Ultimo sul palco. (Profilo Instagram)
Ci sono annunci che restano notizia per un giorno, e ci sono annunci che restano impressi. Ultimo ha scelto i social per comunicare ai suoi fan qualcosa che avrebbe potuto dire in mille modi diversi, e ha scelto il modo più personale possibile: una lettera aperta. Il destinatario è Fabrizio Moro, e il contenuto è tanto semplice quanto inaspettato. Il 4 luglio, giorno in cui Tor Vergata accoglierà circa 250.000 persone per quello che si preannuncia come uno degli eventi musicali più grandi della storia recente del pop italiano, Fabrizio Moro salirà sul palco prima di lui. Non come ospite di passaggio, non come nome da aggiungere in scaletta. Come artista con un concerto tutto suo, prima che Ultimo cominci il suo.

Chi è Ultimo e cosa rappresenta questo concerto
Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, è uno dei casi più netti di ascesa verticale nella musica italiana degli ultimi anni. Romano, ha bruciato le tappe con una velocità che ha sorpreso anche chi lo aveva già messo nel radar: dai piccoli locali alle classifiche, dalle classifiche agli stadi, dagli stadi a un appuntamento che pochi artisti italiani hanno potuto anche solo immaginare. Il 4 luglio a Tor Vergata non è un concerto come gli altri. Quell’area alle porte di Roma è legata nella memoria collettiva a eventi di scala rarissima, e 250.000 persone in un unico posto per un unico artista collocano questa data in una dimensione che la musica pop italiana non frequenta spesso. Per Ultimo, che ha trent’anni e una carriera costruita su testi che parlano direttamente al pubblico più giovane senza cercare scorciatoie, questa serata è descritta nella sua stessa lettera come “la notte più grande della mia vita e della mia storia”. Parole che, conoscendo il personaggio, non sono retorica.
La lettera e il debito di dieci anni fa
Il cuore dell’annuncio è nella storia che Ultimo racconta nella lettera. Dieci anni fa era lui a salire sul palco prima di Fabrizio Moro, al PalaLottomatica di Roma: un’apertura che si è portato dentro per tutti questi anni, con quella tachicardia prima di entrare in scena che descrive come indimenticabile. Oggi i ruoli si invertono, ma il legame tra i due artisti romani non è cambiato. Nella lettera Ultimo racconta di essersi svegliato chiedendosi chi avrebbe voluto vicino a sé in un giorno così importante, e che il nome di Moro era l’unico che non riusciva a smettere di sentirsi dentro. Il motivo è quello delle radici condivise: ci sono persone che ti tendono una mano quando ancora non sei niente per il mondo, e Moro è stato una di quelle persone. I due artisti condividono anche una frase che li unisce quasi come un codice: “è eterno un ragazzo che sogna con gli occhi bagnati”, citata da Ultimo come simbolo di qualcosa che appartiene a entrambi e che solo loro sanno davvero cosa voglia dire viverla.
Il legame tra due romani che vengono da lontano
Fabrizio Moro e Ultimo appartengono a due generazioni diverse della stessa città e della stessa scena, quella romana fatta di cantautorato diretto, testi senza fronzoli e un rapporto viscerale con il pubblico. Moro, che ha vinto Sanremo 2018 con Ermal Meta portando sul palco dell’Ariston una canzone sugli attentati terroristici, ha costruito la sua reputazione su una coerenza artistica che raramente ha cercato il consenso facile. Ultimo ha percorso una strada diversa ma parallela: più giovane, più pop nell’impatto, altrettanto diretto nel tono. Il fatto che il loro legame risalga a quando Ultimo era ancora agli inizi, e che quella connessione sia sopravvissuta agli anni e ai rispettivi percorsi, è il vero sottotesto di tutta la vicenda.
Non un’apertura: un concerto prima del concerto
Ultimo tiene a precisare come intende questo momento, e lo fa con una cura che dice molto su chi è diventato. Non lo chiama “apertura”. Lo definisce esplicitamente come un vero e proprio concerto di Fabrizio Moro che precede il suo. Moro sarà l’unico artista presente in quella serata, perché “è giusto così”, scrive Ultimo, perché il pubblico lo merita, e perché dopo dieci anni di strada anche lui se lo merita. Con 250.000 persone ad aspettarlo e una serata già descritta come la più grande della sua vita, è la scelta di un artista che non ha dimenticato da dove viene. E di chi lo ha accompagnato, senza saperlo, mentre ci arrivava.
