Telecom Italia ha chiuso Next Music, il servizio di streaming musicale con cui la compagnia telefonica metteva a disposizione degli utenti circa dieci milioni di brani distribuiti via internet. Una mossa che ha sorpreso molti, ma che — letta dentro il settore — era quasi inevitabile.
Perché Telecom Italia ha chiuso Next Music?
La domanda che circola tra gli addetti ai lavori è diretta: Telecom Italia chiude Next Music perché illegale? La risposta, sulla carta, è sì — almeno in parte. La chiusura del servizio sarebbe stata determinata dalla mancata autorizzazione da parte di due colossi discografici, EMI ed Universal, per l’utilizzo delle canzoni di cui detengono i diritti. Le due major non avevano mai concesso il via libera per la distribuzione del loro catalogo tramite la piattaforma italiana.
A fare pressione è intervenuta anche la Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI), tramite il proprio presidente Enzo Mazza, che ha sottolineato l’irregolarità della situazione dal punto di vista dei diritti d’autore e delle licenze.
Il nodo Grooveshark: diritti acquistati, ma non per l’Italia
Il punto più delicato della vicenda riguarda la provenienza del catalogo. Telecom Italia aveva acquisito i brani tramite Grooveshark, la piattaforma americana di streaming che però — ed è qui il problema — non possedeva i diritti di utilizzo per il territorio italiano. Un dettaglio non da poco: acquistare contenuti da un intermediario che non ha la titolarità delle licenze locali equivale, di fatto, a distribuire musica senza le necessarie autorizzazioni.
Telecom Italia ha ufficialmente definito la chiusura come la naturale conclusione di una fase di sperimentazione. Ma la realtà dei fatti, come spesso accade in questi casi, racconta una storia più complessa: non si tratta di un esperimento concluso con successo, bensì di un servizio interrotto sotto la pressione delle major e delle associazioni di categoria.
Next Music era illegale? Il quadro normativo
Dal punto di vista strettamente legale, Next Music operava in una zona grigia. La distribuzione di contenuti musicali senza licenze valide per il mercato italiano configura una violazione del diritto d’autore, indipendentemente dal fatto che i brani siano stati acquistati — anche in buona fede — da terzi. Le normative europee e italiane in materia di copyright sono chiare: la licenza deve essere territorialmente valida e concessa direttamente dai detentori dei diritti o da enti di gestione collettiva autorizzati.
In questo senso, la risposta alla domanda se Next Music fosse illegale è: sì, almeno nella forma in cui operava, poiché mancavano le autorizzazioni fondamentali da parte di EMI, Universal e, implicitamente, dell’intero sistema di tutela rappresentato dalla FIMI.
Una sconfitta per gli utenti, una vittoria per le major?
La chiusura di Next Music lascia un retrogusto amaro per chi aveva iniziato a usare il servizio. Dieci milioni di brani accessibili via internet, a portata di click, rappresentavano un’offerta ambiziosa per il mercato italiano, ancora in cerca di una piattaforma di streaming solida e legale. Il risultato finale, però, è che gli utenti si ritrovano senza servizio e le major escono rafforzate nella loro capacità di bloccare iniziative non autorizzate.
È una vittoria per l’industria discografica? In parte sì. Ma è anche un segnale che il mercato italiano dello streaming musicale aveva — e ha ancora oggi — bisogno di regole chiare, accordi trasparenti e piattaforme che costruiscano il proprio catalogo su licenze solide fin dal primo giorno.
FAQ: Telecom Italia e Next Music
- Perché Telecom Italia ha chiuso Next Music?
- Il servizio è stato chiuso a causa della mancanza di autorizzazioni valide da parte delle major EMI e Universal per l’utilizzo dei brani in Italia, e per le pressioni esercitate dalla FIMI.
- Next Music era un servizio illegale?
- Operava senza le licenze territoriali necessarie per il mercato italiano, il che lo rendeva non conforme alle normative sul diritto d’autore vigenti in Italia e in Europa.
- Cosa c’entra Grooveshark con la chiusura di Next Music?
- Telecom Italia aveva acquistato il catalogo musicale tramite Grooveshark, che però non possedeva i diritti di distribuzione per l’Italia. Questo ha reso di fatto non valide le licenze sui brani offerti dal servizio.
- Cosa succede agli utenti di Next Music?
- Il servizio è stato interrotto e gli utenti non possono più accedere al catalogo. La chiusura evidenzia la necessità di piattaforme di streaming costruite su accordi legali solidi e trasparenti.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
