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Pubblicato il marzo 16th, 2011 | da Nicolò Fantini

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Nonostante tutto, viva l’Italia!

17 Marzo, Festa Nazionale per il 150° anniversario dalla proclamazione dell’Unità d’Italia. Se ne sentono tante in questi giorni, dal Giappone in ginocchio agli scandali legati alla nostra politica interna.

E’ giusto festeggiare? E’ sbagliato? C’è chi dice sì, c’è chi si oppone fortemente, come la Lega Nord di Umberto Bossi.

Cosa diremo noi su Melodicamente? Prenderemo posizione. Ci occupiamo di musica, ma è giusto non andare avanti con il paraocchi, estendendo il nostro campo di competenza alle vicende di varia natura. Festeggeremo l’Unità d’Italia, perchè il nostro paese in fondo ci piace. E lo amiamo. E l’amore raggiunge il massimo grado proprio nei momenti in cui vediamo una realtà deturpata. Lo Stivale attraversa oggi un periodo duro, a livello economico, politico, sportivo. L’unica salvezza sta nell’aggrapparsi alla Bellezza. Quella con la B maiuscola, quella che – volenti o nolenti – rimane inossidabile e incontestabile.

Bellezza che passa attraverso l’arte, la cultura, la musica. Anche il più remoto angolo del nostro Paese riserva sempre almeno un elemento in grado di stupirci. Capirete quindi che non potremo citare tutti, nominare dal primo all’ultimo i personaggi che, con le loro opere, hanno animato e reso l’Italia la nazione più ricca al mondo. E non stiamo parlando di denaro, ma – ancora una volta – di Bellezza.

Occupandoci noi di musica, ci concentreremo prettamente su questo aspetto.

Del Belpaese ne hanno parlato tanti grandi cantautori nel corso degli anni: chi per esaltarne i pregi, chi per metterne in luce i difetti. Da Franco Battiato a Francesco De Gregori, fino ad arrivare ad Elio e Le Storie Tese e, nei tempi più recenti Fabri Fibra per il mondo del rap (con la partecipazione di Gianna Nannini). Tanti nomi importanti di ieri e oggi. A cui non si possono non aggiungere Edoardo Bennato, Rino Gaetano, Luciano Ligabue.

Testi che hanno saputo commuovere, far ridere e piangere, far pensare, toccare le coscienze. L’Italia che entra in gioco e giorno per giorno cade, si risolleva. Si dispera e trova in qualche modo la forza di non smettere di essere Bella. Nonostante gli scandali che si susseguono con un’atroce regolarità, da Tangentopoli a Calciopoli, fino alle più recenti indagini riguardo ai cosiddetti “Bunga Bunga” presidenziali.

“Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.”

E’ ciò che canta Franco Battiato: era il 1991, dall’album “Come un cammello in una grondaia”. Sono passati vent’anni, eppure sembra quanto mai attuale questo testo. Bello però pensare che la strofa di chiusura possa continuare a risuonare come grido di disperata speranza. Che i nostri disastri possano trasformarsi in un’occasione di rinascita? In un cambiamento vero, che parta prima di tutto dalla coscienza della gente. Perchè siamo sempre più abituati a criticare i governi che si susseguono, ma che in realtà sono lì grazie a elezioni in cui democraticamente ognuno ha espresso la propria preferenza. “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”, diceva Gandhi. Senza volersi estendere così tanto, dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere avvenire in Italia. Attraverso il rispetto, la cultura, l’educazione, sviluppando una coscienza civile che finora stenta a decollare. Per restituire ad un Paese così meraviglioso la dignità che merita, anche sul piano internazionale.

E ancora:

“Tutta questa bellezza senza navigatore”, sono le parole di Luciano Ligabue in “Buonanotte all’Italia”. Un paese alla deriva? Inerte, nel mare? Una nave senza pilota, una bellissima crociera di lusso che non è però in grado di trovare approdi? Rotte sicure? E tutti i passeggeri sono preoccupati, perchè dall’acqua possono affiorare scogli pericolosi, che la farebbero inevitabilmente affondare. Questo è il Belpaese, nato appena da 150 anni e che oggi vogliamo commemorare, festeggiare. Magari con una nota di amaro in bocca, ma con tutto l’amore che merita. Affidiamoci allora alle parole di quella che forse è la canzone che maggiormente rappresenta la situazione attuale: “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori.

“Viva l’Italia, l’Italia liberata,
l’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
viva l’Italia, l’Italia che non muore.
Viva l’Italia, presa a tradimento,
l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.
Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
l’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,
l’Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l’Italia, l’Italia sulla luna.
Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,
l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l’Italia, l’Italia che resiste. “

Buon compleanno, Italia!


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Informazioni sull'Autore

Nicolò Fantini nasce nel 1991 a Reggio Emilia, città dove tutt'ora vive. Nel 2010 ha portato a termine gli studi superiori presso il Liceo Scentifico. Nello stesso anno è stata pubblicata la sua prima raccolta di poesie dal titolo "Oltre il confine dei sogni", nella quale è presente una sezione in cui sono rivisitati i testi dell'album di Fabrizio de Andrè "Non al denaro, non all'amore, nè al cielo". Attualmente frequenta la facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Bologna.



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