La 59ª edizione del Concorso Internazionale Premio Paganini ha scelto il Regno Unito come palcoscenico di presentazione, con due concerti tenuti il 25 giugno 2026 a Londra e a Cambridge. Non si tratta di un dettaglio logistico qualsiasi: portare il bando della competizione violinistica più antica e prestigiosa d’Italia fuori dai confini nazionali — e farlo in due delle città musicalmente più dense d’Europa — dice qualcosa di preciso sulla direzione che il concorso intende prendere.
Due tappe britanniche per presentare il bando della 59ª edizione
Il primo appuntamento si è svolto presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra, istituzione naturalmente predisposta a fare da cerniera tra la cultura italiana e il pubblico anglosassone. Il secondo ha avuto luogo al Pembroke College di Cambridge, uno degli ambienti accademici più storici del paese, con una tradizione musicale che risale a secoli fa. Scegliere Cambridge non è casuale: la città universitaria ospita una comunità internazionale di musicisti, studenti e docenti che rappresenta esattamente il bacino di reclutamento cui una competizione come il premio paganini concorso deve rivolgersi per restare competitiva a livello globale.
In entrambe le serate ha suonato Rino Yoshimoto, violinista giapponese che aveva conquistato il secondo premio alla 58ª edizione, accompagnata al pianoforte da Sergei Redkin. Il programma comprendeva pagine di Niccolò Paganini, William Walton, Edward Elgar e Fritz Kreisler: una scelta che bilancia il repertorio identitario del concorso — Paganini, ovviamente — con autori britannici, un gesto di rispetto verso il contesto ospitante che non passa inosservato.
→ Leggi anche: Martina Franca 2026: il Festival della Valle d'Itria compie 52 anni con Stravinskij e il Mediterraneo
Uto Ughi cede la presidenza della giuria a Ning Feng
Il cambio più significativo annunciato in occasione del lancio londinese riguarda la guida della giuria internazionale. Uto Ughi, figura simbolica della violinistica italiana del Novecento, ha passato il testimone a Ning Feng, violinista cinese di carriera internazionale che oggi ricopre il ruolo di nuovo presidente della giuria del premio paganini concorso.
È un passaggio che vale la pena leggere con attenzione. Ughi ha rappresentato per decenni non solo un’autorità tecnica ma anche un’identità culturale precisa, quella della grande scuola violinistica italiana ed europea di tradizione. Ning Feng porta invece una prospettiva diversa: formatosi tra Cina, Europa e Stati Uniti, è oggi uno degli interpreti più attivi sulle scene concertistiche internazionali. Affidare a lui la presidenza della giuria significa anche aprire la competizione a sensibilità estetiche e geografiche più ampie, senza rinunciare all’altissimo standard tecnico che il Premio Paganini ha sempre richiesto ai propri concorrenti.
Il precedente del 2024: Londra, Pappano e Re Carlo III
Il legame del Premio Paganini con il Regno Unito non nasce nel 2026. Nel 2024 il concorso aveva già tenuto eventi londinesi di grande rilievo, culminati in un concerto con la London Symphony Orchestra diretto da Antonio Pappano, alla presenza di Re Carlo III. Quella serata aveva dato al concorso una visibilità internazionale difficilmente replicabile con altri mezzi.
→ Leggi anche: Festival estivi 2026 nel Veneto: da Padova a Portogruaro, la programmazione musicale come costruzione di relazioni
Tornare a Londra per il lancio della 59ª edizione costruisce dunque una continuità, trasformando quello che poteva sembrare un evento isolato in una presenza strutturata. Per una competizione che porta il nome di Niccolò Paganini — il violinista che nel diciannovesimo secolo aveva fatto dell’Europa intera il suo palcoscenico — c’è una coerenza quasi simbolica nel cercare risonanza oltre i confini italiani.
Cosa significa per il futuro del premio paganini concorso
Le competizioni violinistiche internazionali sono un ecosistema complesso e selettivo. Concorsi come il Queen Elisabeth Competition di Bruxelles, il Sibelius Competition di Helsinki o il Menuhin Competition si contendono i migliori giovani talenti mondiali, e la capacità di farsi conoscere nelle università, nei conservatori e nelle reti professionali internazionali è determinante per attrarre candidature di qualità.
Presentare il bando del premio paganini concorso direttamente a Cambridge e a Londra, con un concerto affidato a una vincitrice recente come Rino Yoshimoto, è un modo concreto di dimostrare cosa può offrire la competizione: non solo un premio, ma una piattaforma di lancio con visibilità reale. Il fatto che Yoshimoto si sia esibita con Redkin in un programma che includeva Walton ed Elgar mostra anche una maturità artistica che va ben oltre il repertorio paganiniano, segnalando che i vincitori del concorso sono musicisti completi, non specialisti di un solo repertorio.
Per seguire gli aggiornamenti ufficiali sulla 59ª edizione, il sito di riferimento resta premiopaganini.it, dove è disponibile il bando di concorso. La competizione si conferma uno degli appuntamenti più attesi del calendario violinistico internazionale, e la scelta di aprire la stagione dal cuore dell’Europa anglofona suggerisce che l’ambizione, per questa edizione, è tutt’altro che locale.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
