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Pubblicato il novembre 22nd, 2011 | da catapulta

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Surkin: “USA”. La recensione

Uscito a novembre, l’album “USA” di Surkin promette di fare molto bene. Già a settembre il singolo “Ultra Light” ne aveva preannunciato l’uscita, riscuotendo feedback molto positivi e ottenendo subito il supporto di dj ormai affermati, come Boys Noize e Justice. L’album esce su etichetta Marble, lanciata quest’anno proprio dallo stesso Surkin. “USA” si può collocare nel genere indie – dance, essendo una cascata di pezzi, che ondeggiano tra house,  pop e indie, con tuffi frequenti negli anni ’80. Sono 16 pezzi, consigliatissimi a chi ascolta Groove Armada e Grum (e ovviamente i già citati Justice).

Surkin - USA - Artwork

Il disco parte con una traccia intro, che lancia nello spazio “Lose Yourself“. Proprio questo pezzo si candida come prossimo imminente successo: suadente e  melodico, è accompagnato dalla voce della cantante inglese Ann Saunderson, che imprime giusto temperamento e dolcezza al pezzo, in un ritornello dove è proprio impossibile non lasciarsi andare e non perdere il controllo. Il percorso continua con un’accelerazione in salita in “Love Shot“, che ricalca in tutto e per tutto le atmosfere anni ’80, mentre ci si deve soffermare sulla traccia seguente, il cui acronimo “I.N.Y.N.” richiede un ascolto più profondo per essere risolto. Sonorità decisamente più house in “Fireworks Hotmix“, mentre in “Silver Island” ci si lascia prendere da una nostalgia di stampo elettronico, che ci fa sognare appunto un’isoletta d’argento, nel mezzo di un aperitivo spensierato (che sia Ibiza?). “White Knight Two” ci fa fare un salto alla fine degli anni ’80, quando atmosfere più cupe e veloci andavano a distorcere i ritmi del decennio precedente. La carica riprende alla grande con “Rock It“, che prelude alla allegra e laboriosa “Harry“, frutto della collaborazione con un altro dj francese, Bobmo. Un’altra canzone che ci fa immergere completamente negli anni ’80 è “Never Let Go“. Questa volta la voce è di Kevin Irving, e il risultato è un groove ipnotico, che ci fa venire in mente il Michael Jackson di quel periodo. Ma si riparte subito con la energetica “Fan Out“, con un basso e un ritmo semplicemente esplosivi. L’album è piuttosto altalenante: infatti dopo questo pezzo, siamo proiettati su un’altra isola, non più d’argento, ma d’oro, dove il relax regna sovrano (“Gold Island“). Ma non dura molto, perché  arriva il momento della traccia fulcro dell’album, ovvero “Ultra Light“, uno di quei pezzi semplici semplici, che però sono capaci di mandare in visibilio la dance floor, con un drop notevole e insistente. Omaggio pure all’Italia con “Quattro“, canzone in pieno stile anni ’80 che non ha nulla da invidiare a Dead or Alive o a Sylvester in quanto a spirito e vivacità. Ormai verso la chiusura dell’album, assistiamo con deferenza a “Silver Spring Anthem“. In piena discesa arriviamo al capolinea con “End Morning“, viaggio allucinogeno nella bruma mattutina, forse scaturito da un post-serata a base di Surkin.

Surkin, al secolo Benoit Heitz, è un dj e produttore francese di ventisei anni. Ha cominciato a farsi conoscere nel panorama musicale internazionale all’età di venti, quando ha cominciato a  sfornare i suoi primi remix ufficiali: inizia con “Sunshowers” di M.I.A., non proprio una sconosciuta. L’anno dopo, nel 2006, collabora con il connazionale Para One e gli consegna ben due remix. Questi primi tre lavori, usciti sotto la stessa etichetta, la Institubes, hanno tutti un timbro electro, ma che già fa intuire qualche sfumatura dello stile attuale di Surkin. Le prime produzioni come autore, invece, sono molto più aggressive e spregiudicate: basta ascoltare EP come “Ghetto Obsession” o “Play Do“.

Il 2007 è un’ottima annata per il dj francese, che realizza remix per Boys Noize, Chromeo, Klaxons, Yuksek e Teki Latex. Proprio andando a mettere (musicalmente) le mani su quest’ultimo, ottiene un discreto successo e buone reazioni. Lo stile di Surkin in questo periodo arriva a consolidarsi e a definirsi, perdendo definitivamente lo stampo electro da cui era partito, ma mantenendo sempre vigore e ritmo. Sempre in quest’anno pubblica il primo album “Action Replay“. Poi un remix per Justice nel 2008, alcuni EP e qualche collaborazione, fino a “USA“, che sancisce chiaramente un ottimo e meritato ritorno.

Attualmente Surkin ci può guardare dall’alto dei suoi 36’000 e oltre fan su facebook: senza dubbio sono destinati a salire col passare dei prossimi mesi, se saprà sventolare per bene la bandiera a stelle e strisce in giro per il mondo.

6.5/10
Surkin: "USA". La recensione, reviewed by catapulta on 2011-11-22T20:31:52+00:00 rating 6.5 out of 10

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