Il cantautore romano Alberto Laurenti, già famoso per le sue collaborazioni con cantanti come Tiromancino, Renato Zero e Franco Califano, insieme alla banda gitana dei Rumba De Mar ha composto “Al crocevia della musica“, un nuovo disco di dieci tracce in cui la rumba si fonde con i suoni del Mediterraneo e dei Balcani, grazie anche all’uso di alcuni strumenti come il liuto e i flauti araba, le chitarre portoghesi e flamenche e il duduk.

Il disco, da semplice album, si trasforma quindi in un viaggio attraverso le melodie del sud del mondo, un percorso da fare quasi ad occhi chiusi, dove le radici e le tracce si mescolano tra musica e cultura, in un continuo richiamo ad influenze maghrebine e balcaniche.

Influenze che si hanno subito già dal primo brano che dà il titolo al disco, “Al crocevia della musica“, con alcuni richiami addirittura tangueri, mentre il secondo brano, “Alisei“, ha un respiro più mediterraneo, quasi partenopeo. Stesso respiro più europeo che si trova anche nel brano successivo, “Arriva il giorno“, che ricorda alcune composizioni del Claudio Baglioni di “Oltre”.

Alberto Laurenti e Rumba de Mar - "Al crocevia della musica" - Artwork

Con il brano “Hacia el sur” il disco prende definitivamente quota e la canzone si dimostra una delle migliori del disco, perfetta come scelta per un eventuale singolo in questa estate: ottimo cantato, chitarra perfetta nel timing e odore di salsedine e spiaggia in sottofondo. Il livello (molto alto, a dire il vero) del disco continua con “Pasion“, pezzo maghrebino adatto per incendiare le notti estive.

Con “Asilah” si cambia di nuovo registro, si va verso le musiche dei dervisci influenzate da un ritmo andaluso che ci trascina tra dune e colline, fino alla pioggia musicale di “Maonda“, brano che avvolge e trascina.

Il disco si conclude con tre brani in lingua italiana, “Se rinascerò“, “Jai Sharanam” e “L’amore è fragile” dove vengono evidenziate anche le doti cantautorali di Laurenti, poco sfruttate per me nel disco intero.

Questa, infatti, è l’unica pecca che mostra un ottimo disco di “world music”: alcuni brani avrebbero gradito forse un cantato maggiore per risultare più appetibili. Ma parliamo comunque di un buonissimo disco che piacerà agli amanti del genere.

Voto: Dite la vostra!

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