Il 17 ottobre 2026, alle sedici in punto, il Teatro della Pergola di Firenze ha alzato il sipario sulla stagione 2026/2027 degli Amici della Musica di Firenze con un concerto che difficilmente si dimentica per la scelta del programma: Wild Love, con Giovanni Sollima al violoncello e alla direzione, e l’ensemble Il Pomo d’Oro. Inaugurare una stagione con un programma che accosta Frank Zappa, Francesco Zappa, Vanni Moretto e lo stesso Sollima compositore è già di per sé una dichiarazione d’intenti — e racconta molto su chi è oggi il giovanni sollima violoncello più riconoscibile sulla scena internazionale.
Un programma che non sceglie un solo campo
Il titolo Wild Love sintetizza bene la logica del concerto: non una rassegna ordinata di stili, ma un confronto diretto fra compositori che condividono il cognome Zappa e un’energia creativa fuori dagli schemi canonici. In programma figuravano brani di Frank Zappa e Francesco Zappa, affiancati a composizioni di Vanni Moretto e dello stesso Giovanni Sollima. L’accostamento non è casuale né puramente curioso: mettere insieme due Zappa — separati da secoli e da tradizioni radicalmente diverse — e due compositori contemporanei come Moretto e Sollima significa costruire un arco narrativo in cui la musica colta e quella sperimentale non si escludono, ma si interrogano a vicenda.
Il Pomo d’Oro, ensemble strumentale noto per la sua flessibilità stilistica, era affiancato da Federico Guglielmo come violino solista. La presenza di Guglielmo non è un dettaglio secondario: il dialogo fra violoncello e violino solista struttura parte dell’equilibrio timbrico del concerto, e la scelta di un ensemble di quel livello dice quanto Sollima tenga a che la sua visione artistica sia sostenuta da esecutori capaci di muoversi con uguale agilità su repertori molto distanti.
→ Leggi anche: Handel giovane: la Società Internazionale Händel di Firenze con Eleonora Negri e Federico Maria Sardelli
Giovanni Sollima e il violoncello come presenza fisica
Nato a Palermo il 24 ottobre 1962, Giovanni Sollima è compositore e violoncellista la cui identità artistica si è costruita attorno a una parola chiave: fusione. Non nel senso generico di chi mescola generi per effetto, ma come ricerca strutturata di un linguaggio che non riconosca confini di stile come confini assoluti. Secondo quanto documentato dalla Fondazione Stauffer, il suo approccio allo strumento e al repertorio è caratterizzato dalla fusione di stili musicali e da una visione innovativa del repertorio per violoncello.
Ciò che rende il giovanni sollima violoncello immediatamente riconoscibile — anche per chi lo vede per la prima volta — è quella che le fonti descrivono come presenza fisica e esuberanza comunicativa. Il violoncello, nelle sue esecuzioni, non è mai ridotto a veicolo neutro: il corpo, il gesto, il rapporto visivo con il pubblico fanno parte integrante della performance. Questo approccio ha radici nella sua formazione e nella sua storia di compositore, ma si manifesta con forza particolare nei contesti in cui il programma stesso chiede di attraversare registri molto diversi — esattamente come accaduto a Firenze con Wild Love.
Il crossover stilistico non è per Sollima un’operazione di marketing o di avvicinamento a pubblici nuovi: è il centro del suo lavoro. Ogni scelta di programma riflette questa coerenza, e il concerto alla Pergola ne è un esempio diretto.
Amici della Musica di Firenze: una stagione che parte forte
Scegliere Wild Love come concerto inaugurale della stagione 2026/2027 è una mossa precisa da parte degli Amici della Musica di Firenze. Aprire con Sollima significa mandare un segnale: la stagione non intende accontentarsi di un repertorio prevedibile. Il Teatro della Pergola — uno dei teatri storici più importanti della città — ha ospitato un programma che avrebbe potuto sembrare rischioso sulla carta, ma che in realtà risponde a una domanda reale di pubblico: quella di chi frequenta i concerti di musica classica cercando qualcosa che non sia già stato sentito mille volte.
→ Leggi anche: Tecnologia in sala: come l'amplificazione ridefinisce il contatto tra musicista e pubblico
Il fatto che Sollima abbia ricoperto contemporaneamente il ruolo di solista e direttore aggiunge un ulteriore livello di complessità esecutiva. Dirigere mentre si suona il violoncello richiede una padronanza tecnica e una capacità di comunicazione gestuale che pochi possono permettersi senza che il risultato ne risenta. Con Il Pomo d’Oro — ensemble abituato a lavorare con direttori-solisti — la formula ha una logica precisa.
Il senso del programma: due Zappa e la musica di oggi
Mettere in programma Frank Zappa e Francesco Zappa accanto a compositori contemporanei come Vanni Moretto e Giovanni Sollima genera un cortocircuito produttivo. Il programma non si limita a esibire una curiosità storica o un accostamento bizzarro: costruisce un dialogo in cui la musica del passato e quella del presente si misurano sullo stesso palco, con gli stessi strumenti, davanti allo stesso pubblico.
Per il giovanni sollima violoncello, questo tipo di programma è quasi un manifesto. La contaminazione stilistica continua che caratterizza il suo lavoro — documentata nelle sue scelte di repertorio e nella sua attività di compositore — trova nella giustapposizione degli Zappa e dei contemporanei un terreno ideale. Non si tratta di eclettismo fine a se stesso, ma di una visione in cui la storia della musica non è una linea retta con un punto di arrivo, ma un campo aperto in cui epoche e linguaggi possono dialogare.
Con Wild Love al Teatro della Pergola, Sollima ha confermato che il modo più efficace per raccontare dove può arrivare il violoncello oggi è non smettere mai di chiedersi dove non è ancora stato.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
