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Pubblicato il agosto 7th, 2014 | da Stefano Pellone

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Mango: “L’amore è invisibile”. La recensione

Mango: “L’amore è invisibile”. La recensione Stefano Pellone
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Summary: "L'amore è invisibile" è un disco dove si sale e si scende e ci si accorge del lavoro enorme che è stato fatto per rileggere tutte le canzoni e riproporle in una versione a dir poco personale

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Disco particolare


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Dopo anni di assenza dalle scene musicali, il cantautore italiano Mango torna con un nuovo disco, “L’amore è invisibile“, disco di cover e di pezzi inediti in cui celebra l’amore, cosa che gli è sempre riuscita bene. Il cantante italiano, famoso per pezzi come “Bella d’estate”, “Mediterraneo”, “Nella mia città” e “Luce”, ha deciso di pubblicare un nuovo disco con la Sony Music Columbia e la copertina, che ritrae in maniera stilizzata due persone che si abbracciano, già ci immerge nell’atmosfera del disco.

Il disco, prodotto da Mango stesso assieme a Rocco Petruzzi (tastiere e programmazione) e Carlo De Bei (chitarre), è composto da 14 canzoni per 52 minuti di musica e si apre con la title track “L’amore è invisibile“, pezzo inedito che mostra come la scrittura di Mango sia sempre efficace e che colga nel segno. Con “Una giornata uggiosa” di Battisti entriamo nel mondo delle cover e Mango ha deciso di dare una sua versione personale del pezzo, mantenendo però le sue caratteristiche inziali, ovvero di un brano molto ritmato e dettato dalla chitarra.

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Mango – L’amore è invisibile – Artwork

L’album prosegue con una versione quasi tzigana di un classico come “Amore che vieni, amore che vai” del grande Fabrizio de Andrè e diventa internazionale con la cover di “Fields of gold” di Sting in versione quasi gospel con grandi inserti corali. “No potho reposare” dei Tazenda, canzone dal forte tasso emozionale, vede la partecipazione di Maria Giovanna Cerchi e viene rispettata nella sua versione originale e la mente vola ai Tazenda ed al suo compianto cantante Andrea Parodi.

Andiamo in Inghilterra a trovare i quattro ragazzi di Liverpool con la cover di “Get back” con la partecipazione di Angelina Mango, forse uno dei pezzi meno riusciti del disco: torniamo in Italia con un classico degli anni ’90 come “Scrivimi” di Nino Buonocore che subisce un accelerazione dal sapore country rispetto alla versione originale, accelerazione piacevole all’ascolto.

Dopo l’altro inedito “Ragazze delle canzoni” troviamo “L’immenso” di Amedeo Minghi, la cover di “Canzone” di Don Backy molto ben riuscita, il terzo inedito “Fiore bel fiore” e “A me me piace ‘o blues” di Pino Daniele che subisce un trattamento di destrutturazione rock al confine con la fusion.

Il disco si chiude con la cover di un grande classico del rock come “One” degli U2 riproposta in una chiave quasi trip-pop con un inizio alla Massive Attack e “Heroes” di David Bowie, in versione onirica e dilatata che mostra la sua natura rock solo alla fine. La versione in vendita su Itunes contiene anche un inedito, “Quanto t’ho amato” di Benigni, Cerami e Piovani.

Il nuovo lavoro di Mango è alquanto particolare: è un disco dove si sale e si scende e dove ci si accorge del lavoro enorme che è stato fatto per rileggere tutte le canzoni e riproporle in una versione a dir poco personale, come mostrano pezzi come “A me me piace ‘o blues” e “Amore che vieni, amore che vai”. Nonostante tutto, sono molto più apprezzabili le canzoni italiane che quelle straniere, che all’ascolto sembrano un po’ zoppe rispetto alle colleghe italiane. Anche la scelta delle canzoni è molto personale con canzoni che non sono propriamente note al grande pubblico. Ma Mango era stato molto chiaro nelle interviste precedenti al disco: “Non sono cover, non credo proprio. Fare una cover significa riproporre il brano con la stessa atmosfera, cambiando solo il cantante, io invece ho avuto un approccio diverso. Per cantare una canzone che non ho scritto devo scaricarla completamente da quello che cerca prima, spogliare il pezzo, vederlo nudo e poi rivestirlo, ricominciare a vedere la cosa da un altra angolazione. Ed è la cosa più difficile del mondo”.  Da questo punto di vista il lavoro è perfettamente riuscito.

 

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