesley Ann Downey, una delle vittime, menzionata direttamente nella canzone. Subito dopo l’uscita dell’album, Sandie Shaw registra con il contributo di Marr, Rourke e Joyce “Hand in Glove”, uno dei primi singoli della band: il successo è tale da portare il gruppo a suonare a piedi nudi in un’esibizione al celebre programma televisivo Top of the Pops. Nel 1984 gli Smiths pubblicano anche un paio di singoli non inclusi nel primo album: “Heaven Knows I’m Miserable Now” e “William, It Was Really Nothing“, mentre l’anno si conclude con la raccolta “Hatful of Hollow“, comprendente singoli, lati B e versioni live radiofoniche, giudicate dal gruppo di gran lunga superiori rispetto a quelle pubblicate sui relativi singoli e sul disco d’esordio. All’inizio del 1985, gli Smiths pubblicano il loro secondo album, “Meat Is Murder“, la cui copertina riproduce un fermo-immagine estrapolato dal film “In the Year of the Pig” di Emile de Antonio del 1969. E’ un album radicale, polemico e politico (fin dalle interviste promozionali di Morrissey), che promuove il vegetarianesimo (di cui Morrissey è seguace convinto), appoggia il governo di tipo repubblicano e attacca le pene corporali ai danni degli studenti ed in casa. Dal punto di vista musicale la band è diventata più ardita, sperimentando il rockabilly e il funky. “Meat Is Murder” è stato l’unico album degli Smiths a raggiungere la prima posizione nella classifica inglese. Nello stesso anno Morrissey si scaglia contro il mega-gruppo benefico Band Aid rilasciando questa intervista: “Una cosa è preoccuparsi per il popolo etiopico, il che va anche bene, ma un’altra è infliggere torture quotidiane al popolo inglese“. Il primo singolo estratto dal disco, “That Joke Isn’t Funny Anymore“, non ha molto successo, piazzandosi solo al 49esimo posto, mentre il secondo singolo, “The Boy With The Thorn in His Side” arriva fino al Numero 23. Nel corso del 1985 la band termina un lungo tour “sold out” sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti, registrando al contempo il successivo album, “The Queen Is Dead“, la cui copertina raffigura l’attore francese Alain Delon e che viene anticipato dal singolo “Bigmouth Strikes Again“. Il disco presenta le solite atmosfere cupe, il solito umorismo asciutto e una serie di canzoni che sintetizzano entrambi i lati, come “There Is a Light That Never Goes Out” e “Cemetry Gates“, due delle tracce più conosciute e in assoluto più amate dai fans. Il disco raggiunge il Numero 2 nella classifica inglese e viene generalmente considerato il capolavoro della band, o almeno il loro migliore disco dal punto di vista artistico. Purtroppo non tutto fila liscio all’interno del gruppo. Una disputa legale con la Rough Trade ritarda l’uscita dell’album e Marr comincia a sentire lo stress provocato dall’essere membro di un gruppo così pieno di impegni: nel frattempo Rourke viene allontanato dalla band a causa di continui problemi con l’eroina (si narra tramite un post-it attaccato al parabrezza della sua macchina da Morrissey) e viene temporaneamente rimpiazzato al basso da Craig Gannon venendo però reinserito dopo appena due settimane ma tenendo Gannon come chitarra ritmica. Gli Smiths, in questa formazione allargata a cinque membri, registrano due brani tra i più celebri del loro intero repertorio, “Panic” e “Ask” e fanno un tour nel Regno Unito, licenziando Gannon alla fine dello stesso. Il 1987 inizia bene per gli Smiths: il singolo “Shoplifters Of The World Unite” ottiene un grande successo di classifica e viene seguito da una raccolta chiamata “The World Won’t Listen” e da un nuovo singolo, “Sheila Take a Bow“. Una terza raccolta, “Louder Than Bombs“, sbarca in America. Nonostante il successo ininterrotto, le divergenze personali all’interno della band (e soprattutto tra Steven Morrissey e Johnny Marr) portano i quattro membri allo scioglimento. Nell’agosto del 1987 viene reso noto l’abbandono di Marr e vengono allora organizzate una serie di audizioni per trovaer un sostituto, audizioni però inutili. Il quarto album, “Strangeways, Here We Come“, esce a settembre, a band praticamente sciolta, e arriva al numero 2 in Inghilterra. Promosso dal singolo “Girlfriend In A Coma“, l’album riceve un’accoglienza tiepida da parte dei critici ma è il preferito dalla band. La rottura dei rapporti è stata attribuita principalmente al cantante Morrissey, disturbato, o almeno così sembra, dalle continue collaborazioni di Marr con altri artisti e gruppi, mentre Marr, dal canto suo, si sarebbe sentito sempre più frustrato dalla inflessibilità e rigidità musicale di Morrissey. Dopo lo scioglimento del gruppo, Morrissey inizia una carriera da solista, intensa ma altalenante, sia dal punti di vista artistico che commerciale, mentre Johnny Marr si affermerà invece come produttore e collaboratore di altri gruppi, come i Pet Shop Boys, The Pretenders, Bryan Ferry, The The, Modest Mouse, ecc. Nel 1996 una controversia sui diritti d’autore, avviata dal batterista Mike Joyce contro Morrissey e Johnny Marr, mette fine alle speculazioni riguardanti una possibile riunione degli Smiths.

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