The Bloody Beetroots - HIDE - Artwork
Sir Bob Cornelius Rifo, l’uomo che si nasconde dietro i Bloody Beetroots, è rilassato quando arriva in sala stampa. Uno dei più venerati artisti della scena elettronica mondiale, sorridente e disponibile al confronto: l’opposto dello stereotipo del DJ spocchioso. E il suo album Hide — disco pieno di collaborazioni straordinarie, a partire da quella con Paul McCartney — resta uno dei lavori più ambiziosi e riusciti dell’elettronica italiana degli ultimi anni, ancora oggi capace di sorprendere chi lo scopre per la prima volta.
Bloody Beetroots presenta Hide: il sogno di suonare con Paul McCartney
Devo dire la verità: viste le premesse, mi aspettavo un deejay tiratissimo in palestra e con un finto accento americano nonostante provenga da Bassano del Grappa, probabilmente vestito con la stessa maschera che mette ai concerti e con la quale deve essere sempre fotografato «per contratto». E invece mi sono trovato davanti un musicista nato nel 1977 — lo stesso anno del punk — che crede moltissimo in quello che fa e che ha voglia di confrontarsi con gli altri.
Racconta di quando gli hanno chiesto con chi gli sarebbe piaciuto duettare e quasi senza pensarci ha risposto Paul McCartney. Caso vuole che ci fosse un amico in comune, e alla fine Sir Paul si è ritrovato a urlare come un matto su «Out of Sight», primo singolo e uno dei pezzi migliori dell’album Hide. «Che sogno suonare con Paul McCartney», dice Sir Bob con un sorriso che non ha nulla di costruito. E letto dentro il settore, quella collaborazione ha rappresentato un segnale preciso: i Bloody Beetroots non sono un progetto di nicchia da festival, ma un punto di incontro tra generazioni e generi musicali.

Un album costruito sulle collaborazioni: da Tommy Lee a Peter Frampton
Sulla carta, la lista degli ospiti di Hide sembra quasi impossibile: oltre all’ex Beatles ci sono Tommy Lee dei Mötley Crüe, il cantante australiano Sam Sparro, il chitarrista Peter Frampton e Youth dei Killing Joke. Musicisti diversi, con influenze lontanissime tra loro, perché a Sir Bob piace «circondarsi di musica» e crede fermamente che si debba «recuperare il passato per costruire il suono del futuro, unire l’analogico con il digitale». Al di là dell’apparente semplicità della frase, la passione che ci mette, l’entusiasmo, la voglia di far conoscere la propria musica sono, senza giri di parole, contagiosi.
Rispetto a Romborama, il disco d’esordio, Hide suona ancora più adatto a essere eseguito live. Un lavoro pensato per i palchi grandi, per le luci, per la fisicità di uno show che non è mai solo un set da DJ.
I Bloody Beetroots live: dal palco di Los Angeles a quello di Milano
Sul palco il progetto Bloody Beetroots diventa Bloody Beetroots Death Crew 77, allargando la formazione dal solo Sir Bob a Battle — ex batterista degli Zu — e Tea, il mago degli effetti sonori. Uno spettacolo a tutti gli effetti, anche se Sir Bob ammette con ironia: «Devo calcolare perfettamente ogni movimento perché con la maschera e le luci sono quasi cieco sopra il palco».
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La dimensione internazionale del progetto è evidente: headliner a festival a Los Angeles e Parigi, sold out in Italia ogni volta che si esibisce. Eppure, quando glielo si fa notare, risponde con disarmante onestà: «Sì, ma perché spesso in Italia mi fanno fare una data unica. Purtroppo, devo ammetterlo, sono ancora di nicchia». Una nicchia, però, che continua ad allargarsi.
Il prossimo sogno: Stevie Wonder in studio
Alla fine gli abbiamo chiesto con chi gli piacerebbe collaborare nel prossimo disco. Anche qui la risposta è stata sorprendente: «Stevie Wonder, sarebbe fantastico averlo come ospite». Dopo McCartney, chissà che il buon vecchio Stevie non risponda all’appello. Con i Bloody Beetroots, ormai, nulla sembra davvero impossibile.
FAQ: tutto quello che vuoi sapere su Bloody Beetroots e Hide
Chi è Sir Bob Cornelius Rifo dei Bloody Beetroots?
Sir Bob Cornelius Rifo è il musicista e producer veneto — originario di Bassano del Grappa — che si cela dietro il progetto Bloody Beetroots. Nato nel 1977, è considerato uno dei nomi più influenti dell’elettronica europea, riconoscibile per la maschera di Spider-Man che indossa in ogni esibizione pubblica.
Come è nata la collaborazione tra Bloody Beetroots e Paul McCartney su Hide?
Sir Bob ha dichiarato apertamente che McCartney era il suo sogno di collaborazione. Grazie a un amico in comune, il contatto è diventato realtà: Paul McCartney ha registrato la sua voce su «Out of Sight», singolo di punta dell’album Hide. Una delle collaborazioni più inaspettate e celebrate della scena elettronica degli ultimi anni.
Chi sono gli altri ospiti dell’album Hide?
Oltre a Paul McCartney, Hide include collaborazioni con Tommy Lee (Mötley Crüe), Sam Sparro, Peter Frampton e Youth (Killing Joke). Un cast che attraversa rock, pop e musica elettronica, riflettendo la filosofia di Sir Bob: unire il passato analogico al presente digitale.
Qual è la differenza tra Bloody Beetroots e Bloody Beetroots Death Crew 77?
Bloody Beetroots Death Crew 77 è la formazione live allargata del progetto: oltre a Sir Bob, include Battle (ex batterista degli Zu) e Tea, responsabile degli effetti sonori. Sul palco il risultato è uno show completo, lontano dal classico set da DJ.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
