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Pubblicato il marzo 16th, 2015 | da Stefano Pellone

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Marilyn Manson: “The Pale Emperor”. La recensione

Marilyn Manson: “The Pale Emperor”. La recensione Stefano Pellone
Voto MelodicaMente

Summary: Un disco da rocker elegante ed adulto, una rinascita musicale dopo venticinque anni di carriera

3,5

Disco radiofonico e grezzo


Voto Utenti: 4.6 (3 voti)

E’ uscito “The Pale Emperor“, il nuovo album di Brian Warner, per tutti Marylin Manson, a distanza di tre anni dal precedente “Born villain”.

Manson, con una rinnovata formazione (il fido Twiggy e il produttore Tyler Bates) e con qualche polemica a spunto sessuale che fa da contorno al personaggio, è tornato a fare musica ed ha scritto un disco composto da 13 canzoni e che dura circa 65 minuti, scoprendo il blues ed adattandolo alla sua natura luciferina ed oscura, come naturale evoluzione di “Born villain”. Ora abbiamo un lavoro più maturo e consapevole, con reminiscenze che richiamano David Bowie e Tom Waits e che ci permette di scoprire un altro Warner, come dice lui stesso durante un’intervista: “È sporco, come lo sporco che ho sotto le unghie, come qualcuno che ha scavato una fossa”.

Il nuovo lavoro comincia con “Killing strangers”, brano rock blues molto radiofonico e dall’impatto sicuro e felice, e prosegue con “Deep Six”, brano tradizionalmente più rock e dall’eco che richiama i Bauhaus e che è stato scelto come video anche se secondo me non è il pezzo migliore del disco.

Subito dopo troviamo il singolo di lancio “Third Day Of A Seven Day Binge”, brano eseguito di recente al Camden Palace Theatre di Londra insieme agli Smashing Pumpkins, con una buona linea melodica che sposa bene un testo molto introspettivo e che viaggia in combutta con “The Mephistopheles Of Los Angeles”, uno dei brani più glam e trascinanti del disco.

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Marilyn Manson – “The Pale Emperor” – Cover

“Warship My Wreck” è un pezzo diretto, radiofonico, un blues semplice e coinvolgente dove la voce di Manson suona sensuale e profonda, così come “Birds of Hell awaiting”, meno radiofonico e più improntato alle atmosfere alla Doors: “Slave only dreams to be king” richiama alla mente altre canzoni di un Reverendo che ora non c’è più, così cadenzata e potente da far ricordare un disco come “Mechanical animals”.

Con brani come “The Devil Beneath My Feet” e “Cupid Carries A Gun” Manson mostra di saper fare ancora del gran buon rock, anche se ormai senza più quell’effetto sorpresa dei primi tempi: è però nel finale che il disco trova il suo apice. “Odds of even” è un dark blues trascinante e di impatto, come al solito ambientato nella lotta angeli/demoni e che chiude questo lavoro con la sua atmosfera malata e morbosa.

Dare una giusta valutazione di questo disco è difficile: ormai il Reverendo di “Holy Wood” non esiste più e sarà molto difficile ripetere dischi come “The Golden Age of Grotesque” ma questo “The Pale Emperor” ci mostra un Brian Warner lontano dalle atmosfere nichiliste di Trent Reznor e più vicino, con coraggio, ad una sua natura diversa, scoperta grazie al blues. Quasi una sorpresa, per chi era abituato all’Imperatore Evanescente di “The Dope Show”. È un disco che sa essere radiofonico e grezzo allo stesso tempo (molte canzoni sono state registrate in una sola sessione) mantenendo quelle caratteristiche dark che hanno reso Manson famoso. Un disco da rocker elegante ed adulto, una rinascita musicale dopo venticinque anni di carriera. Non è un disco a cui chiedere miracoli, ma è un buon lavoro.

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One Response to Marilyn Manson: “The Pale Emperor”. La recensione

  1. Desiree says:

    Ottima recensione e concordo pienamente.
    Già all’uscita di Eat Me Drink Me Manson aveva perso le sonoritá che aveva negli anni ’90, nonostante abbia sempre apprezzato i suoi lavori. Ma con The Pale Emperor é riuscito a farmi apprezzare il “nuovo” Manson come gli ultimi tre album non erano riusciti a fare. È come se fosse rinato, rimane uno dei miei album preferiti del Reverendo, intanto, attendo il live a Milano!

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