Lucia di Lammermoor alla Scala: Rosa Feola e Speranza Scappucci firmano il ritorno di un capolavoro donizettiano
La lucia di lammermoor scala è tornata al centro del dibattito lirico milanese con uno degli allestimenti più attesi della stagione 2026: Rosa Feola interpreta il ruolo del titolo sul palcoscenico del Teatro alla Scala, con la bacchetta affidata a Speranza Scappucci. Non è un caso che questa produzione stia generando un’attenzione fuori dal comune — si tratta dell’incontro tra una delle voci più raffinate del belcanto italiano contemporaneo e una direttrice che ha costruito la sua reputazione internazionale proprio sul repertorio ottocentesco. Sulla carta, e non solo sulla carta, è uno degli eventi lirici dell’anno.
Parlare di Lucia di Lammermoor alla Scala significa parlare di storia. L’opera di Gaetano Donizetti, andata in scena per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli nel 1835, ha attraversato quasi due secoli di rappresentazioni scaligere, diventando uno dei titoli simbolo del teatro milanese. Ogni nuova produzione porta con sé il peso di confronti illustri — da Maria Callas a Joan Sutherland, da Edita Gruberová a Natalie Dessay — eppure ogni generazione riesce a trovare nella partitura qualcosa di nuovo da dire. Questa ripresa non fa eccezione.
Rosa Feola: un percorso artistico che converge sulla Scala
Rosa Feola è uno dei nomi più solidi del panorama lirico internazionale degli ultimi dieci anni. Nata a Napoli, formatasi tra l’Italia e le principali istituzioni europee, ha costruito un repertorio che spazia dal Settecento mozartiano all’Ottocento romantico, con una predilezione per i ruoli che richiedono agilità vocale, controllo del fiato e capacità di comunicare fragilità emotiva senza mai perdere la precisione tecnica. Lucia Ashton è, in questo senso, il personaggio che sembra cucito su di lei.
Il suo rapporto con la Scala non è nuovo. Feola ha calcato questo palcoscenico in produzioni precedenti, raccogliendo consensi sia dalla critica sia dal pubblico del Piermarini. Ma questo ritorno ha un peso specifico diverso. Interpretare Lucia — forse il ruolo di soprano più iconico del belcanto — alla Scala nel 2026 significa misurarsi con un’aspettativa collettiva che va oltre il singolo spettacolo. È una dichiarazione artistica, un punto di arrivo e allo stesso tempo una nuova partenza nel suo percorso.
Letto dentro il settore, il casting di Feola in questo ruolo non sorprende chi segue la sua carriera da vicino. Negli ultimi anni la soprano campana ha progressivamente ampliato il suo repertorio verso titoli più impegnativi sul piano drammatico, senza mai sacrificare la purezza del suono che la contraddistingue. La sua Lucia promette di essere un equilibrio raro tra virtuosismo belcantistico e profondità interpretativa.
La scena della pazzia: il banco di prova per eccellenza
Nessuna discussione su Lucia di Lammermoor può prescindere dalla scena della pazzia del terzo atto — uno dei momenti più celebri e più temuti dell’intero repertorio operistico. È qui che si misura davvero la statura di una Lucia: la voce deve sostenere un arco drammatico lunghissimo, passare da momenti di delirio visionario a fragilità quasi infantile, dialogare con il flauto traverso (o, nella tradizione ottocentesca, con la glassarmonica) in un intreccio di timbri che può risultare ipnotico o goffo a seconda di chi lo esegue.
Feola ha dimostrato nelle sue recenti apparizioni internazionali di possedere gli strumenti tecnici e interpretativi per affrontare questa sfida. La sua capacità di modulare il colore vocale, di gestire i pianissimi nelle note alte senza che la voce perda proiezione, e di mantenere una presenza scenica credibile anche nei momenti di maggiore astrazione drammatica, la rendono una candidata ideale per uno dei ruoli più complessi del repertorio romantico.
Speranza Scappucci alla guida: una direzione che guarda all’essenza della partitura
Se Rosa Feola rappresenta il fulcro vocale di questa produzione, Speranza Scappucci ne è la mente musicale. Direttrice romana di formazione internazionale, Scappucci ha costruito negli anni una carriera che la vede regolarmente ospite nei teatri più importanti del mondo, dall’Opera di Parigi al Metropolitan di New York, dal Covent Garden di Londra alla Wiener Staatsoper. Il suo approccio alla direzione è noto per la precisione filologica unita a una sensibilità teatrale acuta — qualità che nel repertorio donizettiano fanno una differenza sostanziale.
Dirigere Lucia di Lammermoor non significa soltanto tenere insieme voci e orchestra. Significa costruire una tensione narrativa che duri quasi tre ore, calibrare i tempi in modo che ogni momento drammatico abbia il respiro giusto, e trovare quell’equilibrio sottile tra la dimensione cameristica del belcanto — fatta di dialogo intimo tra voce e strumento — e la grandiosità romantica che la partitura di Donizetti richiede nei concertati e nei finali d’atto.
Scappucci ha dichiarato in più occasioni di considerare Donizetti un compositore spesso sottovalutato nella sua complessità armonica e orchestrale. Guardando il contesto della sua carriera, questa produzione scaligera rappresenta un’occasione per ribadire quella posizione con uno dei titoli più rappresentativi del compositore bergamasco, su uno dei palcoscenici più importanti al mondo. Per approfondire il profilo artistico della direttrice e la sua visione del repertorio operistico ottocentesco, è utile consultare le risorse disponibili sul sito ufficiale del Teatro alla Scala.
La produzione: tra tradizione e sguardo contemporaneo
Ogni allestimento di Lucia di Lammermoor porta con sé scelte registiche che inevitabilmente dialogano con la tradizione. L’opera è ambientata nella Scozia del XVII secolo, un paesaggio di castelli, brughiere e clan in guerra che ha sempre offerto ai registi un terreno fertile per costruire atmosfere gotiche e romantiche. La domanda che si pone ogni nuova produzione è quanto fedeltà mantenere a quel contesto storico e quanto invece spingersi verso una reinterpretazione che parli al pubblico contemporaneo.

La produzione scaligera del 2026 si muove su un territorio che potremmo definire di realismo poetico: le scene evocano la Scozia senza rinchiudersi in un filologismo da museo, lasciando spazio a una lettura psicologica del personaggio di Lucia che va oltre la semplice vittima di un matrimonio combinato. Questa Lucia è una donna intrappolata tra le aspettative familiari e il proprio desiderio di autodeterminazione — una lettura che risuona con il pubblico di oggi senza tradire lo spirito del libretto di Salvadore Cammarano, tratto dal romanzo di Walter Scott.
Il cast di supporto contribuisce in modo significativo alla riuscita complessiva dello spettacolo. Il ruolo di Edgardo — il tenore protagonista maschile e l’amore impossibile di Lucia — è affidato a un interprete capace di sostenere il confronto vocale con Feola nei duetti, che sono tra i momenti più belli dell’intera partitura. Enrico Ashton, il fratello antagonista, richiede un baritono di presenza scenica autorevole e di colore vocale scuro, in grado di incarnare quella durezza patriarcale che è il motore drammatico dell’intera vicenda.
Lucia di Lammermoor alla Scala: perché questa ripresa conta nel 2026
Al di là dei numeri — biglietti esauriti, attesa critica, copertura mediatica — questa Lucia di Lammermoor alla Scala conta per ragioni che riguardano lo stato di salute del teatro d’opera in Italia e nel mondo. Gli ultimi anni hanno visto il pubblico lirico attraversare trasformazioni profonde: la pandemia ha ridisegnato le abitudini di fruizione, le piattaforme digitali hanno reso accessibili produzioni da tutto il mondo, e il dibattito su come rendere l’opera più inclusiva e meno elitaria è più vivo che mai.
In questo contesto, una produzione come questa assume un valore simbolico preciso. Dimostra che il grande repertorio ottocentesco — spesso accusato di essere polveroso o inaccessibile — può ancora parlare a un pubblico vasto quando è affidato a interpreti che lo vivono con autenticità e urgenza. Rosa Feola e Speranza Scappucci non stanno eseguendo un reperto museale: stanno raccontando una storia di oppressione, amore e follia che non ha perso nulla della sua forza emotiva.
Non è un caso che la Scala abbia scelto questo titolo e questi nomi per uno dei momenti centrali della propria stagione. Il teatro milanese ha sempre avuto la capacità di leggere il momento culturale e di rispondervi con programmazioni che bilanciano tradizione e innovazione. Per chi volesse approfondire la storia delle rappresentazioni di Lucia di Lammermoor e il suo posto nel canone operistico internazionale, la banca dati Operabase offre una documentazione completa delle produzioni mondiali degli ultimi decenni.
Il pubblico e l’esperienza in sala
Assistere a Lucia di Lammermoor alla Scala è un’esperienza che va oltre il concerto. Entrare nel foyer del Piermarini, con i suoi lampadari e i suoi palchi, significa immergersi in uno spazio che ha visto passare quasi tre secoli di storia musicale. Il pubblico scaligero è esigente — lo è sempre stato — ma è anche capace di partecipazione emotiva genuina, di quei silenzi carichi di tensione che precedono un acuto difficile o di quegli applausi liberatori che esplodono dopo la scena della pazzia.
Questa produzione ha già registrato un’alta domanda di biglietti, segnale che l’interesse per il grande repertorio lirico non si è esaurito ma si è semmai affinato. Il pubblico che si presenta al Piermarini nel 2026 è più informato, più connesso, spesso ha già ascoltato le registrazioni storiche e sa cosa aspettarsi. Eppure viene lo stesso, perché sa che nessuna registrazione può replicare la presenza fisica di una voce come quella di Feola in uno spazio acustico come quello della Scala.
Uno sguardo ai prossimi mesi della stagione scaligera
Questa ripresa della Lucia di Lammermoor alla Scala si inserisce in una stagione 2026 che il teatro milanese ha costruito con evidente attenzione alla qualità degli interpreti e alla varietà del repertorio. Dopo le recite di Donizetti, il calendario prevede altri titoli di rilievo che confermeranno o ridiscuteranno le aspettative create da questo avvio. Speranza Scappucci, nel frattempo, è attesa su altri podii europei, mentre Rosa Feola ha già annunciato impegni internazionali che la vedranno portare il suo repertorio belcantistico in alcune delle principali piazze mondiali.
Quel che resta, al di là delle singole recite, è la conferma che la Scala continua a essere un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia capire dove si trova oggi il teatro d’opera. Non un museo, non un parco divertimenti culturale, ma un luogo vivo dove il passato e il presente si incontrano ogni sera sul palcoscenico, e dove una voce come quella di Rosa Feola può ancora far trattenere il respiro a una platea intera. La stagione è appena entrata nel vivo, e il meglio potrebbe ancora venire.
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