Reportage Wesley Keith Schultz - Pistoia Blues Festival | © Melodicamente

Pubblicato il luglio 16th, 2014 | da Elide Messineo

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The Lumineers portano il folk rock al Pistoia Blues Festival

E’ un Pistoia Blues Festival particolarmente variegato quello di quest’anno, che di blues forse ha molto poco: è partito con i Negramaro e in mezzo ci sono passati i Morcheeba e Jack Johnson, oltre a Robert Plant gli unici a sembrare più in linea col Festival sono stati i Lumineers.

Una bella sorpresa, ero curiosa di vederli e sono rimasta colpita positivamente: il gruppo è composto da giovanissimi artisti che hanno deciso di lanciarsi nel mondo della musica nel 2005. Alcuni brani, come “Ho hey” e “Big Parade” (con il quale hanno chiuso il concerto) sono diventati famosissimi in tutto il mondo, ma tutto il resto non è da sottovalutare.

The Lumineers hanno omaggiato Bob Dylan ma il loro sound ricorda non poco quello dei Mumford and sons, il folk rock comunque piace al pubblico, anche se meno numeroso rispetto alle serate precedenti. Wesley Schultz è un ottimo performer oltre che un perfetto frontman, interagisce con il pubblico, chiede di mettere gli smartphone da parte per tenere il tempo con le mani, balla, si scatena e si diverte insieme ai suoi compagni, poi prende la sua chitarra e la porta tra il pubblico o intona un brano senza amplificazione.

Idee originali e brani piacevoli, orecchiabili, The Lumineers ci hanno regalato “Submarines” in apertura, e poi in ordine sparso “Charlie Boy“, “Elouise“, “Dead sea“, “Classy Girls“, “Stubborn love“, “Duet” e la cover di “Subterranean Homesick Blues“.

Grazie al successo di “Ho Hey“, che arriva tra i primi pezzi proposti, i Lumineers adesso portano in giro per il mondo la loro musica e al trio originale composto da Wesley Keith Schultz, Jeremiah Caleb Fraites e Neyla Pekarek, adesso si aggiungono nuovi musicisti e tutti di ottimo livello.

I Lumineers sono giovani ma propongono un tipo di musica che si discosta totalmente da quella commerciale che purtroppo ci viene propinata più spesso rispetto ad altri generi; sono capaci di rendere il folk rock un genere “di massa”, di farlo apprezzare anche a chi non è orientato in quella direzione, sul palco sono energici, catturano l’attenzione, sono sicuramente da tenere d’occhio.

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