Reportage Mercury Rev

Pubblicato il maggio 13th, 2011 | da Stefano Pellone

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I Mercury Rev incantano Bologna

Ci sono momenti in cui capisci che quello che stai vivendo è una piccola magia, un momento irripetibile che ti segnerà in qualche modo e che sarai solo contento di aver vissuto un momento del genere, di esserci stato, di poterlo ricordare.

Mercoledì sera è accaduto questo. E gli artefici di questa magia sono stati i Mercury Rev, il gruppo statunitense considerato uno dei padri del progressive rock, con la loro esibizione all’Estragon di Bologna.
Il gruppo americano ha deciso di portare in tour quello che tutti considerano il loro capolavoro, quel “Deserter’s Songs” del 1998 che ha segnato come una diga il cammino del prog-rock americano.
E lo ha fatto con Jonathan Donahue alla voce e chitarra, con Grasshopper alla chitarra, con Jeff Marcel alle tastiere (i membri storici del gruppo, in splendida forma) e poi con Carlos Anthony Molina alla basso e Jason Miranda alla batteria.
Il concerto della band è stato preceduto dall’esibizione dei Julie’s Haircut: il gruppo di rock sperimentale emiliano ha dato il suo contributo con una session tra l’onirico e il progressive più melodico, deliziando la sala (abbastanza gremita per l’occasione).
Alle 22:25 cala il buio e comincia l’incanto.
Il gruppo si presenta subito in gran forma e attacca il suo album rispettando pedissequamente la scaletta: partono così subito “Holes“, “Tonite It Shows” e “Endlessely” con la loro musica da fiaba a deliziare i presenti, fino alla strumentale “I Collect Coins“.
Subito dopo è il tempo di “Opus 40“, uno dei capolavori della band ed eseguita in maniera molto elettrica: da lì ascoltare “Hudson Line” e “The Happy End (The Drunk Room)” è un attimo.
La band non si ferma un attimo ed ecco subito “Goddess on a Hiway“, altro singolo estratto dall’album, “The Funny Bird“, “Pick Up If You’re There” e la canzone finale “Delta Sun Bottleneck Stomp“.
La band esce dal palco ma viene richiamata a gran voce dai fans e dopo un paio di minuti per l’attesissimo bis. E che bis.
Si comincia con “In a funny way” per poi passare ad una magnifica esecuzione di “The dark is rising” e per chiudere con il delirio strumentale di “My senses are on fire“.
Dopo, la band saluta il pubblico in visibilio e si accomiata dalla scena, lasciandoci con un pizzico di quella magia addosso.

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