The Passenger

Pubblicato il dicembre 9th, 2013 | da Stefano Pellone

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Sha’ Dong, ovvero quando il glam e l’elettronica si fondono con il pop

Per l’ultima puntata del 2013 della nostra rubrica The Passenger vi presentiamo gli Sha’ Dong, una band campana che riesce a fondere in maniera divertente ed intelligente rock, pop, elettronica, mantenendosi in bilico tra british glamour e Italian style.
Gli Sha’ Dong nascono nel 2003 dall’idea di Paolo “Ry0” di Ronza (voce, sintetizzatori) che decide di fondare un gruppo di musica elettronica e grazie all’aiuto di Paolo “LoveKey” Convertito (chitarra, sintetizzatori) incide il primo EP di cui la canzone “Continuare” vince il 3° gruppo della quinta edizione di “Demo – l’acchiappatalenti” su Radio 1 Rai.
Nel 2008 il gruppo trova la collaborazione di Gianluca “Ynno” Borrelli (batteria) e di Domenico De Masi e comincia a macinare chilometri e successi, vincendo il concorso “Note Nuove” con il primo disco “Metamorfosi” ed il concorso “Free Music” col brano “Anemia”, il “Festival Pub Italia”: nel 2009 gli Sha’ Dong vincono il “Tour Music Fest” con il brano “AnemiA” (venendo premiati da Mogol in persona).

Nel 2010 la band torna in studio per registrare il secondo disco “Viola Elettronico” e accoglie in pianta stabile Paolo Convertito e il bassista Lino “Link” Cappabianca: il gruppo decide di imbarcarsi nella autoproduzione e nel 2013 pubblica il suo ultimo disco “Tra Veglia e Sonno”, vincendo il concorso “Italia tu” di Mediaset con il videoclip del brano “Mi ami o no” ed il contest nazionale web/televisivo “OraMusica” indetto dall’etichetta discografica Zimbalam in collaborazione con “Latlantide”. Ora il gli Sha’ Dong sono in tour con il suo nuovo disco e con la collaborazione di Alex “Tox” Crescenzo ai sintetizzatori e noi di MelodicaMente abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con loro: ecco cosa ne è venuto fuori.

Sha' Dong | © Pagina Facebook dell'artista

Sha’ Dong | © Pagina Facebook dell’artista

A tu per tu con gli Sha’ Dong

Ne è passato di tempo da quando, nel 2006, avete fatto l’esordio nel mondo musicale vincendo la quinta edizione di “Demo”, programma di Radio 1 Rai: cosa è cambiato da allora? Lo spirito è sempre lo stesso?

Se posso attribuirmi un merito, è sicuramente quello di non aver mai perso l’entusiasmo! Il nostro è stato e continua ad essere un percorso intenso, ricco di emozioni fortissime, alcune negative, dolorose, altre meravigliose ed irripetibili. Chi conosce le difficoltà oggettive che si affrontano inevitabilmente oggi nel mondo del lavoro in genere, e nello specifico in un settore saturo e “secondario” come quello della musica e dell’intrattenimento, sa che bisogna essere un po’ folli per continuare a fare la propria musica oggi in Italia, specialmente da “indipendenti”.Oltre a questo pizzico di follia, il nostro entusiasmo è tenuto in vita dall’amore con cui i nostri sostenitori, i “Fluorescenti”, ci ricambiano, sul palco e fuori. Non mi resta che pensare che probabilmente siano un po’ folli anche loro!

Il vostro genere è forse definibile “glam-pop”, un mix di elettronica, pop e rock molto piacevole e coinvolgente, dal sapore molto personale ma anche facilmente identificabile. Come vi approcciate alle canzoni in fase di scrittura?

Le nostre canzoni nascono generalmente dalla melodia. Sono un purista, amo l’opera oltre che il pop ed il rock, e la maggior parte delle mie canzoni nascono al piano. Eppure l’elettronica sembra però essere la giusta veste per le mie composizioni: le rende più imperfette, sporche, attuali, reali. Nello scrivere e nell’arrangiare le canzoni cerco di essere onesto, con tutte le mie incoerenze.

Se le vostre canzoni sono piacevoli, i vostri concerti sono a dir poco esplosivi, sia per partecipazione del pubblico che per coinvolgimento personale. Come vivete la dimensione “live”?

Il live è la dimensione in cui si sentiamo più vivi, in cui diamo sfogo a tutte le nostre sensazioni nascoste. Il trucco del taglio sull’occhio (che richiama il nostro logo, e con il quale mi propongo immancabilmente ad ogni spettacolo) è la metafora dell’augurio di riuscire a “rompere la maschera”, qualsiasi velo frapposto tra il nostro nucleo interiore e chi ci ascolta. Essere onesti, vibrare e far vibrare, è ancora una volta il fulcro della nostra ricerca artistica; vivere intensamente il momento e le emozioni più vere, anche quelle che ci fanno paura, per potersene liberare. Insomma, il live è il nostro momento di catarsi aristotelica!

“Tra veglia e sonno”, l’ascolto

Dopo i primi due dischi “Metamorfosi” e “Viola elettronico” gli Sha’ Dong hanno pubblicato nel 2013 il loro terzo disco, “Tra veglia e sonno“, disco anticipato dal singolo “Mi ami o no?” e composto da 7 brani inediti più 2 cover ( il singolo promozionale, riadattamento di “Not in love” di Robert Smith e “La Notte” di Adamo). Nel disco trovano spazio anche le collaborazioni di Enzo Rizzo del Soulfingers Mastering Studio e di Pino Tafuto, pianista di Gino Paoli, al pianoforte in “Libera”.

Sha' Dong - "Tra veglia e sonno" - Cover

Sha’ Dong – “Tra veglia e sonno” – Cover

Le canzoni che fanno parte del disco sono state scritte nel 2011, periodo in cui Paolo di Ronza perse il padre, e proseguono il cammino che gli Sha’ Dong hanno deciso di intraprendere, un cammino fatto di elettronica e pop misto ad un sapiente uso della melodia e ad una giusta dose di glam che caratterizza la band (il cui motto è “Stai fluo”).
Il disco, definito “Un omaggio a chi vive in bilico tra il sogno e la realtà, tra le passioni volatili e la necessità di concretezza” si apre con le note sintetiche di “Incubo“, pezzo triste e dolce nel momento stesso, per poi tuffarsi nell’energia di “Mi ami o no?”  e “La malinconia“. Il lavoro degli Sha’ Dong entra in una fase notturna ed umbratile con i brani “La notte” e “Stella Polare” prima di abbandonarsi al pop sbarazzino di “Io non lasciarmi mai” e “Ossessione“. Il disco si conclude con i due momenti più toccanti, la canzone “Tra veglia e sonno” dedicata da Paolo Di Ronza al padre scomparso e “Libera“, canzone dove il pianoforte e la voce colpiscono nell’anima.
Un disco di qualità, intenso, anche fin troppo breve, dove gli Sha’ Dong dimostrano che la strada intrapresa finora è quella giusta. Un disco che vi consigliamo caldamente.

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