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Pubblicato il settembre 21st, 2009 | da Giuseppe Guerrasio

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Lily Allen risponde ad Ed O’Brien sul file sharing

Dopo la contrapposizione da parte di Ed O’Brien (Radiohead) e di altri membri della Featured Artists Coalition, tra cui Nick Manson (Pink Floyd), Dave Rowntree (Blur), Fran Healy (Travis) e Billy Bragg, la cantante inglese Lily Allen si è sentita in dovere di rispondere, mediante il proprio blog su MySpace, alle dichiarazioni in favore del download illegale di cui avevamo già parlato.

Lily Allen ha detto di pensare che la pirateria sia dannosa per la musica inglese, dicendo che è un loro dovere difendere diritti di artisti e canzoni, contrariamente a ciò che dice Ed O’Brien, cioè che combattendo il file sharing si perderebbe la nuova generazione di fan. Il punto secondo la Lily Allen sarebbe che può permetterti di fare questi discorsi se sei un artista affermato, ma non quando sei un artista emergente.
discorso”.

La Allen ha anche aggiunto che il filesharing è diverso sia dai passaggi in radio sia dal mixtaping molto in voga negli anni ’80, a suo avviso i brani dei mixtape erano di pessima qualità, mentre i brani passati in radio vengono disturbati dalle voci dei DJ, proprio per questo motivo le persone erano invogliate a comprare gli originali delle canzoni, mentre nel caso dei download digitali si ottiene già una buona qualità e quindi nessuno sente la necessitò di comprare brani a qualità migliore.

Infine Lily Allen aggiunge che spera che strumenti di condivisione legale di musica online (citando Spotify e MySpace) trovino spazio e modalità di incoraggiare i nuovi artisti in modo che essi possano ottenere maggiore visibilità in modo da avere una controparte per le perdite economiche che ne deriveranno dal P2P illegale.

In seguito Lily Allen ha scritto un secondo post in cui attacca nuovamente la pirateria, segnalando che ha toccato tutte le aree dell’intrattenimento: la vendita di CD musicali, di film DVD, di libri, etc. La cantante ha proseguito parlando dei posti di lavoro che si perdono, citanto i vari addetti ai lavori che no nfigurano direttamente in scena.

Nonostante ciò Lily Allen ha scritto di pensare che pagare 14,99 euro per un album è ridicolo, ma che la pirateria non è certamente la soluzione. Però sembra quasi che la cantante cerchi di essere patetica e passare per una poveraccia agli occhi dei fan.

Matthew Bellamy dei Muse ha risposto al primo post di Lily Allen, definendo la norma il file sharing e dicendo che ciò non può essere cambiato senza un attacco alle libertà umane. Matt Bellamy attacca gli Internet Service Provider dicendo che essi traggono un profitto estremo senza pagare alcuna tassa ai detentori dei copyright, diversamente dalle stazioni radio e dai canali TV che invece pagano ai detentori dei diritti sui materiali che non sono di loro proprietà.
Secondo il cantante dei Muse quindi bisognerebbe far pagare gli ISP come qualsiasi altra entità che si occupa di intrattenimento. Allargandosi Matt Bellamy dice anche che in base all’utilizzo si dovrebbe pagare un corrispettivo diverso.

Il punto della situazione è che forse le cose non sembrano come le fanno apparire, Lily Allen si definisce emergente, ma con una major alle spalle ciò non è proprio vero, quindi più che altro tende a portare più acqua nel suo mulino, anche perchè è da ricordare che lo scorso anno l’album più venduto su Amazon fu Ghost I-IV, album dei Nine Inch Nails (NIN) diTrent Reznor rilasciato come musica libera sotto licenza Creative Commons. Più logico il discorso di Matt Bellamy che non accusa chi scarica, anche se pure lui è lontano dal concetto puro di musica libera.

I cantanti forse dovrebbero iniziare a capire che il guadagno non dovrebbe pervenire dalla pura vendita di musica ma da tutto ciò che ruota intorno, riducendo in ogni caso i costi che vengono aumentati dalle case discografiche. Piattaforme come Jamendo permettono il file sharing legale sia tramite canali internet tradizionali come il Web, sia tramite P2P, permettendo a miglia di artisti di farsi conoscere e spesso sbarcare il lunario, il concetto di condivisione e diffusione fa si che molte persone vengono a conoscenza di nuovi cantanti e/o gruppi musicali e siano invogliati a vedere un concerto dal vivo (sicuramente pagando) o a comprare edizioni speciali e particolari di loro CD o DVD.

Voi quale pensate sia il futuro della musica in questo senso?

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Informazioni sull'Autore

Informatico da sempre, blogger per passione, polemico per professione. Calabrese mezzosangue (per l'alta metà Campano), giro il mondo quando posso. Quando sono fermo ascolto musica. Amo i Pearl Jam, i Nine Inch Nails e gli Smashing Pumpkins. Il resto probabilmente mi piace molto. Ma niente neomelodico e pop scadente.



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