Interviste

Pubblicato il agosto 6th, 2014 | da Stefano Pellone

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Master in Comunicazione Musicale e l’esperienza di Marco Danelli

Il Master in”Comunicazione musicale. Media, Industria, mercato digitaleè il primo corso universitario post-laurea dedicato al mondo dell’industria della musica e dei media, con docenti universitari, artisti – su tutti Cristiano Godano e Omar Pedrini – e operatori del settore che salgono in cattedra per formare a 360° i professionisti della musica di domani.
Il Master è arrivato quest’anno alla sua 14esima edizione e sono previsti sia ospiti d’eccezione che alcuni allievi delle passate edizioni del Master, ormai integrati nel mondo del lavoro, che si vestiranno dei panni dell’insegnante e racconteranno la loro personale esperienza in questo particolarissimo corso.

Il Master nel corso del tempo ha formato una nuova generazione di professionisti della musica grazie a lezioni, laboratori ed esperienze sul campo e noi abbiamo avuto l’onore di intervistare Marco Danelli, ex allievo del Master. Ne è nata una chiacchierata molto intensa e diretta sul mondo della musica e su quali sono i probabili sbocchi nel mondo del lavoro.

Cristiano Godano a lezione

Cosa ha rappresentato per te il Master in Comunicazione Musicale? Come ne sei venuto a conoscenza?

Il Master in comunicazione Musicale ha rappresentato per me una porta di ingresso privilegiata al mondo professionale della Musica. Frequentarlo è stato più o meno come leggere un bugiardino in maniera automatica e neanche troppo consapevole. Poi una volta che son stato impiegato per uno stage, mi son reso conto che quelle informazioni e quelle conoscenze erano state da me assimilate e mi aiutavano a capire più velocemente le dinamiche del mio nuovo lavoro in quel contesto. Sono venuto a conoscenza del Master per un passaparola tra amici appassionati di musica come me. Poi ho fatto ricerche internet a riguardo per capire meglio come era strutturato.

Quali sono le tue esperienze pregresse nel campo della musica? Cosa ti ha spinto a partecipare a questo corso così particolare?

Andare spesso ai concerti porta a interagire con altre persone. Se si è interessati a tutto ciò che uno spettacolo musicale comporta viene spontaneo cercare di capire i ruoli degli addetti ai lavori di un locale per live, di un festival, di una rassegna. Nel mio caso poi un locale, il Circolo Magnolia di Milano, organizzava già dei corsi per chi era interessato al mondo della Musica e alle sue professioni. Io mi iscrissi a quei corsi in attesa di provare ad entrare al Master Universitario. Mi sembravano complementari, e con il senno di poi lo erano davvero.

Molti dicono che la musica sia sempre palco e sudore. Tu e i tuoi colleghi avete scelto invece una strada che non solo vi lascia dietro le quinte del palco ma che ha previsto anni e anni di studio. Come si incontrano le due visioni? Come discutono artisti e addetti ai lavori?

Sinceramente penso anche io che la musica sia palco e sudore ma anche talento, sacrificio, costanza, intelligenza, e collaborazione . Ho sempre pensato fin da adolescente che se non finivo sul palco da musicista avrei dovuto comunque far parte del mondo musicale, perlomeno per tenere fede e sfogare in qualche modo la mia passione per la musica; è per questo processo mentale in me radicato che non vedo una scissione netta fra le due “visioni”. Artisti e addetti ai lavori sono prima di tutto individui che lavorano insieme e che fanno due mestieri strettamente interconnessi. L’artista è ciò che si vede, che si ascolta e che si comunica ma spesso ci si dimentica che è solo la punta di un Iceberg costituito dal lavoro di molte altre persone e ruoli che lavorano sott’acqua, nascosti ma fondamentali. Dallo studio di registrazione, al disco, al palco, alla diffusione mediatica, i ruoli professionali coinvolti sono molteplici.

Hai avuto come maestri durante il Master personalità del mondo della musica. Chi ancora ti piacerebbe incontrare?

Se la domanda intende chi mi piacerebbe rivedere come personalità della Musica rispondo banalmente che mi piacerebbe scambiare ancora quattro chiacchere con Godano. Cristiano Godano è un esempio davvero eccellente per capire bene cosa significa essere un artista professionista puro. E’ raro che un musicista così “musicalmente esposto”, facente parte di un certo contesto musicale, si presti a mettere la faccia e la sua persona in un ruolo così diverso da quello che rappresenta sul palco. In questo caso Personaggio e Persona reale si incontrano e umilmente mostrano le due facce, che in questo caso si rivelano, quasi sorprendentemente, in simbiosi.

Hai un sogno nel cassetto?

Ne ho molti. Alcuni ancora poco chiari. Di sicuro ne ho uno di carattere più universale che individualistico: vorrei che fosse riconosciuto alla Musica ciò che gli spetta di natura, cioè una posizione di primaria importanza nella Cultura del nostro paese. La Musica non è solo intrattenimento e sottofondo ma è prima di tutto cultura, aggregazione, comunicazione sia individuale che di massa, sia mainstream che di minoranze. Il mio sogno nel cassetto a questo punto è “fare parte del dibattito” che porterà finalmente La Musica a riappropriarsi del suo indiscutibile ruolo sociale nel nostro paese. Sembra quasi di parlare di una riappropriazione utopica quando invece dovrebbe essere tutt’oggi una realtà scontata, come lo è per molti paesi a noi vicini.

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