News Black Label Society - Darkness

Pubblicato il luglio 20th, 2015 | da Elide Messineo

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The Darkness e Dream Theater risvegliano il Pistoia Blues

Questa edizione del Pistoia Blues Festival si fa sempre più interessante. Il programma è variegato e ricco di personaggi di un certo spessore, tutto ha avuto inizio lo scorso 1 luglio con i Mumford and Sons ed è proseguito con Counting Crows, Hozier e The Passenger. Il 17 luglio c’è stata l’Italian Blues Night, una serata gratuita per il pubblico che ha visto alternarsi sul palco tantissimi artisti, regalando la vera essenza del blues ed omaggi a B. B. King, scomparso da poco. Uno dei gruppi più interessanti che sono saliti sul palco e che meritano d’essere menzionati sono senza alcun dubbio i Cyborgs, sono in due ma suonano come se fossero una band al completo. Un blues innovativo che non intacca le radici, sembra strano a dirsi ma è davvero così, solo che non si può capire finché non si vede il duo in azione. Mascherati (o meglio, nascosti sotto caschi da saldatore) e quindi irriconoscibili, i Cyborgs hanno regalato una delle performance più interessanti ed originali della Blues Night. E nonostante a vederli si pensi subito ai Daft Punk, non mancano affatto di originalità. Da rivedere assolutamente.

È vero che si tratta di Pistoia Blues, ma ogni anno piazza Duomo regala perle anche di altri generi musicali e quest’anno è molto presente il metal. La serata del 18 luglio è iniziata con i Black Label Society e quella del 19 con Queensrÿche e Dream Theater. A garantire la buona riuscita di un concerto che richiede qualche “accortezza” in più rispetto agli altri generi e pure un diverso tipo di pubblico, c’è la perfetta acustica di piazza Duomo. Le voci e i suoni sono sempre ben definiti e no, non è una cosa scontata: c’è da dire che il merito non è sempre tutto degli artisti, anche se nella fattispecie abbiamo assistito a performance impeccabili, accompagnate da un lavoro di luci quantomai preciso e ben realizzato.

BLS

Black Label Society

Su tutti, per quanto riguarda la parte metal, i Black Label Society sono quelli che hanno colpito maggiormente, anche perché il suono è stato il più pesante in assoluto. Anche in questo caso una performance di altissima qualità con un sentito ed emozionante omaggio al compianto Dimebag Darrell, carissimo amico di Zakk Wylde.
Un altro gruppo importantissimo ha arricchito le serate del Pistoia Blues e si tratta dei Dream Theater, la storica band fondata da John Petrucci, John Myung e Mike Portnoy è una colonna portante della storia del metal. Tantissimi gli affezionati, dopotutto i Dream Theater hanno segnato in maniera evidente la storia della musica, oltre che del genere in sé.

Tra tutte le serate forse non è stata la più entusiasmante per chi scrive, ma la bravura dei membri del gruppo è innegabile, oggettiva e mostruosa, basti solo pensare a Mike Mangini dietro la sua batteria stratosferica.
Facciamo un salto indietro, alla serata del 18 luglio perché, last but not least, sono tornati i The Darkness. Il gruppo ha rischiato il crollo definitivo a causa degli eccessi di Justin Hawkins ma a quanto pare l’eclettico cantante non aveva fatto un biglietto di sola andata per l’inferno (lo aveva precisato anche nel titolo dell’album, se vogliamo dirla tutta) ed è tornato più in forma che mai. Co-headliners insieme ai BLS, i Darkness hanno regalato uno spettacolo concentrato in pochi pezzi rispetto alla media, ma carico a sufficienza. Hawkins si è ripreso più che bene dai suoi eccessi, la sua voce rimane una delle migliori nel panorama musicale internazionale e i suoi acuti sono da pelle d’oca. Lui non si ferma un attimo, gioca con il pubblico, dispensa plettri, si arrampica, passa tra la folla, fa acrobazie, i pezzi sono pochi ma corrono uno dietro l’altro ed è tutto hard rock, con le evidenti contaminazioni dei gruppi storici, ma pur sempre hard rock. E quello non guasta mai. Se tutta la band funziona più che bene, il vero animale da palcoscenico rimane lui, proprio Justin, che sembra essere rinato per consegnarsi con naturalezza al suo destino, quello di portare avanti lo spettacolo, perché per il momento tra le “nuove” reclute del rock è difficile trovare qualcuno che sia capace di stare al passo con lui. Rehab a parte.

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