Lo abbiamo conosciuto all'ultimo Festival di Sanremo Marco Guazzone si racconta a MelodicaMente: "Far musica? Una necessità"

Interviste Marco Guazzone | © Daniele Venturelli/Getty Images

Pubblicato il marzo 23rd, 2012 | da Chiara B

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Marco Guazzone si racconta a MelodicaMente: “Far musica? Una necessità”

Lo abbiamo conosciuto all’ultimo Festival di Sanremo, portato sul palco dell’Ariston grazie al meccanismo di Sanremo Social. Marco Guazzone si è classificato quarto tra i Giovani, ma da allora sta ricevendo consensi che aumentano ogni giorno di più, così come i suoi fan. Noi di MelodicaMente abbiamo deciso di farci quattro chiacchiere per capire chi è questo giovane cantautore classe 1988 che si sta facendo largo nella musica italiana. Ne esce una conversazione interessante, ricca di spunti e di osservazioni per niente scontate.

Il prossimo 17 Aprile uscirà il suo primo disco “L’atlante dei Pensieri” e alla fine dello stesso  mese partirà in tournée. Ma Marco Guazzone ora come ora ha un unico scopo: fare musica e donarsi completamente al pubblico, mantenendo un po’ di mistero

Partiamo da dove tutto è cominciato, almeno per il grande pubblico: Sanremo. Tu sembri essere l’ennesima conferma della regola che spesso non è necessario vincere il Festival per raggiungere poi un certo successo.

Diciamo che avendo seguito in prima persona da musicista le varie edizioni del Festival, ci sono sempre state queste situazioni in cui spesso le novità e le sorprese non venivano dalla classifica, però secondo me non è una cosa tanto sorprendente perché per quanto riguarda la musica non esiste il concetto di classifica e di vittoria. Esiste una canzone che è meglio di un’altra magari per un gusto soggettivo, però per ciò che è la musica il concetto di gara non c’è. E’ una cosa forse più legata al momento televisivo, ciò che conta è l’ascolto delle persone. Questa conferma che per fortuna la musica non ha bisogno di classifiche e di gare per andare avanti, è una bella sorpresa.

In realtà Sanremo per te è solo la punta dell’iceberg: il tuo background è consolidato tra gli studi al conservatorio e live per un pubblico molto vasto, come i concerti che hai aperto per Suzanne Vega oppure per Moby.

Diciamo che è un incidente di percorso molto importante, molto piacevole, perché comunque è un’opportunità incredibile aver fatto passare anche solo per tre minuti la mia musica in televisione. E’ un compromesso importante quello di far passare la musica anche su un canale televisivo. C’è un percorso dietro che io mi auguro ci sia la possibilità di scoprire: come si è potuto ascoltare per tre minuti il mio brano, che ci sia il modo, per chi è interessato, di poter seguire un percorso che è cominciato un po’ più in là. Poi, ovviamente, questo passaggio in televisione mi ha permesso un inizio un po’ più ufficiale. E’ uno dei tanti momenti che sto affrontando per portare avanti questo progetto.

Marco Guazzone | © Daniele Venturelli/Getty Images

In questi giorni stai ultimando la lavorazione per il tuo primo vero e proprio alum “L’atlante dei pensieri”, in cui è contenuto “Guasto”, il brano proposto a Sanremo. Cosa ci puoi anticipare?

Come si dice per un quadro o per un film basta guardarlo, anche per una canzone bisogna ascoltarla. La canzoni parlano meglio di qualsiasi discorso, soprattutto meglio di me che non sono bravissimo con le parole. Quindi il consiglio principale è quello di ascoltare il disco, perché si racconta da solo. Quello che posso dire è che essendo il mio primo album è una piccola raccolta di quello che è il mio mondo musicale, la mia anima musicale che si incontra con quella del gruppo. Abbiamo dato vita a questo progetto che vede più facce, più sfaccettature. L’album vede tutti questi momenti musicali che lo compongono.

Sulla tua pagina Facebook hai postato alcune foto del backstage del video che hai realizzato e i fan ti stanno “piacevolmente pressando” per avere qualche notizia in più in proposito.

Beh, non penso sia più un segreto… Essendo il passaggio a Sanremo qualcosa di inaspettato, arrivato completamente a sorpresa, è stato appunto una cosa che nessuno aveva programmato, nell’idea di portare avanti il progetto l’uscita dell’album e quindi del primo singolo era fissata per questo periodo, l’album per il 17 Aprile e il primo singolo, che sarebbe stato “Guasto” era previsto per questi giorni. Sono cose che sono state decise prima di Sanremo, abbiamo comunque deciso di non stravolgere il percorso che abbiamo fatto fin qui, cambiare le cose per adattarci a questa bellissima opportunità. Sarebbe stato affrettato. Quindi il video con la neve e il bosco sarà quello ufficiale di “Guasto”. Al Festival abbiamo montato l’audio dell’album su un video che è una sessione di registrazione fatta dal vivo con il nostro produttore Steve Lyon. Quindi quelle di Facebook sono immagini delle registrazioni del video ufficiale.

Il 27 Aprile a Milano partirà anche il tuo tour nei più importanti club italiani, questa volta ti troverai di fronte ad un pubblico totalmente tuo rispetto alle esperienze passate. Come ti stai preparando?

Sicuramente con tante prove, tanta agitazione, però tanto lavoro. Comunque è quello che ho sempre fatto, suonare per la gente, per creare una connessione ed uno scambio, raccontandomi attraverso la mia musica e attraverso quello che faccio con il mio gruppo, facendo vivere le canzoni. In questa mia prima esperienza in studio mi sono reso conto che le canzoni veramente nascono sì, quando le registri in studio, ma quella parte è solo la gestazione dei brani, perché poi vengono alla luce e vivono davvero solo quando le fai ascoltare a qualcuno, le condividi con le persone. E’ la parte che mi piace di più in tutto questo e che impegna me e il mio gruppo a fare musica, suonare per le persone. Oltre che far star bene noi è creare questo scambio, che è molto speciale.

Guardando sul tuo canale Youtube si trovano numerosi video, realizzati nei mesi scorsi, che confermano sia a livello musicale che visivo una certa intraprendenza. E’ un po’ difficile inquadrarti artisticamente.

Sì, in effetti è un po’ difficile, sono d’accordo. Ma semplicemente perché sto cercando la mia strada e nel farlo passo attraverso tanti spunti, tanti elementi, tantissimi artisti, tante cover, che mi aiutano a cercare la mia voce e il mio stile. Poi c’è un’idea, che sto portando avanti con il mio gruppo e che spero possa uscire dall’album, che è una fusione di stili musicali. Però siamo agli inizi, è un percorso in evoluzione con tanti cambiamenti ed è poi forse la parte più bella. Sicuramente, quando mi chiedono che genere faccio, non so mai cosa rispondere, perché nella mia musica si mescolano stili diversi. Poi siamo cinque anime musicali che lavorano insieme a questo progetto, ognuno porta un po’ del suo sfondo e dei suoi ascolti, c’è sempre qualcosa di inaspettato. Ultimamente sto rispondendo che facciamo colonne sonore, musica da film a modo nostro, perché alla fine una canzone è un po’ un piccolo film e, pensando ad una colonna sonora, in un film può raggiungere veramente tanti momenti e tanti stili, può esserci il momento drammatico, il momento malinconico, il momento comico. E forse è quello che facciamo un po’ noi con la nostra musica, abbiamo veramente tante emozioni, tanti tipi di momenti, che poi ci portano a non stabilire un genere preciso. Facciamo musica e questa è l’unica risposta che si può dare.

Marco Guazzone e Stag

Li hai nominati più volte nel corso di queste prime risposte: gli Stag, il gruppo che ti accompagna, potremmo definirli artisticamente la tua altra metà della mela.

Sì sì, assolutamente. Loro sono forse la parte più importante di tutto il progetto, per me sono la realizzazione concreta di tutta una serie di idee che altrimenti non potrei esprimere. Io ho cominciato a suonare da solo, pianoforte e voce, a un certo punto ho sentito la necessità di portare la mia musica a un’evoluzione, a cercare di toccare altri spazi ed altre sonorità. Questo è stato possibile grazie a dei professionisti e a degli incontri che hanno influenzato il mio modo di scrivere e di pensare la musica. Sono loro il progetto, è quello che faccio con loro che mi rende possibile esprimermi attraverso la musica.

Tra i giovani che hanno partecipato a Sanremo, tu sei risultato agli occhi di critica e pubblico tra i più interessanti. Sicuramente su di te ora graveranno molte aspettative, che spesso non è facile accontentare. Come ti poni rispetto a questa situazione?

In maniera abbastanza serena. Quello che mi auguro è continuare a far musica, perché mi fa star bene, è una necessità per me. Nasce da una passione, ma sto lavorando tanto per far sì che possa diventare un lavoro e permettermi di rendere la mia necessità di esprimermi un modo di vivere. La mia esperienza è quello di farlo in questa maniera, molto genuina, molto spontanea e, se ci sarà una crescita, mi auguro, sto facendo in modo che avvenga in maniera graduale. Non lenta, ma con i suoi tempi. Soprattutto nel momento in cui siamo abituati a situazioni, non per forza negative, ma in cui la musica è messa in televisione, nei talent, il percorso di un artista è immediato, è molto veloce, molto complesso. Secondo me la musica, invece, ha bisogno di crescere. Mi rendo conto che ci sono più aspettative, ma io non cambio il mio modo di pensare o di fare musica. Se ci sarà una crescita, sto facendo in modo che avvenga gradualmente, in maniera naturale.

E nei confronti dei giornalisti, che spesso ti incalzano con domande inerenti più alla sfera privata che a quella artistica, quale atteggiamento hai? Cosa pensi del gossip che talvolta va a soppiantare la musica?

Mi rendo conto che come c’è il compromesso della musica in tv, forse c’è anche un compromesso per il giornalismo. Penso, però, che anche questo si possa fare in maniera genuina, in maniera vera, la curiosità si possa creare più sulla musica che non su una sfera non inerente ad essa. Per carità, io stesso da ascoltatore, da fan di gruppi vedo che ci sono talvolta delle notizie che accrescono il mistero sul personaggio, però è bello che rimanga un po’ di mistero. Secondo me uno già dona tanto di sé, si racconta tanto con la musica, che è forse il modo più vero di raccontarsi, è giusto che poi rimanga un po’ di mistero. Il bello è creare mondi che parlano attraverso la musica.

A quasi 24 anni ti ritrovi praticamente con il mondo in mano. Ma come si vede Marco Guazzone nel futuro? Cosa ti aspetti da te stesso?

Bella domanda! Più che aspettative ho speranze, la speranza di continuare a fare musica in questo modo e, se ci saranno più responsabilità e più attenzione, sarà una cosa solo positiva. Continuare a scrivere e filtrarmi musicalmente, perché mi fa star bene, con la speranza di far star bene anche le persone che mi ascoltano, anche raccontando momenti tristi, attraverso canzoni non per forza allegre. L’idea è di lavorare in maniera costruttiva nei momenti bui e difficili. La mia speranza per il futuro è continuare a fare questo per far stare bene me e chi mi ascolta, non ho nessuna pretesa se non quella di continuare a fare musica in una prospettiva sempre più concreta.

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