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Pubblicato il maggio 5th, 2013 | da Stefano Pellone

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Motorpsycho: “Still life with eggplant”. La recensione

Motorpsycho: “Still life with eggplant”. La recensione Stefano Pellone
Voto MelodicaMente

Summary: Questo è un disco per palati fini e per orecchie molto allenate ai lunghi ascolti.

3,25

Disco consigliato


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I Motorpsycho sono una alternative rock band norvegese formatasi nel 1989 a Trondheim: il nucleo della formazione è composto da Bent Sæther (voce, basso, chitarra, autore della maggior parte dei brani) e Hans Magnus “Snah” Ryan (chitarra e voce), a cui si aggiunge il batterista Kenneth Kapstad (già batterista nei Gåte). Nel corso degli anni diversi musicisti si sono avvicendati sul palco e soprattutto in studio come membri aggiuntivi della band.

Il suono del gruppo norvegese parte dal grind ma si evolve in un rock più sofisticato dalle evidenti influenze psichedeliche e con un senso melodico non comune, cogliendo nel suo interno anche influenze pop rumoriste, folk e progressive rock, ruotando principalmente intorno al basso di Bent Sæther e alla chitarra di Snah.

Il gruppo ha costruito due capolavori, come sentenziano gli addetti ai lavori: “Trust Us” e “Angels and Daemons at Play“. Capolavori che nel corso del tempo il gruppo non è riuscito a replicare, avendo una lunga serie di alti e bassi musicali.

Motorpsycho - "Still life with eggplant" - Artwork

Motorpsycho – “Still life with eggplant” – Artwork

Gli ultimi lavori dei Motorpsycho sono datati 2009, ovvero i dischi in studio “Child of the future” e “Heavy metal fruit” ed oggi, a distanza di quattro anni, ecco un nuovo lavoro intitolato “Still life with eggplant“: album o EP? Da ascoltare ci sono solo 5 canzoni, è vero, ma la durata del disco supera i 45 minuti, questo a dimostrazione del fatto che ci troviamo di fronte a qualcosa di molto più che un’influenza progressive. I 5 pezzi in cui si snoda la tracklist del disco sono “Hell part 1-3“, “August“, “Barleycorn (let it come/ let it be)“, “Ratcatcher” e “The afterglow“. La traccia più lunga, “Ratcatcher”, dura poco più di 17 minuti e mette davvero a dura prova l’ascoltatore.   Non che ci si trovi di fronte ad un disco brutto, anzi. Due dei pezzi ovvero “August” e “Barleycorn (let it come/ let it be)” sono molto piacevoli e ricordano in alcuni tratti gruppi come i Radiohead, che si sono avviati anche loro lungo un cammino di sperimentazione. Ma questo è un disco per palati fini e per orecchie molto allenate ai lunghi ascolti.

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