Intervista a M’Barka Ben Taleb: musica, cinema e passione tra Napoli e il mondo
Abbiamo avuto la possibilità di intervistare la cantante italo-tunisina M’Barka Ben Taleb e ci ha raccontato del suo disco, “Passion Fruit“, dell’amore per Napoli ma anche delle sue esperienze cinematografiche. L’abbiamo vista nel film “Gigolò per caso” di John Turturro, che l’ha voluta anche in “Passione” accanto a Sharon Stone e Woody Allen. Il successo di M’Barka Ben Taleb è a 360°: voce, attrice, cittadina del mondo. Questa intervista a M’Barka Ben Taleb resta uno dei ritratti più completi di un’artista capace di attraversare culture, lingue e generi con naturalezza disarmante.
Chi è M’Barka Ben Taleb: una voce tra due culture
Nata in Tunisia e cresciuta artisticamente tra Napoli e il Mediterraneo, M’Barka Ben Taleb è una delle figure più originali della scena musicale italiana. La sua cifra stilistica mescola arabo, napoletano, jazz, reggae e pop in un equilibrio che sulla carta sembrerebbe impossibile, eppure funziona ogni volta. Letto dentro il settore, il suo percorso è quello di un’artista che ha saputo costruire un’identità autentica senza mai piegarsi alle logiche di un solo mercato.
L’intervista: Napoli, musica araba e “Passion Fruit”
1. Napoli e la musica araba: quale dei due mondi prevale in M’Barka Ben Taleb?
Napoli e la musica araba, un connubio che non stona mai e una parola, “Passione”, che accomuna questi due mondi: quale dei due prevale di più in M’Barka Ben Taleb come persona e come artista?
Difficile dirlo, banale dire tutti e due. C’è la mia lingua, l’arabo, in “Guaglione”, che già Lili Boniche aveva tradotto. C’è il napoletano, in “Guaglione”, appunto, in “Nun te scurdà”, in “Nisciuno” di Alessio Arena, in “Sotto ‘o cielo ‘e Paris” di e con Enzo Gragnaniello. Ma, poi, appunto, c’è Parigi e Edith Piaf, la Giamaica del reggae, l’America del jazz, il pop italiano di Celentano, “Besame mucho”… “Passion fruit” è un disco di una tunisina napoletana cittadina del mondo.
2. “Je t’aime moi non plus”: uno scandalo diventato capolavoro
Je t’aime moi non plus all’epoca in cui è stato prodotto e distribuito ha fatto scandalo, basti pensare che era considerato vietato ai minori di 18 anni e giudicato come brano osceno: com’è nata l’idea di scegliere proprio questa canzone, rinnovandola con un tocco etnofunk senza però intaccarne il fascino?
Adoro quel brano, che Gainsbourg scrisse per la Bardot, che non ebbe però il coraggio avuto poi da Jane Birkin. Oggi non fa più scandalo che una donna parli di piacere sessuale, ma la canzone è così bella che con Tonico ’70 e Arcangelo Michele Caso me ne sono fatta confenzionare una versione moderna e spudoratamente al femminile.

3. Le collaborazioni italiane che hanno segnato la sua carriera
Lei ha collaborato con numerosi artisti italiani, quali sono stati i personaggi che hanno influenzato maggiormente il suo lavoro? C’è qualcuno di loro che vorrebbe ancora omaggiare?
Devo molto agli incontri con Tony Esposito, Enzo Gragnaniello, Eugenio Bennato. E a Federico Vacalebre, un vero guru della scena napoletana, che mi ha presentato a John Turturro, che mi ha voluto in “Passione” e in “Gigolò per caso” tra Sharon Stone e Woody Allen. Mi piacerebbe, un giorno, trovare un modo per rendere omaggio a John.
4. Il duetto dei sogni: Frank Sinatra e la lista impossibile
Se dovesse immaginare un duetto con un artista di fama internazionale, chi sarebbe?
Elenco troppo lungo, parto da quello impossibile: Frank Sinatra, un mio mito personale, anche se molti si sorprendono a sentirmelo dire.
5. Hollywood e Napoli: due set, due mondi a confronto
Ha lavorato anche nel mondo del cinema, con importanti personalità hollywoodiane, ci racconti un po’ la sua esperienza e le differenze tra il mondo di Hollywood e la realtà, ben più ridimensionata, italiana.
Non vorrei deludere i lettori, ma i set hollywoodiani mi hanno coccolata e messa a mio agio, ma come ho girato a Napoli nei giorni di “Passione”, tra vicoli e teatri storici… Certo, quando lavori con mostri sacri come la Stone e scopri che lei ti tratta come una sua pari… beh, fa un certo effetto.
M’Barka Ben Taleb oggi: un’artista senza confini
Questa intervista a M’Barka Ben Taleb fotografa un’artista che non si lascia incasellare. La sua musica è un viaggio continuo tra sponde del Mediterraneo, studi di registrazione napoletani e set cinematografici internazionali. “Passion Fruit” rimane un disco che vale la pena (ri)scoprire: un documento sonoro di un’identità plurale, costruita con intelligenza e genuina curiosità verso il mondo. Chi cerca un’artista capace di far dialogare culture distanti senza forzature troverà in M’Barka Ben Taleb una risposta convincente.
FAQ su M’Barka Ben Taleb
- Chi è M’Barka Ben Taleb?
- È una cantante e attrice italo-tunisina, nota per la sua capacità di fondere musica araba, napoletana, jazz e pop. Ha collaborato con artisti come Enzo Gragnaniello, Tony Esposito ed Eugenio Bennato, ed è apparsa nei film di John Turturro.
- Cos’è “Passion Fruit”?
- È l’album di M’Barka Ben Taleb che raccoglie brani in arabo, napoletano, francese e inglese, riflettendo la sua identità di “tunisina napoletana cittadina del mondo”.
- In quali film ha recitato M’Barka Ben Taleb?
- Ha preso parte a “Gigolò per caso” e al documentario musicale “Passione”, entrambi diretti da John Turturro, lavorando accanto a Sharon Stone e Woody Allen.
- Qual è il legame di M’Barka Ben Taleb con Napoli?
- Napoli è una delle sue radici artistiche più profonde: ha interpretato brani in napoletano e ha costruito molte delle sue collaborazioni più importanti nella città partenopea.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
