Recensioni copertina bat man media

Pubblicato il settembre 25th, 2010 | da Giuseppe Guerrasio

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Ogun Ferraille: “Finalmente Ti Ho Ucciso Bat Man”. La Recensione

Ogun Ferraille: “Finalmente Ti Ho Ucciso Bat Man”. La Recensione Giuseppe Guerrasio
Voto MelodicaMente

Summary: Sonorità grezze e violente ma ben costruite, strumenti che si rincorrono e si danno la carica completandosi. Un ottimo punto di partenza per gli Ogun Ferraile.

3.5

Suoni che si rincorrono


Voto Utenti: 3.5 (1 voti)

Gli Ogun Ferraille sono un gruppo di Cosenza, cittadina che nell’ultimo periodo ha sfornato un notevole gruppo di band nell’ambiente underground, formato da 4 ragazzi: Mauro Nigro e Gianluca Gallo alle chitarre, Stefano Greco al basso e Marco Filice alla batteria. Ufficialmente nascono nel 2006, ma è l’anno successivo che pubblicano il loro primo EP dal titolo “My Own Drama“, disco con cui ottengono già i primi consensi dalla critica e che gli permette di partecipare a numerose rassegne e concorsi oltre che a dividere il palco con diversi cantanti e gruppi.

A Settembre 2008 i quattro tornano in studio per registrare il loro secondo lavoro e primo LP, “Finalmente Ti Ho Ucciso Bat Man“, il disco che andiamo oggi a presentarvi, con l’ausilio di Fabio Magistrali, noto fonico che ha collaborato tra gli altri con gli Afterhours, Marta sui Tubi e Cristina Donà.
Il disco esce per la Morone Records nel Novembre 2009 e gli permette tra i vari consensi di suonare sul Psychostage dell’Italia Wave Love Festival.

Ascoltiamo “Finalmente Ti Ho Ucciso Bat Man” senza alcuna aspettativa, in parte attratti dalla presentazione, dalla storia che è quasi un concept, in parte con repulsione per il primo impatto avuto con la confezione del disco e la copertina in stile anni ’80.  Il disco si presenta con quello che è un misto tra Alternative Rock, Post-Rock e Post-Hardcore , lasciando a tratti affascinati e a tratti spiazzati.
Ad aprire la tracklist è “(The Night I Killed (The) BatMan“, brano che racconta la storia del disco iniziando con un lento passaggio di chitarra presto supportato da batteria e basso e sul cui sottofondo passano le parole di quella che è quasi una pessima barzelletta,  mentre il ritmo sale e il gruppo da già prova di aver fatto un buon lavoro.
In “Lead Coating” la batteria continua a farsi sentire e, dopo una buona apertura,  a scandire in maniera perfetta il ritmo, lavoro che a dire il vero compirà egregiamente in tutti i brani dell’album. Nel brano il cantato si trasforma in urla che squarciano la musica, mentre i riff di chitarre si incrociano in maniera perfetta e sembrano quasi realizzare un gioco e a far loro il tempo. Sarebbero una buona spalla su un palco per i Pearl Jam.
Il momento del basso arriva con “Screamin’ Disease“, traccia che non evidenzia una grande voce ma che con i tempi disorganici e le intuizioni quasi geniali ci immettono nello spazio degli Ogun Ferraille convincendoci anche del fatto che hanno piena padronanza in tutto ciò che fanno, anche nel cantato.
Un attimo di tranquillità è quello dato da “Orbital Listener“, pezzo strumentale (tranne nel finale) e melodico che crea un’atmosfera di calma e mostra che la band sa produrre anche dei suoni puliti e meno aggregati e rumorosi di quelli sentiti fino a questo momento.
Non ci convince poi “Mike Fink” che per quanto sperimentale e noise non riesce a prenderci del tutto, la voce che seppur sta bene nel pezzo non è di quelle che lasciano il segno e nel complesso gli strumenti insieme generano un hardcore troppo particolare.
E’ in “Last Winter” che anche la voce ha la sua rivincita, in quello che sa quasi di monologo si colloca perfettamente la musica che sembra fondere da un lato suoni elettrici e distorti e dall’altro suoni puliti ed armonici.
Tornano i giochi di chitarra incrociati in “Black L Colour“, il brano che sembra aver portato i Velvet Underground ai tempi nostri e davvero non si può dire nulla se non applaudire.
Con “Good Ol’ People” si torna nuovamente a raffreddare gli animi, cercando di dare spazio ad una voce cadenzata, anche se in questo caso non veniamo coinvolti.
Ci si avvia verso la fine del disco e gli Ogun Ferraille lo fanno nel migliore dei modi, in “Ticonderoga” sembrano fondere Stoner Rock e Punk Rock insieme ad un versione light dell’Industrial Metal realizzato dai Nine Inch Nails. Fatto apposta o per caso, il risultato è ottimo.
In “Mr. M (Part I&II)” si aprono la strada verso il gran finale, “Mr. M Part I” mette di nuovo in primo piano l’essenza strumentale degli Ogun Ferraile, mentre “Mr. M Part II” mostra ancora di più il loro affiatamento.
A chiudere è così “Unkle“, quello che dopo una lunga attesa si mostra come migliore canzone di tutto il disco, dove le chitarre ancora una volta giocano e fanno sentire dei riff cadenzati e degli spunti validissimi, dove il basso un pò segue il resto un pò lo domina, dove la batteria chiude tutto quello che di bello ha fatto sentire nel resto dell’LP.

In definitiva “Finalmente Ti Ho Ucciso Bat Man” degli Ogun Ferraille  è un album che ci è piaciuto, che ha mostrato molti spunti interessanti e molte cose ben fatte, i riff violenti delle chitarre, il basso che segue e poi si fa rincorrere, la batteria che guida, la compattezza del gruppo, i bei brani prodotti. Un album che speriamo sia solo il primo di tanti lavori e la base per una crescita che porterà gli Ogun Ferraille nell’olimpo della musica.

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Informazioni sull'Autore

Informatico da sempre, blogger per passione, polemico per professione. Calabrese mezzosangue (per l'alta metà Campano), giro il mondo quando posso. Quando sono fermo ascolto musica. Amo i Pearl Jam, i Nine Inch Nails e gli Smashing Pumpkins. Il resto probabilmente mi piace molto. Ma niente neomelodico e pop scadente.



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