Interviste Zibba e Almalibre - Senza pensare all'Estate - Artwork

Pubblicato il febbraio 17th, 2014 | da Stefano Pellone

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Zibba: “La musica italiana è figlia del suo tempo”

Si avvicina il Festival di Sanremo e noi di MelodicaMente abbiamo deciso di intervistare un musicista presente nella sezione Giovani, un cantautore delicato ed intimo, Zibba che al Festival presenterà il brano “Senza di te“. La canzone sanremese sarà contenuta nel nuovo album, il sesto di inediti della carriera del cantautore, dal titolo “Senza Pensare all’Estate” (Almafactory/Artist First).

La nostra è stata una chiacchierata sincera e rilassata, con moltissimi spunti di discussione e tante idee sul tavolo che vi proponiamo a seguire.

 

1)    Allora, Zibba, sarai presente al Festival di Sanremo nella sezione Giovani con il brano “Senza di te”: molti artisti si presentano sul palco dell’Ariston con molte idee per la testa. Che aspettative hai riguardo a questa kermesse?

Questa è una kermesse che darà la possibilità a chi lavora con me da tanti anni di fare una vita più facile e di avere una visibilità più ampia. Poi sono sicuro che ci divertiremo molto nei prossimi giorni, ci sono tantissimi amici al Festival quest’anno anche tra le Nuove Proposte, persone con cui passi piacevolmente del tempo. Sarà una bella esperienza anche dal punto di vista umano, sarà un bel Festival. In questo festival ci sono anche un sacco di amici come De Andrè che sarà un piacere riabbracciare.

2)    “Senza di te” è tratto dal tuo prossimo fisco “Senza pensare all’estate”, una tua antologia che uscirà a breve (20 Febbraio, NdR). Parlami di questo brano: come è nato? Cosa ti ha spinto a portarlo a Sanremo?

Questo è un brano che mi sta molto cuore perché parla dell’amore dal punto di vista di chi vuole condividere la vita con qualcuno e costruire una famiglia, ben consapevoli del fatto che costruire una famiglia non vuol dire non fare errori, anche se si cerca di fare sempre del proprio meglio. Questo è un messaggio che mi faceva piacere portare sul palco dell’Ariston per ringraziare la mia famiglia che mi supporta e che è la mia energia e la mia voglia di fare.

Zibba e Almalibre - Senza pensare all'Estate - Artwork

Zibba e Almalibre – Senza pensare all’Estate – Artwork

3)    La tua carriera inizia nel 1998 e da allora sono passati tantissimi anni, molti e moltissimi premi e riconoscimenti, come il Premio Tenco ed il Premio Bindi, premi importantissimi per un musicista in Italia. Molti ti definiscono come una delle più interessanti realtà del nuovo cantautorato italiano: ti senti addosso questa “etichetta”? Cosa vuol dire per te essere un cantautore in Italia oggi?

Di cantautore sì, non di grande realtà importante. Molte volte si definisce un cantante in un modo ma non è detto che la persona si senta così. Una volta una persona mi ha definito l’erede di De Andrè e secondo me De Andrè si merita ben altri eredi. Io lavoro con estrema sincerità e serenità, non ho nessun tipo di pretese, anzi mi sembra sempre una specie di magia che qualcuno ascolti le mie canzoni e devo dire la verità e sono fortunatamente felice al di là di come mi va la carriera, tutto quello che arriva è un regalo e lo prendo come tale. Essere un cantautore oggi? Dovresti chiederlo a quelli che fanno rap e hip hop, probabilmente ora loro sono come contenuti e come modo di porsi i veri eredi del cantautorato degli anni ’70, trattano di politica e di sociale, io come cantautore parlo spesso di sentimenti e della mia vita personale, la palla secondo me è passata al momento a loro. Come per ogni periodo, la musica italiana al momento è figlia del suo tempo.

4)    Hai collaborato con molti artisti come Tonino Carotone, Serena Dandini, Bunna, Federico Zampaglione, Roy Paci, Tiziano Ferro ed Eugenio Finardi. Cosa hai ricavato da tutte queste possibilità di lavorare con altri artisti?

Ognuno di loro mi ha raccontato un piccolo aneddoto, ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa come un piccolo zaino da portare con me, qualcosa di importante. Mi ricordo le chiacchierate con Federico Zampaglione, gli aneddoti di Eugenio Finardi. Devo ringraziare tutti loro perché i loro consigli sono stati e continuano ad essere molto preziosi per la mia carriera.

5)    La tua è una musica In bilico tra rock e poesia, con venature folk e jazz. Come nasce la tua musica? Hai qualche fonte di ispirazione? Chi consideri un tuo maestro musicale?

Beh, di maestri musicali nella vita ne ho avuti tanti. Sicuramente quando ero ragazzino, verso i 15 anni, mi ha colpito la figura di Tom Waits, mi è piaciuto di lui non tanto il genere musicale ma la libertà con cui faceva quello che voleva. Mi ha insegnato che nella musica non ci sono barriere, non ci sono paletti e per questo mi ha sempre fatto strano chi fa una musica e solo quella, per un determinato tipo di persone, a meno che non sia per un motivo specifico. Considero, visto le cose grandiose che ci sono da fare, che sia molto limitante, e questo me lo hanno insegnato artisti come il già citato Tom Waits oppure Ben Harper, Capossela, persone che hanno sempre fatto quello che volevano facendo grandissime cose.

6)    A detta degli addetti ai lavori la tua vera dimensione non è lo studio, ma è il live, dove tu dai tutto te stesso. Cosa ti piace di più del palco, dato che sono ormai  sedici anni che calchi i palchi di tutta Italia?

Quest’anno sono 22 anni che suono sul palco, dato che ho iniziato a suonare che avevo 16 anni. Suonavo almeno una volta alla settimana con una blues band e mi davano anche qualche soldino, al tempo. La cosa che mi piace di più è che quando salgo sul palco sono me stesso e con il microfono ho la possibilità di dire qualcosa al pubblico. Provo una grande sensazione di gratitudine verso la vita che mi ha dato la possibilità di fare questo e verso il pubblico che mi dà sta ascoltando, è una magia che si ripete ogni volta. Io ho avuto la fortuna di avere con me un gruppo di amici, gli Alma Libre, con i quali condivido questo progetto e senza i quali non saprei come sarebbe la mia vita di tutti i giorni. Quando salgo sul furgone è come se cominciasse una seconda vita ma che fosse sempre la mia.

7)    Non ti sei fermato solo alla musica ma sei un artista a tutto tondo, dato che hai scritto le musiche per gli spettacoli teatrali “Comedian blues” e “Camilla”,  hai recitato come attore nel musical “All’ombra dell’ultimo sole” ispirato a Fabrizio De Andrè ed hai scritto il libro “Me l’ha detto Frank Zappa”; cosa ti porti dentro di quelle esperienze? Cosa hanno significato per te?

Molto. Tutto quello che ho fatto lo trovo in linea con il mio pensiero, mi sono sempre detto perché non farlo, ci provo, gioco come faccio qualunque altra cosa, tutto quello che mi diverte e dà alimento alla mia creatività ben venga.

8)    Ultima domanda direi quasi di rito: quale è il futuro di Zibba dopo il Festival di Sanremo?

Un tour lunghissimo, abbiamo già tantissime date in tutta Italia fino alla fine dell’estate: un sacco di persone vogliono ascoltare la nostra musica in giro e noi siamo felici di avere questa possibilità. Siamo in tour ininterrottamente dal 2010 e la nostra vita è quella, non posso chiedere altro. I club ed i teatri sono le realtà che preferisco di più,  il teatro perché mi dà la possibilità di raccontarmi molto, il club perché sei vicinissimo alle persone che ti ascoltano e ti da la possibilità di avere vicino fisicamente il pubblico. Preferisco i tour invernali, nei club si ha come la sensazione di essere in una stanza tutti vicini e di vivere una cosa comune, è una cosa che mi tranquillizza.

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