Eddie Vedder ha rilasciato un’intervista telefonica destinata a fare discutere, in cui il frontman dei Pearl Jam parla apertamente di Backspacer — il decimo album in studio della band di Seattle — e anticipa qualcosa sul prossimo tour. Parole dirette, immagini poetiche e quella consueta ironia di chi sa esattamente dove vuole andare, anche quando finge di non saperlo.
Eddie Vedder racconta la nascita di Backspacer: «Come un fiore che sboccia»
Nella sua intervista, Vedder sceglie una metafora organica per descrivere il processo creativo dietro Backspacer, uno degli album più immediati e solari dell’intera discografia dei Pearl Jam:
«A volte le canzoni sono come bambini: sono pure quando nascono, ma poi crescono e diventano difficili da controllare, ostinate e insolenti. Registrare l’ultimo album non è stato come un progetto scientifico, ma più come un fiore che sboccia.»
Letto dentro il settore, questo tipo di dichiarazione dice molto. Significa che la band ha lavorato privilegiando l’istinto rispetto alla costruzione razionale, puntando su energie fresche e su una produzione volutamente meno stratificata rispetto ai lavori precedenti. Backspacer — undici tracce, ritmo sostenuto, pochissimi momenti di respiro — riflette esattamente quella filosofia: un disco che non si prende troppo sul serio, ma che sulla carta resta uno dei momenti più coesi della carriera dei Pearl Jam.
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Il prossimo tour dei Pearl Jam: Vedder non si sbilancia (ma quasi)
Quando il giornalista sposta la conversazione sul prossimo tour dei Pearl Jam, Eddie Vedder risponde con la nonchalance tipica di chi ha già fatto il giro del mondo più volte sul palco:
«Sappiamo quello che facciamo e lo faremo bene. Preferisco passare il tempo nell’acqua a surfare.»
Una risposta che è quasi una non-risposta, ma che i fan di lunga data sanno interpretare: quando Vedder parla così, il tour è già in cantiere. La band di Seattle ha sempre trasformato i propri live in eventi totali — scalette che cambiano ogni sera, durate che superano spesso le tre ore, un rapporto con il pubblico che pochi artisti della loro generazione riescono ancora a replicare. Aspettarsi qualcosa di meno sarebbe ingenuo.
Perché Backspacer resta un disco da riscoprire
A distanza di anni dalla sua uscita, Backspacer continua a essere discusso come uno spartiacque nella storia dei Pearl Jam. Prodotto da Brendan O’Brien — già al lavoro con la band su alcuni dei loro dischi più iconici — e distribuito in modo indipendente attraverso il proprio label Monkeywrench Records, l’album ha dimostrato che una rock band storica può ancora muoversi con agilità nel mercato musicale senza perdere identità. Sulla carta, un esperimento riuscito. Nella pratica, un disco che suona ancora benissimo e che in un ipotetico set live del prossimo tour troverebbe facilmente il suo spazio.
FAQ — Pearl Jam, Eddie Vedder e Backspacer
- Cosa ha detto Eddie Vedder su Backspacer nell’intervista?
- Vedder ha descritto la registrazione dell’album come un processo naturale e spontaneo, paragonando le canzoni a bambini che crescono e diventano difficili da controllare, e l’intero disco a «un fiore che sboccia».
- I Pearl Jam stanno pianificando un nuovo tour?
- Nell’intervista, Vedder ha confermato indirettamente che la band sa cosa fare e lo farà bene, lasciando intendere che un prossimo tour è nei piani, pur senza fornire date o dettagli specifici.
- Come è stato distribuito Backspacer?
- L’album è stato pubblicato in modo indipendente attraverso Monkeywrench Records, la label della stessa band, segnando una scelta controcorrente rispetto alle major dell’industria discografica.
- Qual è lo stile musicale di Backspacer?
- Rispetto ad altri lavori dei Pearl Jam, Backspacer è più diretto, energico e solare: undici tracce senza lunghi intermezzi, con una produzione pulita che privilegia l’immediatezza del suono rock.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
