Reportage Sanremo 2011

Pubblicato il febbraio 18th, 2011 | da cicciorigoli

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Sopravvivere alla Kermesse – la terza puntata (come si è svolta nella mia testa)

Sia chiaro, io Sanremo ieri sera non l’ho visto. Ero fuori, son tornato tardi e non avevo neanche voglia di stare a cercare notizie. Quindi, vi racconterò il Sanremo che si è svolto nella mia testa.

So che ieri hanno cantato delle canzoni legate in qualche modo alla storia italiana. Partendo da qui ho pensato alle canzoni che hanno fatto la storia italiana che avrei voluto ascoltare dai concorrenti della più nota kermesse canora italiana.

Nathalie – “Ho comprato la Moto Morini“. Non so se conoscete la simpatica canzone che fa: “Ho comprato la moto Morini, l’ho comprata soltanto per te, ma da quando non fai più i ******* la Moto Morini la tengo per me.” Con questa canzone Nathalie evidenzia il suo lato più rock che non ha paura di dire quello che pensa. Peccato che la censura della Rai sia caduta come una mannaia su questa rappresentante del bel canto e il testo recitava “Da quando non fai più i grattini la Moto Morini la tengo per me“. Peccato.

Albano – “Bocca di rosa“: Albano cerca di far dimenticare la sua canzone (in sogno gli è apparsa Romina che gli ha detto: “Ma non ti vergogni di quello che stai cantando?”, per poi sparire in un turbinio di paillettes) cantando della zoccola più famosa nel panorama della canzone italiana. Cambia ovviamente la poeticità del testo, ma pur sempre di donnine che vendono l’amore si tratta. Si vede che Albano ha quel pensiero fisso in testa.

Max Pezzali – “Quel mazzolin di fiori“: Canzone scelta dalle costumiste di Max, che ormai non sapevano più come vestirlo e quindi gli hanno messo addosso la divisa da alpino, risvegliando nei nostri cuori tutto l’orgoglio nazionale e soprattutto consentendoci di guardare Max senza pensare: “Ma come ti vesti?”.

Patty Pravo – “L’Aida“: Travestita da mummia egiziana (quindi, praticamente, struccata), Patty canta l’aria di Verdi che parla della schiavitù in Egitto. Sbaglia però le parole e comincia a cantare Pensiero stupendo, sul faraone strisciando. Meno male che in Egitto stanno già nei casini, sennò partiva l’incidente diplomatico.

Tricarico – “Le tagliatelle di Nonna Pina”: Omaggio a quello che ormai è il vero inno nazionale italiano, e anche per sviare le voci che vorrebbero che la canzone Tre colori fosse originariamente scritta per lo Zecchino d’oro. Previsto un duetto con Antonella Clerici, che però Tricarico non riconosce e, scambiandola per una povera pazza, le assesta un pugno prima di cominciare, lasciandola semisvenuta sul palcoscenico.

Emma e i Modà – “Un’estate al mare“: Per ricreare l’ambiente della battigia, lo scenografo decide che i Modà canteranno e suoneranno chiusi dentro un’enorme vasca di plexiglass chiusa con Saratoga il silicone sigillante e riempita d’acqua. Purtroppo si salvano.

Luca Madonia e Franco Battiato – “La  società dei magnaccioni“: Per alleviare il solito intellettualismo, Franco e Luca decidono di portare un pezzo popolare italiano. Peccato che cambieranno le parole dicendo: “Fatece largo che passamo noi, i virgulti della società occidentale tra Samarcanda e Tripoli passando per Istanbul”.

Giusy Ferreri – “Mamma dammi cento lire“: La canta magistralmente, peccato che il suo passato di cassiera ritorni sul più bello e dopo aver detto “Mamma mia dammi cento lire” aggiunga “Può pagare anche col bancomat”.

Roberto Vecchioni – “Te amo oplite“. Canta un’antica canzone latina ritrovata incisa su una roccia vicino ad Anzio. Tradotta, scopriamo che si tratta di “O surdato ‘nnamurato“. Però in latino fa sempre la sua porca figura.

Davide Van De Sfroos – “O mia bela madunina ‘ncoppa o Vesuvio“. Un riuscito mix di una canzone tipica lombarda con inserti partenopei. Memorabile il verso in cui dice: “Canten tutt luntan da Napoli se mora, però pure a Napule nunn’è ‘ca stamm buon cu tutta ‘sta munnezz” (Tutti dicono che lontano da Napoli si muoia, però anche a Napoli non è che si stia benissimo visto l’annoso problema dei rifiuti).

Anna Tatangelo – “Vaffanculo“: No, non è la canzone che canta. È quello che ne penso io.

Anna Oxa – “Hsdsqqqaaaaakss hhssauasyro“: Non è un errore di battitura, è che proprio nessuno è riuscito a capire che cosa abbia detto e cantato. Si sospetta un’intrusione aliena nel corpo della Oxa. Speriamo, non è concepibile che continui a urlare e a cantare in quel modo. Forse vuole dirci qualcosa, e noi non riusciamo a comprenderlo, ma la NASA sta già studiando i messaggi occulti contenuti nelle sue canzoni.

La Crus – “Sei come la mia moto“: Scelta controcorrente per il gruppo, che intonano la canzone di Jovanotti accompagnati da un coro gregoriano, 15 soprano russe in sovrappeso, un suonatore di gong tibetano e uno di didjeridoo australiano. Il risultato non è male, ma difficilmente credo che potrà sfondare nei jukebox.

Luca Barbarossa e la Sconosciuta figa spagnola –  “People from Ibiza“: I due cantano la canzone di Sandy Marton con grande impegno ed emozione, soprattutto la spagnola che però crede che questa canzone sia l’inno nazionale spagnolo. Qua l’incidente diplomatico mi sa che ci scappa.

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4 Responses to Sopravvivere alla Kermesse – la terza puntata (come si è svolta nella mia testa)

  1. io però ho scoperto che la sconosciuta figa spagnola è la moglie di Alonso!

  2. Antonio says:

    Prima di scrivere ca$$ate dovresti pensarci due volte!
    Giusy Ferreri ieri sera ha cantato “Il cielo in una stanza ” di Gino Paoli e non “Mamma dammi cento lire“ cantata dalla coppia Arisa – Max Pezzali.

  3. Lobotomia says:

    @Antonio: ma hai mica notato che è una cosa comica e all’inizio si dice che non è la realtà?

    P.s. a me hanno fatot pena sia la Ferreri che Pezzali.

  4. Rules says:

    @Antonio: Ma ti sei accorto che la ca$$ata l’hai scritta tu? “vi racconterò il Sanremo che si è svolto nella mia testa” leggo nei primi due righi dell’articolo, difficile da comprenderne il senso?

    Complimenti all’autore invece che ogni mattina mi da motivo di cercare news su Sanremo.

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