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Pubblicato il luglio 23rd, 2013 | da Angelo Moraca

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Springsteen & I: quello che Springsteen non è

Springsteen & I rappresenta tutto quello che Springsteen non è. E cerchiamo di spiegare il perchè in poche battute. Il film-documentario diretto da Baillie Walsh e prodotto da Ridley Scott ha fatto parlare di sé già dagli albori, fosse solo per il fatto che a produrlo è stato proprio il regista de “Il Gladiatore”.  Peccato che poi, seduto comodamente in sala al cinematografo, la noia fa da padrona, fatto salvo alcuni spezzoni che suscitano un certo senso di ilarità, altri un certo senso di meraviglia. Trasmesso in contemporanea in 50 Paesi nel mondo per una sera: da uno, gli appuntamenti diventano tre. Il rapporto tra Springsteen e i fan, si diceva. Tutto quello ruota attorno a questa particolare alchimia non è presente nella pellicola. Un’ora e un quarto di pellicola frutto di una scrematura di oltre 3 milioni di filmati e materiale inviato dai fan.

Queste le parole elargite da Baillie Walsh in occasione della presentazione del film-documentario Springsteen & I:

Impazzii per “Life in a Day”. E’ internet che ha permesso la creazione di questo film e l’idea di utilizzare la tecnologia in questa direzione mi ha ispirato per questo film-documentario.

Sull’idea nulla da dire, sia chiaro, così come sulle tecniche di montaggio. Quello che si aspetta, però – complice il trailer disponibile in rete – è un quadro generale della situazione, non un sunto, diciamo un lavoro capillare. Mostrare al pubblico – non solo ai fan – cosa realmente rappresenta la musica di Springsteen (sforziamoci di non chiamarlo Boss): quello che si vede, invece, è il fanatismo più spiccio, fatto salvo il musicista di strada squattrinato che ha avuto il piacere di suonare per strada proprio con lui, Bruce, dopo un incontro fortuito. “Dicono che tutti nella vita hanno i loro 15 minuti di popolarità. Beh io ne ho avuti in eccesso, abbiamo suonato insieme per 15 minuti e 17 secondi”. Ecco, mostrare il lato più umano del più grande performer attualmente in circolazione e non la sfilata di collezionisti quelli che: “lo seguo da più tempo, ho più materiale”. Lasciamo anche da parte questa considerazione

Springsteen & I - Locandina

Springsteen & I – Locandina

Le note positive, comunque, non mancano: una coppia che organizza una “vacanza Bruce” e si ritrova al Madison Square Garden in prima fila dopo un incontro fortuito con una persona dell’entourage di Springsteen o il ragazzo che prepara un cartello con scritto “Bruce sono stato lasciato dalla mai ragazza”; il cartello finisce sul palco, Bruce invita a salire il giovane per un abbraccio, semplice e sentito, e sulle note di “I’m going down” gli ripete (così come a tutti): “Everything it’s gonna be allright”. Ecco, magari qui ci avviciniamo a quello che conta.

Tutto questo è stato uno schiaffo inferto gratuitamente. Magari alcuni brani proposti sul finale tratti dal concerto ad Hyde Park lo scorso anno, addolciscono questa pillola: il duetto con Paul McCartney o la splendida versione di “Because the Night” o la versione di “Thunder Road” solo voce e armonica: roba da far accapponare la pelle. No Walsh non ci sei riuscito. Tutto questo uccide il rapporto speciale che c’è tra Springsteen e il suo pubblico. Tutto questo uccide quello che conta.

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2 Responses to Springsteen & I: quello che Springsteen non è

  1. Ilaria says:

    springsteen & i non ti sará piaciuto (a me tanto!), ma certo è che queato articolo è veramente mal scritto!

    • Giuseppe Guerrasio says:

      @Ilaria: immagino tu sia una fan, anzi una fangirl. Motivo per cui anche se fosse stato un pezzo di Umberto Eco lo avresti visto scritto male, non potendo attaccarti ad altro.

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