Jimi Hendrix

Jimi Hendrix fu ucciso dal suo manager? La rivelazione esplosiva di un nuovo libro
Una delle domande più inquietanti della storia del rock torna prepotentemente al centro del dibattito: Jimi Hendrix fu ucciso dal suo manager Michael Jeffery? A rilanciare questa tesi è James “Tappy” Wright, storico roadie del chitarrista, in un libro destinato a far discutere intitolato Rock Roadie. Un volume che, sulla carta, potrebbe riscrivere la narrazione ufficiale sulla morte di uno dei musicisti più influenti di tutti i tempi.
Cosa rivela il libro Rock Roadie
Secondo quanto riportato da Wright nel libro, Jimi Hendrix sarebbe stato deliberatamente ucciso: prima imbottito di pillole, poi con un enorme quantitativo di vino versato in gola. Una dinamica brutale e premeditata, ben lontana dalla versione ufficiale che parlò di morte accidentale per soffocamento da vomito dopo l’assunzione di barbiturici.
La parte più sconvolgente della testimonianza riguarda la fonte: Wright sostiene che la confessione gli fu fatta direttamente da Michael Jeffery in persona, nel 1971, un anno esatto dopo la scomparsa di Hendrix. Un dettaglio che, letto dentro il settore, trasforma il racconto da semplice gossip a potenziale documento storico — per quanto impossibile da verificare in modo definitivo.
Il movente: soldi e un contratto in scadenza
Il presunto movente dell’omicidio ruota attorno a due elementi concreti e, purtroppo, molto familiari nel mondo della musica: il denaro e il controllo artistico. Stando alla ricostruzione di Wright:
- Il contratto tra Hendrix e Jeffery era prossimo alla scadenza, e il chitarrista non aveva alcuna intenzione di rinnovarlo.
- Jeffery aveva stipulato una polizza assicurativa sulla vita di Hendrix per un controvalore di 2 milioni di dollari, indicando se stesso come unico beneficiario.
Se questa ricostruzione corrispondesse al vero, si tratterebbe di uno dei crimini più cinici della storia della musica rock: un manager che elimina il proprio artista per intascare l’assicurazione e impedirgli di liberarsi dal contratto.
Una verità destinata a restare nel mistero
Il problema centrale di questa storia è che la verità potrebbe non emergere mai. Michael Jeffery morì in un incidente aereo nel 1973, appena due anni dopo la morte di Hendrix, portando con sé qualsiasi possibilità di confronto diretto o processo. Il caso resta avvolto nel mistero, con una sola testimonianza indiretta a sostenere l’accusa più grave che si possa muovere a un manager: aver ucciso il proprio artista.
Ciò che rimane, al di là delle teorie, è la musica di quello che molti considerano ancora oggi il più grande chitarrista rock di tutti i tempi. E la domanda — Jimi Hendrix fu davvero ucciso dal suo manager? — continua a risuonare senza risposta definitiva.
FAQ: le domande più frequenti sulla morte di Jimi Hendrix
Come morì ufficialmente Jimi Hendrix?
La versione ufficiale stabilisce che Hendrix morì per soffocamento da vomito in seguito all’assunzione di barbiturici, nella notte tra il 17 e il 18 settembre di oltre cinquant’anni fa, a Londra.
Chi era Michael Jeffery, il manager di Hendrix?
Michael Jeffery fu il manager di Jimi Hendrix negli anni del suo massimo successo. Era noto per i suoi metodi aggressivi nella gestione degli affari e per i rapporti spesso tesi con l’artista. Morì nel 1973 in un incidente aereo.
Chi è James “Tappy” Wright e perché la sua testimonianza è importante?
Wright era il roadie di fiducia di Hendrix e lavorò a stretto contatto con il chitarrista e il suo entourage. La sua testimonianza è considerata rilevante proprio per la vicinanza diretta agli ambienti del tour, anche se resta impossibile da corroborare con prove documentali.
Il libro Rock Roadie è attendibile?
Il libro rappresenta una testimonianza personale e soggettiva. Nessuna prova fisica o documentale ha mai confermato la tesi dell’omicidio. Gli storici e i biografi di Hendrix restano divisi sull’attendibilità delle rivelazioni di Wright.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
