Dal 1° al 23 ottobre 2026, il Teatro alla Scala ospita una delle opere più rappresentative dell’intero repertorio coreutico: Giselle, il balletto romantico in due atti che da quasi due secoli continua a misurare il talento delle prime ballerine di tutto il mondo. Protagonista di questa ripresa autunnale è Vittoria Valerio, in scena con il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala per un ciclo di dieci rappresentazioni che attraversa l’intero mese.
Un balletto che nasce nel 1841 e non invecchia mai
Giselle debuttò il 28 giugno 1841 all’Opéra di Parigi, e da allora non ha mai abbandonato i cartelloni dei grandi teatri. La musica è di Adolphe Adam, la coreografia originale porta la firma di Jean Coralli e Jules Perrot: due nomi che, nell’immaginario della danza classica, equivalgono a qualcosa di simile a quello che Verdi e Boito rappresentano per l’opera lirica italiana. Il balletto romantico come movimento artistico aveva preso forma intorno agli anni Trenta dell’Ottocento, sull’onda della più ampia corrente romantica che attraversava letteratura, pittura e musica in tutta Europa. Giselle ne è l’espressione più compiuta: una storia di amore, tradimento e redenzione soprannaturale che nel secondo atto trasforma la protagonista in uno spirito, un wili, capace di perdonare chi l’ha condotta alla morte.
Questa struttura narrativa in due atti — il primo realistico e campestre, il secondo etereo e fantasmatico — è anche la ragione per cui il titolo rimane una delle prove tecniche e interpretative più impegnative per qualsiasi ballerina. Non si tratta soltanto di padronanza tecnica: Giselle richiede la capacità di abitare due registri espressivi radicalmente diversi nello stesso arco di serata.
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Vittoria Valerio nel ruolo del titolo alla Scala
Vittoria Valerio è la protagonista di questa produzione scaligera, in scena con il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala. La sua presenza nel ruolo del titolo è il dato centrale di questa ripresa autunnale: interpretare Giselle sul palcoscenico della Scala significa misurarsi con uno degli spazi più esigenti al mondo, davanti a un pubblico che conosce il repertorio e ha standard di confronto molto alti.
Il ruolo di Giselle è storicamente uno di quelli che definiscono una carriera. Non è una parte che si attraversa in modo neutro: ogni scelta interpretativa — la fragilità del primo atto, la luminosità quasi incorporea del secondo — viene letta e riletta da chi siede in platea. Per Vittoria Valerio, portare questo personaggio alla Scala nel 2026 significa collocarsi in una tradizione lunga e precisa, contribuendo a tenerla viva con la propria lettura.
Dieci rappresentazioni per un mese intero di danza romantica
Il calendario prevede dieci rappresentazioni distribuite tra il 1° e il 23 ottobre 2026. È una programmazione che dà respiro a un titolo del genere: Giselle non è uno spettacolo che si consuma in una serata singola, e la possibilità di vederlo più volte — con eventuali variazioni di cast nelle diverse date — è parte integrante del modo in cui il pubblico della danza classica si relaziona con il repertorio.
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La Scala, in questo senso, offre una finestra temporale significativa. Chi vuole confrontare diverse interpretazioni, chi si avvicina per la prima volta al balletto romantico, chi vuole semplicemente rivivere la partitura di Adolphe Adam in una delle sale acusticamente più rilevanti d’Europa: tutte queste esigenze trovano spazio in un ciclo di dieci serate.
Perché Giselle alla Scala resta un evento da seguire
Nel panorama della danza classica internazionale, alcune produzioni segnano il calendario della stagione in modo più netto di altre. Giselle è uno di quei titoli che attira attenzione non soltanto per la sua storia — quasi 185 anni di vita dalla prima assoluta — ma perché ogni nuova ripresa è, di fatto, un’interpretazione nuova. La coreografia di Coralli e Perrot è un’architettura che ogni compagnia e ogni interprete riempie con la propria fisicità e la propria sensibilità.
Il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala è una delle compagnie con la storia più lunga e articolata in Italia, e portare Giselle in autunno significa aprire la stagione coreutica con un titolo di peso specifico elevato. Non è una scelta neutra: è un segnale di ambizione artistica e di rispetto verso un repertorio che costituisce la spina dorsale della danza classica europea.
Per chi vuole approfondire la storia del balletto e seguire le date aggiornate della produzione, il sito ufficiale del Teatro alla Scala è il riferimento più diretto. Le dieci recite di ottobre rappresentano un’occasione concreta per vedere dal vivo uno dei grandi classici del palcoscenico, in una delle sue case naturali.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
