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Pubblicato il dicembre 21st, 2011 | da Stefano Pellone

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Provocazione di Franco Battiato: la musica leggera è tutta uguale

Franco Battiato torna, parlando degli altri, a far parlare di sé. Il musicista catanese, fresco della pubblicazione della sua ultima fatica “Telesio” dedicata alla vita del filosofo del Cinquecento Bernardino Telesio (con ospiti del calibro di Giulio Brogi, Juri Camisasca, la Royal Philarmonic Orchestra e il London Baroque Choir diretti da Carlo Boccadoro), in un’intervista di questi giorni dichiara di aver messo da parte la canzone e il pop e di non amare la musica leggera di questi giorni.

Sentiamo le sue parole, prese da un’intervista al Giornale:

“Ascolto solo musica classica, la leggera è tutta uguale, mi sembra di averla già sentita; quando la sento mi viene da dire. “Ogni tanto cambiate almeno qualche linea melodica….”

Queste parole però non hanno impedito al Maestro di essere pietra di paragone e punto di riferimento di molti gruppi musicali, non ultimi i Subsonica che hanno riletto la sua “Up patriot to arms“.

Franco Battiato | © DAMIEN MEYER/ Getty Images

Franco Battiato, impegnato nei preparativi del tour che segue l’uscita del disco e del DVD di “Telesio”, si dimostra come al solito controcorrente, dichiarandosi un semplice filtro della natura che si manifesta e sbandierando il suo amore per la ricerca musicale (“La ricerca è divertente, è vita. Sperimentare mi ha permesso di arrivare per primo a certe combinazioni sonore, di rinnovare, di rischiare anche“) e il suo diritto ad esplorare musicalmente in ogni direzione senza preconcetti, con l’unica paura di ripetere cose già dette.

E nella sperimentazione il Calamaro si trova perfettamente a suo agio se, con la compagnia alla scrittura del fidato amico e filosofo Manlio Sgalambro, ha scritto un disco difficile, rappresentando il pensiero di un filosofo metafisico e viaggiando tra le coreografie della buddhista Sen Hea Ha e la voce del cantautore Camisasca che ha vissuto undici anni in clausura.

Curiosamente, nello stesso giorno, Ian Anderson, storico leader dei Jethro Tull, intervistato dal giornale “L’Unità” in occasione del suo prossimo tour italiano che lo vedrà cantare nelle chiese di San Sisto a Piacenza e Santa Maria Immacolata a nave a Brescia, ha dichiarato:

Domina lo stereotipo. I cantanti si sentono costretti, per motivi commerciali, a cantare in inglese, a farlo con quello che spesso risulta essere un ridicolo accento americano e a uniformare la propria tecnica vocale a un certo pop-rock di maniera. Alle ragazze, in special modo, sconsiglio di aderire a un modello superficiale e scontato, invitandole a seguire una via piu’ personale. Ci deve pur essere nella tradizione, per esempio tedesca o italiana, qualcosa di intrigante e diverso“.

Due grandi della musica italiana e internazionale che nello stesso giorno dicono la stessa cosa. Che abbiano ragione loro?

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