Reportage stereophonics

Pubblicato il settembre 13th, 2010 | da cicciorigoli

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Stereophonics: la recensione del concerto di Milano

Gli Stereophonics si esibiscono all’Alcatraz all’interno di F1 Rocks, evento che segue i gran premi di Formula1 e che prevede un concerto in ogni città in cui si trova il circus. Quindi, Gran Premio di Monza, Stereophonics a Milano.
La parola chiave è evento. Più che a un concerto, sembra di stare a un happy hour.

Secondo un inglese che ascolto mentre fumo una sigaretta, “Is full of beautiful people“. Sarà che io non sono abituato a stare con il beautiful people, comunque è tutto abbastanza sottotono. L’Alcatraz è mezzo vuoto (o mezzo pieno, dipende dai punti di vista), e se ti stacchi dalla folla sembra di guardare la televisione. Gli Stereophonics sul palco ce la mettono tutta, ma l’atmosfera non sembra proprio quella del rock’n’roll a cui siamo abituati, con la gente che canta, balla e si diverte. Se escludi le prime file dove trovi gli appassionati dei tre Gallesi, per il resto ci sono persone che girano annoiate e con la loro (orribile) birra in mano.
Si vede che i troppi omaggi dati in giro da radio, siti e giornali hanno richiamato gente poco interessata al concerto e più alla bella gente. Tanta gente porta in testa un cerchietto con delle corna da diavolo che successivamente scopro dati in giro dallo sponsor della serata, la Marlboro. Hai voglia a dire che la pubblicità delle sigarette è vietata, ci sono delle ragazze che distribuiscono allegramente pacchetti a chiunque. Non male, per un fumatore come me, meno per il ministro della Salute che non credo sarà molto contento. Area VIP piena di gente a cui non frega evidentemente niente del concerto, diciamo che non mi dispiace non essere stato ammesso (ebbene si, ci ho provato ma mi hanno rimbalzato).
Comunque, il concerto. Questi Oasis in miniatura suonano la loro musica abbastanza plasticosa e parecchio patinata, ottima per la pubblicità. Chitarrone, qualche pezzo molto famoso come “Maybe tomorrow” e “Have a nice day“, ma nulla di memorabile. Ascolti una canzone, e appena attacca quella dopo te la sei già dimenticata. Sarà che non c’era l’atmosfera giusta, come avete già capito, ma non è stato uno dei migliori concerti della mia vita. Non che loro non si impegnino, a dire la verità, ma mancava qualcosa. Tutti perfettini, con la loro giacca di pelle d’ordinanza, ma senza quella passione, quel qualcosa in più che ti fa uscire contento e sudato.

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7 Responses to Stereophonics: la recensione del concerto di Milano

  1. Filippo says:

    Mi sembra la recensione dell’unica persona al mondo che non rimane impressionata dal sound degli Stereophonics dal vivo e dalla voce di Kelly Jones! Lascia perdere guarda!!!

  2. cicciorigoli says:

    @ Filippo: Probabilmente era l’atmosfera che non li aiutava. Mica ho detto che non ha una bella voce. Anche se poi, essere l’unica persona al mondo mi sembra un tantinello eccessivo, ma comunque.

  3. SallyBrown says:

    Io sono la terza. Essere fan non significa dover essere necessariamente pro-band sempre e comunque.
    La verità è che gli Stereophonics sono terribilmente noiosi e la sfortuna di un live è non poter premere il tasto STOP.

  4. Alessandro says:

    @cicciorigoti
    io penso che le recensioni vanno scritte senza ricalcare ulteriormente il messaggio che si da al fumo e ai suoi sponsor, a noi non interessa delle ragazze che hostess che distribuivano sigarette e corna, o dei vip che si davano ad altro e non al concerto, a noi principalmente interessa degli Stereophonics, che non ricalcano assolutamente la band degli sfigato Gallagher ma che hanno fatto una strada diversa dagli Oasis, io mi concentrerei più su un concerto che è stato deludente che per il resto. Li avevo visti in un lontano hjf insieme con Blur, Bush, Manson ed altri e rivedendoli non mi son sembrati cattivi o aggressivi come allora, mi è sembrato un monologo scritto e recitato male, tutto qui, erano come dire “scoglionati” peccato, sarà per la prossima…..poi non sempre si può essere vincenti.

  5. Filippo says:

    Purtroppo in Italia decidono tutto le radio e lo si capisce quando per identificarli tutti si rifanno solo a “Maybe Tomorrow” e “Have a nice day”. Volevo solo porre l’attenzione sul fatto che anche all’Heineken molte persone che non li avevano mai sentiti, a fine concerto erano rimaste fortemente colpite dalla forza della loro musica. Che l’atmosfera non fosse il massimo posso essere d’accordo, purtroppo il pubblico fa la sua parte e se non va, anche chi suona si spalla. Riguardo alla similitudine con gli Oasis, direi poco azzeccata e realistica. Poi, come si dice, la musica è solo questione di gusto! Cheers!

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