Recensioni Rats - "Siete in attesa di essere collegati con l'inferno desiderato" - Artwork

Pubblicato il maggio 7th, 2013 | da Stefano Pellone

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Rats: “Siete in attesa di essere collegati con l’Inferno desiderato”. La recensione

Rats: “Siete in attesa di essere collegati con l’Inferno desiderato”. La recensione Stefano Pellone
Voto MelodicaMente

Summary: Chi comprerà questo nuovo lavoro dei Rats potrà gioire per un lavoro ITALIANO in studio fatto davvero alla grande, dimostrazione che a volte invecchiando si migliora alla grande come il vino.

3,7

Consgliato


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Per chi è un po’ più vecchietto come me, un nome come Rats evoca alla mente tanti ricordi, ricordi che parlano di una stagione per il rock italiano direi seminale e quantomeno prolifica, stagione che riguarda la prima metà degli anni ’90 e che vedeva nascere gruppi uno dopo l’altro in rapida successione, testimoni che in Italia finalmente qualcosa si stava muovendo.

I Rats rientrano in quel gruppo di nascita del rock italiano che vedeva finalmente tante band (ne cito solo qualcuna: Extrema, Anhima, Ritmo Tribale, Timoria, Litfiba) venire alla ribalta dopo una gestazione lunghissima, forse anche troppo lunga. E, dopo 18 anni dal loro ultimo lavoro “La vertigine del mondo” (se escludiamo l’EP “Metafisico Equivoco” dell’anno scorso), questa band ha deciso di ritornare sulle scene per dire di nuovo la sua.

Reunion strana quella dei Rats, nata con una condivisione in rete a dir poco contemporanea di materiale inedito della band da parte di Wilko Zanni (il cantante) e di Romi Ferretti (il bassista) e che porta prima ad un concerto reunion sold out a Modena e poi al ritorno in studio sotto la direzione di Jonathan Gasparini per produrre l’EP già citato prima e poi questo nuovo lavoro, “Siete in attesa di essere collegati con l’Inferno desiderato”.

Il frontman Ulderico “Wilko” Zanni spiega così la scelta del titolo:

Viviamo in una società che ormai ci ha ingabbiato tra computer, telefoni, smartphone. Stavo correndo, al parco, quando noto una serie di persone, sedute su delle panchine, tutte intente ad utilizzare il proprio telefono. Non c’era dialogo, non c’era silenzio. Siamo tutti tecnologizzati, noi Rats siamo tornati grazie al web, ma non possiamo permettere che questo ci rubi l’anima e la capacità di pensiero. Le emozioni sono tutto. Quella scena per me, è una delle rappresentazioni dell’Inferno Desiderato. Titolo lungo e che omaggia volendo i film di Lina Wertmuller.

Il disco, che vede la formazione al completo (oltre Wilko e Romi ci sono Lor Lunati alla batteria e Jonathan Gasparini alla chitarra), segna il ritorno del band alla grande e una sterzata del sound dal rock più popolare con cui sono stati conosciuti nel corso degli anni. E lo dimostra già il primo singolo “Mayday“, una canzone di rock duro e puro che denuncia il sistema odierno con pochi fronzoli e senza molte speranze se non quello di un segnale che forse non arriverà.

Rats - "Siete in attesa di essere collegati con l'inferno desiderato" - Artwork

Rats – “Siete in attesa di essere collegati con l’inferno desiderato” – Artwork

L’occhio dei Rats è lucido e disincantato e mette a ferro e fuoco il mondo di oggi, senza molte carezze o cerimonie di rito per addolcire la pillola: dall’ironia di “Polaroid” e “Vivo” (“l’ipocondria mi sta scavando la fossa/morirò per un timore al cervello“) alla tristezza delle ballad come “(Stai con me) Fino alla fine“e “Il cuore al muro” fino a pezzi più duri e particolari come “Superman vs Baudelaire” il disco prosegue con ironia e pungente lucidità a prospettare varie visioni di vita da varie prospettive, anche inconsuete,  ma senza mai perdere colpi e con un rock che punta all’hard rock e al southern rock, filone in cui la band sembra trovarsi alla meraviglia.

Se dovessi guardare la carta dì identità mi dovrei ricredere sul fatto che possano esistere i miracoli. Ma ho deciso di non farmi prendere troppo dai ricordi e di giudicare questo disco solo dalla musica ascoltata. E devo dire che il risultato non cambia di molto. Chi comprerà questo nuovo lavoro dei Rats potrà gioire come me per un lavoro ITALIANO in studio fatto davvero alla grande, dimostrazione che a volte invecchiando si migliora alla grande come il vino. E con l’ultima canzone, “Quando arrivi tu“, il meccanismo magico della nostalgia ha finalmente effetto e si torna a 20 anni fa, al suono che mi fece scoprire la prima volta il rock italiano.

Segnalo, per la cronaca, le canzoni per me migliori del disco, ovvero “Il sangue continua a chiamare“, “Vivo“, “Mayday” e “(Stai con me) Fino alla fine“.  Giudizio finale? Ottimo direi, questi sono i Rats che vorrei.

 

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