Angus Young © Oliver Laban - Mattei/ Getty Images
La Gibson ha stilato una delle classifiche più discusse della storia del rock: i 10 migliori riff di chitarra degli anni 80 secondo Gibson, pubblicata sul sito ufficiale del leggendario costruttore americano. Una top ten che ancora oggi fa discutere appassionati e addetti ai lavori, capace di mettere insieme hard rock, punk, metal e pop in un unico, esplosivo elenco. Dopo aver decretato Tony Iommi dei Black Sabbath miglior chitarrista hard & metal di tutti i tempi, Gibson ha alzato ulteriormente l’asticella: chi si aggiudica il gradino più alto del podio tra i riff più iconici del decennio?
La classifica completa: i 10 migliori riff di chitarra degli anni 80 secondo Gibson
Ecco la lista ufficiale, dal decimo al primo posto, con qualche nota su ciascun brano per capire perché Gibson li ha scelti.
10. Rush – “Limelight”
Decima posizione per “Limelight” dei Rush. Alex Lifeson costruisce un riff che bilancia tensione armonica e precisione tecnica, specchio perfetto della complessità prog-rock della band canadese. Un ingresso in classifica che molti fan considerano persino troppo basso.
9. Guns N’ Roses – “Sweet Child O’ Mine”
Solo nona “Sweet Child O’ Mine” dei Guns N’ Roses. Il riff di Slash, nato quasi per caso durante una jam session, è diventato uno dei più riconoscibili nella storia del rock. Nove posizioni sembrano poche, ma la concorrenza in questa lista è brutale.
8. The Clash – “Should I Stay or Should I Go”
Appena ottava la famosissima “Should I Stay or Should I Go” dei Clash. Un riff punk-rock diretto e senza fronzoli, che Mick Jones ha costruito su una struttura quasi elementare eppure irresistibile. La semplicità come arma.
7. Michael Jackson – “Beat It” (riff di Steve Lukather)
Arriva solo settimo il riff dalle mani di Steve Lukather in “Beat It” di Michael Jackson. Spesso oscurato dal celebre assolo di Eddie Van Halen, il lavoro di Lukather è in realtà la spina dorsale ritmica del brano: teso, aggressivo, perfettamente funzionale al contesto pop-rock.
6. Judas Priest – “Breaking the Law”
“Breaking the Law” dei Judas Priest arriva sesta. Tre note, un’apertura fulminante, e il metal britannico entra nella leggenda. Glenn Tipton e K.K. Downing firmano uno dei riff più immediati e devastanti dell’intera decade.
5. Def Leppard – “Photograph”
Quinta posizione per la band hard rock Def Leppard con “Photograph”. Phil Collen e Steve Clark costruiscono un riff che profuma di arena rock, lucido e potente, emblema del suono che ha dominato le classifiche mondiali per tutti gli anni 80.
4. Scorpions – “Rock You Like a Hurricane”
Quarta posizione per “Rock You Like a Hurricane” degli Scorpions. Rudolf Schenker firma un riff che è diventato sinonimo di rock duro e immediato: quattro accordi che bastano per riempire qualsiasi stadio del mondo.

Il podio: terzo, secondo e primo posto
3. Ozzy Osbourne – “Crazy Train”
Il podio si apre con Ozzy Osbourne e “Crazy Train” al terzo posto. Il merito è quasi interamente di Randy Rhoads, chitarrista prodigio scomparso tragicamente, che con quel riff in La minore ha ridefinito il confine tra heavy metal e melodia. Un’eredità che il tempo non scalfisce.
2. Rolling Stones – “Start Me Up” (riff di Keith Richards)
In seconda posizione il riff di Keith Richards in “Start Me Up” dei Rolling Stones. Tecnicamente semplice, emotivamente inarrestabile: Richards dimostra ancora una volta che il rock non ha bisogno di virtuosismi per essere eterno. Letto dentro il settore come uno dei riff più influenti mai scritti.
1. AC/DC – “Back in Black” (riff di Angus Young)
Vincitrice su tutti si aggiudica la medaglia d’oro “Back In Black” degli AC/DC, estratta dall’omonimo album. Ad aggiudicarsi la vetta è Angus Young con la sua Gibson SG, la famosa “diavoletto”, adottata nel corso degli anni da altri importanti protagonisti della musica come John Lennon, Santana, Jimmy Page, Neil Young, The Edge e Mark Knopfler.
Alla fine degli anni 60, l’azienda diede alla luce la Gibson “solid guitar”, abbreviato SG, la quale nacque come “evoluzione” della storica Les Paul, ormai troppo vecchia per competere con il mercato della Fender Stratocaster, il più diffuso e famoso modello di chitarra elettrica. Noi siamo d’accordo con l’assegnazione del primo posto: qualsiasi chitarrista alle prime armi, dopo aver preso confidenza con lo strumento, si cimenta con il riff di “Back In Black” emulando uno dei chitarristi più famosi della storia dell’hard rock.
Qualcosa manca? I grandi assenti della classifica Gibson
Al di là di tutto, è come se nella classifica mancasse qualche nome importante. Sulla carta, una lista dei migliori riff degli anni 80 potrebbe tranquillamente includere Eddie Van Halen con “Eruption” o “Jump”, oppure “Smoke on the Water” dei Deep Purple — anche se tecnicamente quel riff appartiene al decennio precedente. Saranno mica i chitarristi appartenenti al fronte concorrente della Strat? Il sospetto, tra i fan, è lecito.
FAQ: i migliori riff di chitarra degli anni 80 secondo Gibson
Qual è il miglior riff di chitarra degli anni 80 secondo Gibson?
Secondo la classifica ufficiale Gibson, il miglior riff di chitarra degli anni 80 è “Back In Black” degli AC/DC, suonato da Angus Young con la sua Gibson SG.
Quali brani compaiono nella top 10 Gibson dei riff anni 80?
La classifica include, dal decimo al primo posto: Limelight (Rush), Sweet Child O’ Mine (Guns N’ Roses), Should I Stay or Should I Go (The Clash), Beat It (Michael Jackson / Steve Lukather), Breaking the Law (Judas Priest), Photograph (Def Leppard), Rock You Like a Hurricane (Scorpions), Crazy Train (Ozzy Osbourne), Start Me Up (Rolling Stones) e Back In Black (AC/DC).
Perché Gibson ha scelto “Back In Black” come miglior riff degli anni 80?
Gibson ha premiato “Back In Black” per la sua immediatezza, la sua potenza e la sua capacità di restare impresso nella memoria di chiunque ascolti rock. Il riff di Angus Young è anche un biglietto da visita ideale per la Gibson SG, lo strumento che lo ha reso celebre.
Chi ha suonato il riff di “Beat It”?
Il riff principale di “Beat It” è stato suonato da Steve Lukather dei Toto, mentre il celebre assolo centrale è opera di Eddie Van Halen.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
