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Pubblicato il settembre 6th, 2016 | da Stefano Pellone

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Maxwell: “black SUMMERS’ night”. La recensione

Maxwell: “black SUMMERS’ night”. La recensione Stefano Pellone

Summary: "blackSUMMERS'night" mostra come sia abile nel continuare a confezionare musica r'n'b senza che essa suoni datata o senz'anima e il suono del disco ne è la prova

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moderno r'n'b


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Gerald Maxwell Rivera è un musicista, un attore e un compositore. Ma è col suo pseudonimo di Maxwell che è famoso per aver creato grazie al suo disco “Urban hang suite”, al disco di D’Angelo “Brown sugar” e a quello di Erikah Badu “Baduizm” il cosiddetto genere neo soul. Ora Maxwell è tornato per darci un altro saggio della sua abilità.

Certo, sono passati ben sette anni dal precedente “BLACKsummers’night” e di Maxwell si erano perse praticamente le tracce se non per qualche comparsata qui e là e per la promessa di una trilogia musicale che era pianificata e che doveva vedere il suo secondo atto compiersi nel 2012, anno che vide Maxwell soffrire di emorragia alle corde vocali. Si risentiva parlare di lui nel 2014 quando in unìintervista al Rollin Stone disse che aveva lavorato al suo nuovo disco negli ultimi tre anni e che lo stava registrando a Miami: si riparla di questo disco “blackSUMMERS’night” e si accenna una data di pubblicazione come l’inverno del 2015 ma ovviamente questo non accade.

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Maxwell – black SUMMERS’ night – artwork

Maxwell ricompare magicamente il 7 aprile del 2016 con il suo primo singolo in sette anni, “Lake by the ocean“, e con l’annuncio che il tanto atteso quinto disco è ormai in dirittura d’arrivo: “blackSUMMERS’night” viene finalmente dato alle stampe il 1 luglio del 2016 e vede la collaborazione del polistrumentista Hod David e di Stuart Matthewman.

Per capire bene il senso di questo disco bisogna inquadrare il contesto del concept dell’intera trilogia e ce lo facciamo spiegare da Maxwell stesso: “La trilogia è liberamente ispirata ad una notte passata fuori con una donna che si chiama Black Summers“. Quindi non siamo molto lontani dal concept di “Urban hang suite” ma qui il discorso è stato esteso e trasformato in un’opera prima di tre atti. E in questo momento siamo testimoni del secondo, anche se basta la canzone iniziale, “All the ways love can feel“, per capire che Maxwell non ha perso una goccia del suo stile musicale.

Il disco è un continuo snodarsi sinuoso e sensuale tra le pieghe del soul e dell’animo umano: con “The fall” sale il ritmo cjhe diventa sincopato, quasi jazz, mostrando anche un approccio più maturo di Maxwell alla musica: il disco ha una piccola caduta di stile con “III” (dedicata a Michelle Obama) ma si riprende subito con il singolo, “Lake by the ocean“, un brano che fa quasi gridare al miracolo, una ballad che mescola pop e soul con una maestria che pochi artisti oggi hanno.

Giusto per aggiungere altra carne al fuoco, ecco il gospel di “Fingers crossed“, pezzo perfetto per una serata romantica, il pop di “Hostage” e il sensuale trip-hop di “1990x“, brani che dimostrano un elevato senso della melodia e una capacità di metamorfosi musicale vocale e strumentale elevata. Ma l’artista non ha dimenticato le sue origini e lo dimostra con “Gods“, pezzo più marcatamente r’n’b che segna comunque il mantenimento di una tradizione musicale che ha dato origine al tutto.
“Lost” mostra una marcata tendenza blues oltre al soul marchio di fabbrica, quasi da torch song, mentre in “Of all kind” la musica svetta verso il paradiso per parlare di un matrimonio. Con l’ultimo brano “Listen hear” Maxwell mostra come la tenerezza non trasformi il suono e come abbia ormai una tale confidenza nei suoi mezzi da permettergli di giostrare con la musica in qualunque modo egli desideri.

and the melodic fluidity helps make Maxwell the most accessible of the stars he was originally lumped in with, including the

L’approccio musicale di Maxwell gli ha ha fatto guadagnare una fama notevole tanto da essere accostato a nomi del calibro di Marvin Gaye o Luther Vandross e questo dimostra come la sua musica abbia raggiunto una fluidità melodica tale da consentirgli di staccarsi dalle melodie ariose di Erkyah Badu o dal funk di D’Angelo. Questo suo nuovo lavoro mostra come sia abile nel continuare a confezionare musica r’n’b senza che essa suoni datata o senz’anima e il suono del disco ne è la prova: la versione maschile di Sade da gemma grezza si è ormai trasformata in un diamante lucente e che non ha bisogno di paragoni per testimoniare la sua bellezza. “blackSUMMERS’night” rappresenta quasi un bignami del soul e ci porta a scoprire un moderno r’n’b che resiste alle critiche grazie ad un sound che mescola alla perfezione percussioni discrete, elettronica suadente e orchestrazioni vibranti. Rispetto agli altri dischi non ci sono novità per quello che riguarda il testo (si parla sempre dei misteri dell’amore, di emozioni e di rimpianti) ma il suono rinnovato permette di parlarne in maniera nuova e accattivante. Abbiamo aspettato ben sette anni per un disco del genere ma devo dire che ne è valsa la pena.

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