La Biennale Musica di Venezia assegna il Leone d'Oro a Keiji Haino e il Leone d'Argento a Sarah Davachi nella 70ª edizione del festival internazionale.
La Biennale Musica di Venezia ha assegnato lunedì 12 ottobre 2026 i suoi riconoscimenti più attesi: il Leone d’Oro alla carriera e il Leone d’Argento, consegnati nella sede storica di Ca’ Giustinian nel corso della settantesima edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea. Due nomi, due traiettorie artistiche distanti per geografia e linguaggio, uniti dalla stessa capacità di spingere la musica oltre i confini del convenuto.
Il Leone d’Oro va a Keiji Haino, il poeta del rumore
Keiji Haino è il destinatario del Leone d’Oro alla carriera assegnato dalla Biennale Musica 2026. La Biennale stessa lo definisce «il poeta del rumore» — una formula che non è semplice etichetta di genere ma sintesi di un approccio radicale alla produzione sonora che Haino ha sviluppato nel corso di decenni di attività.
Riconoscere Haino con il massimo premio istituzionale di una manifestazione come la Biennale Musica significa fare una scelta precisa: portare al centro del discorso sulla musica contemporanea un artista che ha sempre operato ai margini delle classificazioni accademiche tradizionali, costruendo un corpus di lavoro che attraversa il noise, l’improvvisazione radicale, il rock psichedelico nella sua forma più destrutturata. Il Leone d’Oro alla carriera non premia un singolo lavoro ma una postura artistica, e quella di Haino è tra le più coerenti e intransigenti del panorama internazionale.
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La cerimonia di Ca’ Giustinian ha reso esplicito il filo che la direzione artistica di Caterina Barbieri ha voluto tessere attorno al tema di questa edizione: A Child of Sound, ovvero un rapporto con il suono che parte dall’ascolto primordiale, dall’apertura totale, prima ancora che dalle strutture compositive codificate. In questo quadro, Haino è una figura quasi emblematica: la sua musica non si lascia ascoltare passivamente, richiede una presenza attiva, quasi fisica.
Sarah Davachi e il Leone d’Argento: l’ibridazione come metodo
Il Leone d’Argento è stato assegnato a Sarah Davachi, compositrice e organista canadese che negli ultimi anni si è affermata come una delle voci più originali nel campo della musica elettroacustica contemporanea. La motivazione ufficiale della Biennale Musica sottolinea la sua capacità di ibridazione innovativa tra linguaggi elettronici e acustici, una definizione che descrive con precisione il metodo di Davachi.
Davachi lavora spesso con strumenti storici — l’organo a canne in primo luogo — e con sintetizzatori analogici, ma il risultato non è mai un semplice accostamento di timbri. È piuttosto una ricerca sulle zone di confine tra risonanza, durata e percezione: musica che si prende il tempo che serve, che non risolve le tensioni armoniche in modo prevedibile, che abita lo spazio fisico in cui viene eseguita come se ne fosse parte integrante. Il Leone d’Argento alla Biennale Musica arriva in un momento in cui l’interesse internazionale per il suo lavoro è in crescita costante, e il riconoscimento veneziano contribuisce a consolidarne la posizione nel dibattito musicale contemporaneo.
La scelta di premiare Davachi dice qualcosa anche sul posizionamento curatoriale di questa edizione: non si tratta di premiare la sperimentazione fine a sé stessa, ma un rigore compositivo che sa dialogare con la tradizione strumentale senza esserne schiacciato.
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La settantesima edizione: A Child of Sound e la direzione di Barbieri
Il Festival Internazionale di Musica Contemporanea è arrivato nel 2026 alla sua settantesima edizione, un traguardo che la Biennale ha scelto di celebrare con una direzione artistica capace di guardare al futuro senza nostalgie celebrative. Caterina Barbieri, compositrice e artista elettronica italiana di riconoscimento internazionale, ha costruito un’edizione intorno al tema A Child of Sound: un’idea che rimanda alla dimensione dell’ascolto come esperienza fondante, pre-razionale, aperta.
Il festival si è svolto dal 10 al 24 ottobre 2026, con la cerimonia dei Leoni fissata a metà percorso, il 12 ottobre, a Ca’ Giustinian. Alla presidenza della Biennale di Venezia si trova Pietrangelo Buttafuoco, che ha presenziato alla cerimonia di consegna dei premi.
Che la Biennale Musica assegni i propri Leoni a Keiji Haino e Sarah Davachi nella stessa edizione è, sulla carta, una scelta coerente: due artisti che condividono un approccio non compromissorio al suono, distanti per generazione e strumentazione, ma vicini nell’idea che la musica contemporanea debba interrogare l’ascoltatore piuttosto che rassicurarlo. Letto dentro il settore, il segnale è chiaro: la Biennale Musica 2026, nella sua settantesima edizione, sceglie di premiare l’intransigenza creativa come valore.
I Leoni della biennale musica venezia hanno sempre funzionato come indicatori di orientamento critico, non solo come riconoscimenti biografici. Quelli del 2026 non fanno eccezione: fotografano un momento in cui la musica contemporanea istituzionale guarda con interesse crescente alle zone di confine tra elettronico e acustico, tra tradizione strumentale e ricerca sul rumore, tra struttura e improvvisazione. Haino e Davachi, ciascuno a modo proprio, abitano esattamente quelle zone.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
